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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.

sabato 3 febbraio 2018

Il castello di Pedres e la bella Isabella


 Risultati immagini per pedres archeolbia

di Durdica Bacciu

Durante il 1300, il castello fu abitato da Donna Sibilla di Moncada, vedova di Giovanni d'Arborea, di origine aragonese e dalla sua bellissima figlia Isabella. Isabella, essendo la diretta discendente al trono e una delle principesse più belle, era sempre piena di corteggiatori e pretendenti. Due in particolare fecero di tutto per conquistarla, suo zio Jago, fratello di Donna Sibilla e Jacopo, figlio del conte D'Istrana. Tra loro scoppiò una forte rivalità e Jago vietò a Jacopo di avere contatti con il castello e ancora meno con Isabella, pensando cosi di avere il campo libero ma fù sempre rifiutato. A questo punto, Jacopo dovette inventarsi qualcosa per vedere la sua bella, che non nascondeva una simpatia nei suoi confronti, e si inventò una battuta di caccia ai piedi del monte Prebi, invitando tutta la nobiltà, compresa Isabella e i suoi famigliari. Durante la battuta di caccia Jago si ferì e subito pensò fosse per colpa del suo rivale. Accecato dalla rabbia, pensò subito alla vendetta.
 "Hortus Deliciarum" di Herrade

Finita la convalescenza, radunò intorno a se un contingente di soldati e organizzò l'assalto al castello di Istrana..."assalì il castello d'Istrana, che perciò cadde in suo podere. Nella mischia rimasce ucciso il padre di Jacopo" mentre il figlio "fu condotto pringioniero nel castello di Pedres e rinchiuso nei sotterranei, senza che alcuno sapesse niente".
Isabella, venuta a sapere della prigionia di Jacopo si scagliò contro Jago, uccidendolo, e subito accorse a liberare il suo amato nelle segrete del castello. Appena liberato si diressero verso l'uscita ma furono sorpresi da due sentinelle, che essendo all'oscuro di tutto, li scambiarano per impostori e vennero uccisi.
Dopo questo dolore, Donna Sibilla non volle più abitare nel castello di Pedres e si trasferì nella sua terra natale con la tristezza nel cuore.

(da prof. Giulio Lorrai De Murtas 1930)



domenica 28 gennaio 2018

Quando il tempo si ferma...Badu Andria

di Durdica Bacciu
Ph D.Bacciu

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Ingresso villaggio
Situato nell'odierno territorio del Comune di Padru, a circa 15 km da esso, si trova, immerso nella vegetazione e nei graniti, il villaggio abbandonato di Badu Andria. Il toponimo Badu Andria traduce letteralmente dal sardo il termine Guado di Andrea e ci indica un gruppo di circa 10 unità abitative poste in prossimità di un guado sul rio Liestru, in regione Su Parisi de Sa Massa, a circa 403 m s.l.m.
Le prime testimonianze riguardanti il sito abbandonato, ci vengono documentate da uno scritto di Enrico Costa, datato al 1892, dove si testimonia una popolazione pari a 50 unità. Gli abitanti di questo sito erano originariamente pastori provenienti da Buddusò per la transumanza, ma poi fermatisi per il contratto di "mezzadria", cambiarono radicalmente il loro lavoro e si dedicarono alle attività legate alla coltivazione della terra. Questa veniva concessa da un proprietario terriero insieme al foraggio e ai buoi, mentre il contadino metteva a disposizione la manodopera cosi che tutti i prodotti e i frutti ricavati venivano divisi tra le parti. Attraverso questa nuova forma, il villaggio acquisiva una certa importanza e estensione rientrando in quelli che venivano chiamati "I salti" (Sos Saltos de Josso), una regione assai vasta che negli anni della sua fondazione, fine 1700 inizi 800, vedeva una sua porzione occupare il territorio comunale di Buddusò.
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Il primo nucleo dell'abitato è formato da una costruzione di pianta rettangolare, senza il tetto, la cui costruzione richiama parecchio la tipologia degli stazzi galluresi: orientamento delle principali porte e finestre verso il sole nascente, alzato fatto di cantonetti regolari di granito, tanti ambienti disposti in maniera longitudinale. Un settore della casa non presenta intonaco esterno ed interno (pietra a vista) e il tetto è crollato. Nelle pareti laterali possiamo osservare i classici armadi a muro o semplici ripiani su mensole di legno ormai segnate dal tempo. 
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Particolare porta ingresso con lunotto
La parte finale, del primo complesso, risulta ancora coperta da coppi sardi di colore rosso con evidenti tracce di licheni e un ingresso alla struttura con un architrave sormontato da due cantonetti a mò di lunotto.
Il gruppo abitativo successivo sembra appartenere al medesimo nucleo famigliare sia per l'elevato delle costruzioni che per la vicinanza tra gli edifici. Innanzitutto sono strutturalmente differenti dalla prima costruzione descritta e presentano un'architettura a palazzina su due piani. Gli ingressi e le finestre del primo edificio si aprono, anche in questo caso, nel lato orientale della struttura confermando una caratteristica tipica della regione. Frontale a questa si trova un altro edificio a due piani con le aperture principali, questa volta, aperte verso occidente quasi a voler mostrare una  pertinenza o comunque un legame con la prima palazzina o di proprietà della stessa famiglia. Da una prima analisi visiva queste costruzioni parrebbero successive alla prima descritta , il che fa supporre un primo impianto di tipo agro pastorale a cui poi è succeduto un ampliamento dovuto ad una crescita del nucleo famigliare o una crescita socio-economica.
Prima Palazzina
La palazzina a est mostra una facciata di corsi regolari in granito, un uscio rifinito da elementi ben sagomati e sormontato da una finestra ormai obliterata. Il piano terra della palazzina si presenta intonacato e imbiancato, con a destra un'ampia camera con camino, finestre e un ripostiglio.
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Seconda Palazzina
Attraverso una scala in muratura di poderosi parallelopipedi di granito si sale al primo piano dove a destra si apre una camera ormai spoglia ma con il tetto ancora integro impostato su una lunga trave su cui poggiano le traverse ormai anneriti dal tempo e dall'abbandono. Ancora sul  piano del tetto, impostato a doppio spiovente, residuano coppi e tegole sarde, ma non ci è dato sapere se il controtetto era reso in canne oppure in pannelli di legno. Sulla sinistra del primo piano si apre un altro spazio a cui non si può accedere.
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Complesso finale
Continuando la stradina in leggera salita, compare una nuova struttura impostata di nuovo in maniera longitudinale sviluppata in un unico livello con aperture principali sul lato orientale. Il circondario mostra la chiusura, con muretti a secco, di vari settori probabilmente destinati al contenimento del bestiame. Il nucleo abitativo si presenta assai importante e ben chiaro, mostrando, quasi congelate nel tempo, le fasi edilizie e cronologiche che hanno caratterizzato la nascita e la crescita dell'agglomerato e il suo successivo abbandono. Abbandono che, dalla lettura dei contorni e degli interni è verosimilmente avvenuta gradualmente, senza catastrofici eventi naturali o umani, dato che le ultime attività antropiche sono ricordate sino alle fasi finali degli anni 60 del XX secolo attraverso la celebrazione di un matrimonio.

Non importa quanto il tempo passa,non importa cosa prende posto provvisoriamente, ci sono cose che non verranno mai assegnate all'oblio, memorie che nessuno può rubare.
Haruki Murakami

domenica 7 gennaio 2018

Terranova - Il Porto nella seconda metà del 1800


Trascrizione Durdica Bacciu
Risultati immagini per alberto la marmora

da Itinerario dell'isola di Sardegna 
Alberto La Marmora

"...Fin dal mese di Dicembre del 1867 fu in questo villaggio impiantato l'utilizio del telegrafo, lo che deve rendere un gran benefizio ai commercianti e ai passeggeri, perchè in questo modo non avranno da perdere il tempo aspettando nella spiaggia il vapore per ore e ore, mentre in questo modo potranno essere assicurati della partenza e dell'ora in cui si troverà nel porto.
Fin dal 5 aprile 1868 a rimorchio d'un vapore fu portata una caracca ossia cavafango destinata all'escavazione della bocca del porto per cui si era bilanziato la somma di L. 45,150, per pulire il canale della lunghezza di metri 575 per 15 o 20 metri di larghezza. Essa lavorò  lentamente per qualche tempo, ma sarebbe stata un opera più lesta , se fin dal principio vi avessero mandato una draga a vapore come si è faito in questi ultimi anni. Fatta questa operazione si dovrebbe pensare a far deviareil corso del fiume, altrimenti coll'andare degli anni il canale sarà riempito nuovamente di sabbia.

Carta del Golfo di Olbia, allora Terranova, del 1739 opera del Craveri

Il porto è ora accessibile, secondo la confessione dello stesso Ministro, fatta in Parlamento nel Dicembre 1873, mediante un canale scavato fino alla profondità di sei metri alle navi di portata di 600 tonnellate. I vapori però non rishiano finora di accostarsi alla cala.
Nell'uscir dal porto si trova un' isola detta delle Colonne, che si crede il sito da dove i romani estrassero le colonne per i templi di Olbia, che poi servirono per le Chiese. Terranova è sempre in progresso, vi hanno eretto tante cose signorili nel formarsi le quali vi hanno scoperto i pozzi antichi, che contengono l'acqua potabile di ottima qualità. I pozzi sono rotondi nelle bocche, che poi si slargano in quadratura, vi erano pure delle cisterne che i proprietari hanno utilizzato..."
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PROGRAMMA:
Martedì 16 gennaio: Fuochi di Sant'Antonio a Ottana (partenza ore 13:00 Olbia/ 13:30 San Teodoro e rientro con partenza da Ottana per le 20:00 massimo). Visita Chiesa romanica di San Nicola
Mercoledì 17 gennaio: Fuochi di Sant'Antonio a Mamoiada (partenza ore 10:00 Olbia / 10:30 San Teodoro e rientro da Mamoiada con partenza per le 20:00 massimo)
Prezzi per il transfer a/r: euro 20,00 a persona, bambini < 12 anni euro 10,00, bambini < 3 anni gratis. Il pranzo è libero il 17 a Mamoiada.

🔥OTTANA 16 GENNAIO🔥
"Sa Prima Essia", ovvero il giorno de s'Ogulone de S Antoni.
Dalla mattina si porta la legna in piazza, il primo pomeriggio si celebra la messa con il corteo che benedice il fuoco, appena il corteo religioso rientra in chiesa, cominciano ad uscire Boes e Merdules, arrivano alla piazza principale e fanno 3 giri intorno al fuoco, dando il via al CARRASEGARE

🔥MAMOIADA 17 GENNAIO🔥
Il giorno 17 gennaio 2018 alle ore 14,30 presso la sede pro loco si da inizio al rito della vestizione dei mamuthones e issohadores, subito dopo si parte con la processione danzata andando a visitare tutti i rioni dove c'è un fuoco, noi abbiamo l'obbligo di visitare e danzare in ogni fuoco, mentre gli uomini del rione, per sdebitarsi dell'onore che gli riserviamo, ci invitano il vino e le donne i dolci, a noi e a tutti i presenti che ci seguono.Ovviamente è festa per tutta la notte: si beve, si mangia e ci si diverte in tutti i rioni.

lunedì 13 novembre 2017

ArcheOlbia: I tesori di Ittiri tra San Leonardo, Domus e Nuraghe

di Durdica Bacciu
Ph D.Bacciu


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Ittiri è un piccolo comune in provincia di Sassari, nella regione storica del Logudoro. Elemento geografico di riferimento è il lago artificiale del Cuga, una fonte importante per l'agricoltura ed allevamento.  Tra i prodotti alimentari da segnalare ricordo: il carciofo "Spinoso sardo" a cui il marchio di denominazione di origina protetta (DOP) vale il riconoscimento a livello europeo per il 2011; l'olio extra vergine d'oliva e la produzione del formaggio.
Il territorio di Ittiri è caratterizzato da diverse testimonianze archeologiche, che vanno dal preistorico ai giorni nostri. Oggi vi descriverò tre siti archeologici:

- Chiesa di San Leonardo
- Nuraghe di San Leonardo
- Domus di San Leonardo

San Leonardo de Sa Iddazza o del Cuga
Una chiesa mononavata risalente al XII secolo, faceva parte del monastero dell'ormai scomparsa Villa di Tuta o Cuga del giudicato di Torres. Architettura romanica, una pianta longitudinale con abside. Nei lati della chiesa, possiamo notare grandi archetti sostenuti da lesene che si appoggiano su una bassa zoccolatura. L'interno è illuminato da due monofore situate nei lati ed è ipotizzabile che nell'abside ci fosse un'altra luce, forse eliminata durante il restauro. Nell'Ottocento, secondo la testimonianza di Lamarmora, chiesa e monastero si trovavano in completa rovina conseguentemente,
durante gli anni Sessanta, con la progettazione del lago del Cuga, i muri perimetrali e ciò che rimaneva dell'abside, per non essere sommersi dalla diga, vennero smontati e ricomposti nel sito dove si trova oggi.

Nuraghe San Leonardo e Domus di San Leonardo
L’associazione fra insediamento nuragico e tombe ipogeiche a prospetto architettonico, si riscontra nel sito di San Leonardo, presso il bacino artificiale del Cuga: a poca distanza da un nuraghe, di tipologia indefinibile, il complesso di domus de janas, conosciute come di "San Leonardo" presenta svariate grotticelle, probabilmente in contatto tra loro e recentemente usate come rifugio durante il secondo conflitto
mondiale,  ultimamente sfruttate come luogo di cava. Una di queste, la più grande, presenta nella parte anteriore una decorazione a stele centina,  un corridoio di circa 4,60 m e sui lati, sopraelevate, si aprono 5 nicchie. Il secondo ipogeo presenta una piccola cella ellittica e un canale di scolo ben visibile, oggi occupato da una grossa radice.(CASTALDI 1975, p. 35)
 
Bibliografia:

  • Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006.
  • Francesco Floris, Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&Compton editore, 2007.
  • Ittiri - Monumenti e Chiese.
  • Paolo Melis - Il complesso ipogeico-megalitico di Sa Figu Ittiri (SS)
  • Paolo Melis - Ipotesi di Preistoria Ittiri-Sassari