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Associazione ArcheOlbia
Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali

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ArcheOlbia
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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.

martedì 21 luglio 2026

Fra Bussole e Stelle. Porto Cervo nell'antica cartografia

 di Durdica Bacciu (Archeologa)

ph D.Bacciu 

Un viaggio archeologico nella memoria del Mediterraneo

La storia di un territorio non si conserva soltanto nelle pietre o nei reperti archeologici. Talvolta sopravvive silenziosamente nelle linee tracciate su antiche pergamene, nei portolani consumati dalla salsedine, nelle carte nautiche che per secoli hanno guidato navigatori, mercanti e pellegrini attraverso il Mediterraneo. È proprio da questa prospettiva che nasce la mostra "Fra Bussole e Stelle. Porto Cervo nell'antica cartografia", un progetto ideato da MARE NOSTRUM, frutto di anni di ricerca e di un'attenta attività di recupero di rare testimonianze cartografiche provenienti da collezioni private e mercati antiquari europei.

La mostra è stata pensata e ideata (quest'inverno) dalla Associazione Sociale MARE NOSTRUM di Porto Cervo, di concerto con la Parrocchia di Stella Maris. Il Consorzio Costa Smeralda ha sposato il progetto e ha organizzato la promozione dell'iniziativa mentre la Smeralda Holding ha voluto sostenere l'iniziativa anche dal punto di vista economico. C'è stata, inoltre, la preziosa collaborazione dell'Associazione Culturale La Scatola del Tempo e dell'Istituto Euromediterraneo." restituisce al pubblico una narrazione inedita di Porto Cervo: non il celebre approdo della Costa Smeralda contemporanea, ma un porto naturale la cui importanza è documentata dalla cartografia storica fin dal Medioevo.

La cartografia come fonte archeologica

Per gli studiosi del paesaggio antico, una carta nautica rappresenta molto più di uno strumento di orientamento. È una vera e propria fonte archeologica. Ogni toponimo, ogni profilo costiero, ogni insenatura riportata sulle mappe costituisce una testimonianza della conoscenza geografica e della frequentazione umana di un territorio. Nel caso di Porto Cervo, le carte esposte raccontano una realtà sorprendente: molto prima della nascita della Costa Smeralda, questo tratto di costa gallurese era già conosciuto dai navigatori mediterranei come approdo sicuro, luogo di riparo dai venti dominanti e punto di riferimento lungo le rotte commerciali che collegavano la penisola italiana, la Corsica, la Catalogna e il Levante. La mostra invita quindi a leggere la cartografia antica come un archivio della memoria, dove la geografia si intreccia con la storia della navigazione, dell'economia marittima e degli insediamenti costieri.

Un nome che attraversa i secoli

Tra gli aspetti più significativi della ricerca emerge la presenza del toponimo di Porto Cervo già in documenti medievali. Uno dei reperti più importanti è una carta del 1290 conservata presso la Bibliothèque nationale de France, nella quale compare una delle più antiche attestazioni conosciute del nome di Porto Cervo. Tale testimonianza consente di retrodatare di secoli la conoscenza documentaria di questo approdo, confermando il ruolo che esso rivestiva nella navigazione medievale.

Accanto a questa straordinaria testimonianza, la documentazione raccolta da Mario Sotgiu comprende mappe del XVI, XVII e XVIII secolo che mostrano l'evoluzione della rappresentazione della Gallura e della sua costa, evidenziando come Porto Cervo fosse ormai un riferimento stabile nella geografia nautica del Mediterraneo.

Il Mediterraneo delle rotte

Le carte portolaniche esposte raccontano un Mediterraneo profondamente diverso da quello odierno. Non esistevano confini politici come li intendiamo oggi: esistevano invece rotte, venti, correnti e approdi. I cartografi medievali e rinascimentali non erano interessati a rappresentare il paesaggio secondo criteri estetici, ma a fornire informazioni indispensabili alla navigazione. Le baie protette, i promontori facilmente riconoscibili, le profondità dei fondali e gli ancoraggi sicuri costituivano elementi fondamentali per la sopravvivenza dei naviganti. In questa prospettiva Porto Cervo assume una nuova dimensione storica: non semplice località costiera, ma nodo della rete marittima mediterranea, inserito in quel sistema di conoscenze che per secoli ha permesso la circolazione di uomini, merci e culture.

Ricerca, tutela e valorizzazione

L'opera di ricerca condotta da MARE NOSTRUM, rappresenta un esempio significativo di archeologia documentaria applicata al territorio, grazie anche al contributo dell'archeologo Marcello Cabriolu. Il recupero di antiche carte nautiche, spesso disperse tra collezioni private e mercatini antiquari europei, ha permesso di ricostruire un patrimonio storico altrimenti difficilmente accessibile. Questa attività si inserisce nel più ampio lavoro di valorizzazione della memoria storica della Gallura promosso negli anni dall'Associazione Culturale La Scatola del Tempo, che ha contribuito alla diffusione di una nuova consapevolezza sull'antichità delle radici storiche di Porto Cervo e del territorio arzachenese.

Fra bussole e stelle

Il titolo della mostra richiama i due grandi strumenti che hanno guidato per secoli la navigazione: la bussola, simbolo della tecnica, e le stelle, simbolo della conoscenza astronomica. In questa duplice immagine si racchiude il senso dell'intero percorso espositivo. Le carte non raccontano soltanto luoghi; raccontano uomini che hanno attraversato il mare affidandosi all'osservazione del cielo, alla memoria delle coste e alla precisione del disegno cartografico.

"Fra Bussole e Stelle" diventa così un viaggio nella lunga durata della storia mediterranea, restituendo profondità cronologica a un luogo oggi conosciuto soprattutto per la sua vocazione turistica. La mostra dimostra invece come Porto Cervo possieda una memoria molto più antica, stratificata e affascinante: una memoria che emerge dalle carte, dai documenti e dalle tracce lasciate dai naviganti lungo i secoli. Più che un'esposizione di antiche mappe, questa iniziativa rappresenta un invito a rileggere il paesaggio gallurese attraverso gli occhi dei cartografi medievali e moderni, riconoscendo nella cartografia storica uno strumento privilegiato per comprendere l'identità culturale e archeologica del Mediterraneo.

LA MOSTRA sarà visibile dal 20 luglio al 20 agosto 2026 a PORTO CERVO

Info e contatti: apsmarenostrum@gmail.com FB Mare Nostrum APS | Facebook 


Intervista all'archeologo Marcello Cabriolu nel canale Facebook ArcheOlbia Olbia



sabato 4 luglio 2026

Dove la terra racconta storie: tre giorni tra grotte, silenzi e tramonti con "Le Belle Donne"

di Durdica Bacciu (Archeologa)

Ph Durdica Bacciu

Foto di Le Belle Donne
 Ci sono luoghi che si visitano e altri che   si vivono. Oliena e il Supramonte appartengono a questa seconda categoria: paesaggi che sorprendono, raccontano una storia antica e lasciano un ricordo destinato a durare nel tempo. È quanto hanno sperimentato le socie dell'Associazione Le Belle Donne APS di Oristano, protagoniste di tre intense giornate dedicate alla scoperta di uno dei territori più affascinanti della Sardegna.

L'Associazione Le Belle Donne, impegnata nella promozione della socializzazione, della cultura e della valorizzazione del territorio, organizza da anni iniziative che favoriscono l'incontro, la condivisione e la conoscenza delle eccellenze della nostra isola. Un percorso che va oltre la semplice escursione e che diventa occasione di crescita personale e di rafforzamento dei legami umani.


Fondamentale, in questa esperienza, è stata la collaborazione con l'Associazione Sardegna NascostaFabrizio Caggiari – fondatore, guida e titolare del Centro Escursioni Sardegna Nascosta (e il suo staff), che con passione e professionalità accompagna i visitatori alla scoperta dei luoghi più autentici dell'isola. Grazie alla preparazione delle guide, ogni tappa si è trasformata in un racconto capace di intrecciare storia, archeologia, geologia e tradizioni popolari, permettendo al gruppo di osservare il territorio con occhi nuovi.

Il viaggio ha avuto come cuore la splendida Valle di Lanaitho, uno degli angoli più suggestivi del Supramonte, dove la natura conserva intatto il suo fascino selvaggio. Tra boschi, pareti calcaree, sorgenti e silenzi che parlano di un tempo lontano, le partecipanti hanno potuto apprezzare un ambiente di rara bellezza, custode di un patrimonio naturalistico e archeologico unico.

Grande emozione ha suscitato la visita alla Grotta di Nurre su Hoda e alla Grotta Sa Oche, autentici monumenti scolpiti dalla natura nel corso di migliaia di anni. Camminare tra sale sotterranee, concrezioni calcaree e giochi di luce ha regalato momenti di autentico stupore, arricchiti dalle spiegazioni delle guide, che hanno illustrato il valore scientifico e ambientale di questi straordinari ambienti ipogei.

Il viaggio nel tempo è proseguito con la visita al complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, uno dei siti archeologici più importanti della Sardegna. L'antico villaggio-santuario, celebre per il sofisticato sistema idraulico legato al culto delle acque, testimonia l'ingegno e l'elevato livello di organizzazione raggiunto dalla civiltà nuragica. Un luogo che continua a suscitare interesse e meraviglia, ricordando quanto profonde siano le radici storiche della nostra isola. 

A suggellare queste tre giornate è stato uno dei momenti più emozionanti dell'intero itinerario: l'aperitivo al tramonto a Ishala 'e Pradu. Con lo sguardo rivolto verso il maestoso Monte Corrasi e i colori del cielo che lentamente si trasformavano, le partecipanti hanno degustato prodotti tipici del territorio in un'atmosfera di autentica convivialità. Un momento semplice ma intenso, nel quale la bellezza del paesaggio, i sapori della Barbagia e il piacere dello stare insieme si sono fusi in un ricordo destinato a rimanere nel cuore di tutte.

Questa esperienza ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante valorizzare il patrimonio della Sardegna attraverso iniziative che uniscono cultura, turismo sostenibile e partecipazione. La collaborazione tra Le Belle Donne e Sardegna Nascosta rappresenta un esempio concreto di come fare rete significhi promuovere il territorio, custodirne la memoria e trasmetterne il valore alle nuove generazioni.

Al termine del viaggio, ciò che ogni partecipante ha portato con sé non sono state soltanto fotografie di paesaggi straordinari, ma la consapevolezza che la Sardegna custodisce tesori di inestimabile valore e che conoscerli, rispettarli e raccontarli è il modo migliore per preservarli. Tre giornate che hanno lasciato emozioni autentiche e la certezza che il viaggio più bello è quello che riesce ad arricchire lo sguardo e il cuore.




Un sentito ringraziamento va all’Associazione Le Belle Donne per l’entusiasmo, la partecipazione e la sensibilità dimostrata nel vivere e valorizzare questa esperienza, e al Centro Escursioni Sardegna Nascosta per la professionalità, la competenza e la passione con cui ha guidato il gruppo alla scoperta delle meraviglie del Supramonte.

Un ringraziamento speciale da parte di Durdica Bacciu, che ha voluto condividere e raccontare queste tre giornate indimenticabili, vissute tra natura, cultura e autentica convivialità.

GRAZIE!




Associazione Le Belle Donne (APS)

Centro Escursioni Sardegna Nascosta

martedì 30 giugno 2026

Manifestazione del 1 Luglio a Cala Finanza, ci siamo anche noi! #liberauna, libere tutte!

 di Durdica Bacciu 

30 giu 2026

Gentili sostenitrici e sostenitori, domani ci saremo anche noi a Cala Finanza per partecipare alla manifestazione organizzata da altre associazioni. Siamo tutte uniti dallo stesso obiettivo: salvaguardare le coste sarde da attività speculative che non portano alcun valore aggiunto alla nostra terra e alla nostra comunità.

Saremo presenti sul posto (dalle 9.30 alle 13.00) per fornire informazioni sul progetto della Tavolara Bay (carte alla mano) e per accompagnare chiunque voglia scoprire la straordinaria bellezza naturalistica, storica e archeologica di Cala Finanza, testimoniando purtroppo anche lo scempio attualmente in corso. Poiché il sito è piccolo, privo di ampie aree di sosta e si prevede una certa affluenza, vi invitiamo a leggere attentamente questi consigli logistici e comportamentali:

1. Lo spirito della manifestazione: legalità e rispetto

Il nostro obiettivo è far comprendere che il patrimonio naturale e culturale della Sardegna va tutelato, preservato e valorizzato. Esistono leggi chiare che lo proteggono e noi chiediamo che vengano pienamente rispettate: è questo il futuro che vogliamo. Allo stesso tempo, chiediamo il massimo rispetto per il territorio e per chiunque lavori nell'area. Nel sito sono presenti proprietà private e con molta probabilità personale di vigilanza: rispettiamo il loro lavoro e le regole, percorrendo esclusivamente le strade e i sentieri consentiti. Diciamo un "No" assoluto a provocazioni, violenza verbale o fisica. Impegniamoci tutti per garantire lo svolgimento pacifico della giornata ed evitare qualsiasi effetto boomerang che favorisca chi vuole un destino diverso per la nostra terra. .

2. Autonomia e ristoro
Portate con voi acqua a sufficienza (2 litri per 4 ore) e qualche snack proteico o pranzo al sacco: le temperature saranno elevate e in zona non è presente alcun bar. Portate anche costume e asciugamano, così da godere del mare di Cala Finanza per un momento di ristoro.

3. Tutela della salute
Sconsigliamo vivamente la partecipazione a chi soffre di problemi di salute o fragilità fisiche a causa del caldo e della logistica complessa. Se desiderate comunque esserci, scriveteci via e-mail o su Facebook: organizzeremo per voi una passeggiata personalizzata nei prossimi giorni, in un contesto più sereno e accessibile non appena possibile.

4. Gestione dei parcheggi (Punto critico - vedi foto sezione evidenziata )

Il parcheggio di Cala Finanza è minuscolo e trovare posto sarà difficilissimo. Consigliamo fortemente il "car pooling": organizzatevi in gruppi in modo che un conducente vi lasci in zona per poi spostare l'auto altrove. L'unico punto con maggiore  disponibilità di sosta è il centro di Loiri Porto San Paolo, che però dista circa 50 minuti a piedi sotto il sole (una impresa che richiede una adeguata preparazione). Molto meglio farsi accompagnare e concordare un orario per il recupero.   Ci spiace ma noi non possiamo offrire alcun supporto.  

5. Rispetto per l'ambiente: spiagge pulite
A Cala Finanza non ci sono bagni pubblici né cestini di grandi dimensioni. Ognuno di noi deve essere responsabile per i propri bisogni fisiologici e, soprattutto, è tassativo portare con sé dei sacchetti per raccogliere e differenziare i propri rifiuti da portare a casa. La tutela del sito parte dal nostro senso civico.

6. Le regole del litorale:

Vi ricordiamo che la normativa per la fruizione delle spiagge nel Comune di Loiri Porto San Paolo è estremamente rigida. Sull'arenile è severamente vietato:

·        Fumare.

·        Abbandonare qualsiasi tipo di rifiuto.

·        Effettuare campeggio libero o bivacchi notturni.

·        Accendere fuochi o falò di qualsiasi genere.

7)  Una manifestazione è prevista anche ad Alghero in contemporanea. 

Dimostriamo nei fatti l'amore che proviamo per la nostra terra. Ci vediamo domani a Cala Finanza!

Seguite i nostri aggiornamenti Grazie  Aggiornamento sulla petizione · Manifestazione del 1 Luglio a Cala Finanza, ci siamo anche noi! · Change.org

venerdì 15 maggio 2026

PASSEGGIATA DI SENSIBILIZZAZIONE – SOS CALA FINANZA soscalafinanza@gmail.com

 di Durdica Bacciu 


PASSEGGIATA DI SENSIBILIZZAZIONE – SOS CALA FINANZA

A difesa di Punta la Greca e del litorale gallurese

Ci sono luoghi che custodiscono la memoria di un territorio e l’anima stessa della Gallura.

Punta la Greca e Cala Finanza non sono soltanto un tratto di costa: sono un patrimonio paesaggistico, naturalistico e archeologico di valore straordinario, un equilibrio fragile costruito nei secoli tra mare, macchia mediterranea e storia antica.

Questa zona rappresenta uno degli ultimi tratti costieri ancora integri, dove la natura selvaggia incontra testimonianze archeologiche che raccontano la presenza dell’uomo fin dall’antichità. Un paesaggio identitario, prezioso per tutta la Sardegna, che merita tutela e rispetto.


Oggi questo patrimonio è minacciato.

Per questo invitiamo cittadini, residenti, amanti del mare e della natura a partecipare a una passeggiata di sensibilizzazione e sopralluogo collettivo nei luoghi segnalati dal GRIG (Gruppo d’Intervento Giuridico).


📍 Ritrovo: Parcheggio Cala Finanza

📅 Sabato 23 maggio

🕘 Ore 09:00


Durante il percorso vedremo da vicino:


* oltre 1.000 mq di macchia mediterranea spianata con mezzi meccanici;

* i tagli alla vegetazione spontanea verso la spiaggia di Cala Sedalis;

* l’area interessata da un progetto di hotel di lusso, ristoranti e campo da golf, nonostante i pareri negativi di Soprintendenza e Corpo Forestale.


Difendere Punta la Greca significa proteggere un paesaggio unico, la biodiversità del litorale gallurese e un’eredità archeologica che appartiene a tutti.

Significa scegliere un futuro in cui il valore del territorio venga prima della sua trasformazione irreversibile.

Porta scarpe comode, acqua e la voglia di esserci.

La partecipazione di tutti può fare la differenza.


Non restiamo a guardare. Difendiamo insieme il litorale gallurese.

mercoledì 1 aprile 2026

FORESTA IN FESTA - Pasquetta a Foresta Burgos 2026

di Durdica Bacciu
Ph: D. Bacciu

La Foresta in Festa è una manifestazione culturale e naturalistica che si svolge nella Foresta Burgos, nei pressi del paese di Burgos. L’evento nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio ambientale, storico e culturale del territorio del Goceano, offrendo ai visitatori una giornata immersa nella natura e nelle tradizioni della Sardegna.


Durante la manifestazione la foresta diventa un grande spazio di incontro e di festa, dove vengono organizzate numerose attività all’aria aperta. Tra queste vi sono escursioni e visite guidate lungo i sentieri della foresta, che permettono di conoscere la flora, la fauna, i siti archeologici presenti nell’area e i luoghi da sempre dedicati all'allevamento del cavallo arabo-sardo e iCentro Rifornimento Quadrupedi (CRQ) dove furono realizzate circa 40 abitazioni tra case mono o bifamiliari, palazzine e la chiesa di San Salvatore. Le guide accompagnano i partecipanti alla scoperta del territorio, spiegando la storia del luogo e l’importanza ambientale di questo ecosistema boschivo. 

Oltre alle visite guidate, la manifestazione propone attività sportive e ricreative, come trekking, percorsi in mountain bike e passeggiate a cavallo, pensate per far vivere la foresta in modo attivo e sostenibile. Non mancano inoltre laboratori didattici e artigianali, in cui vengono mostrati antichi mestieri e tecniche tradizionali, insieme a rievocazioni storiche legate alla cultura nuragica. Un altro elemento centrale dell’evento è la tradizione folkloristica: gruppi in costume tradizionale si esibiscono in musiche e balli tipici sardi, contribuendo a creare un’atmosfera festosa e coinvolgente. Allo stesso tempo, numerosi stand gastronomici permettono ai visitatori di degustare prodotti tipici locali e specialità della cucina sarda.


Nel complesso, la Foresta in Festa rappresenta un’importante occasione di promozione del territorio, in cui natura, cultura, storia e gastronomia si uniscono per far conoscere e valorizzare il patrimonio del Goceano, offrendo un’esperienza autentica sia ai residenti sia ai turisti.

Info: Gavino Salis 

(349 448 7275), 

turismoingoceano@tiscali.itgavinotour@tiscali.it.

lunedì 30 marzo 2026

Eco di Pietra: La Magia di Riu Mulinu - Olbia -

 di Durdica Bacciu (Archeologa)

PH: D.Bacciu

Il Complesso nuragico di Cabu Abbas, noto localmente come Nuraghe Riu Mulinu, costituisce uno dei principali esempi di architettura fortificata della Gallura durante il Bronzo Recente e Bronzo Finale (circa XIV–XII secolo a.C.). Situato sulla sommità del rilievo granitico di Monte Colbu, a circa 250 metri sul livello del mare, il sito domina la piana e il Golfo di Olbia, configurandosi come punto strategico di osservazione e controllo dei percorsi terrestri e marittimi. Questa scelta topografica è coerente con i modelli insediativi nuragici della Sardegna nord-orientale, dove la combinazione di difesa, visibilità e controllo delle risorse rappresentava un elemento centrale nella pianificazione territoriale delle comunità preistoriche.

La struttura principale consiste in una torre monotorre di diametro interno pari a circa 5 metri (da nicchia a nicchia), costruita con blocchi di granito locale disposti in filari regolari secondo le tecniche megalitiche tipiche della civiltà nuragica. All’interno della torre si conservano tracce di un ingresso con nicchia, una scala interna parzialmente conservata e un pozzo scavato nella roccia, elemento interpretato sia come strumento funzionale per la raccolta dell’acqua sia come possibile componente rituale. La torre è circondata da una muraglia megalitica di cinta, lunga circa 220 metri e con spessore medio di 4–5 metri, che segue l’andamento naturale del rilievo e integra speroni rocciosi, conferendo al complesso un alto valore difensivo. Due ingressi principali, orientati a nord e a sud, regolavano l’accesso, aumentando la capacità di controllo visivo del territorio circostante. 

Le prime indagini sistematiche sul sito furono condotte negli anni Trenta del Novecento dall’archeologo Doro Levi (1899–1991), all’epoca sovrintendente per le antichità in Sardegna. Levi, figura di spicco nell’archeologia mediterranea, realizzò tra il 1935 e il 1938 una serie di campagne di scavo in numerosi siti nuragici e preistorici dell’isola, tra cui anche il Nuraghe Riu Mulinu. 

Nel corso delle sue ricerche, Levi documentò la stratigrafia complessa del sito, individuando fasi di costruzione, ristrutturazione e riuso che confermano una frequentazione prolungata dall’inizio del Bronzo Recente fino alla Prima Età del Ferro. Tra i materiali rinvenuti, i più significativi sono stati i frammenti ceramici, ossa animali e un bronzetto femminile raffigurante una portatrice d’acqua, interpretato come possibile testimonianza del culto delle acque e delle pratiche rituali legate alla fertilità. Questi risultati permisero a Levi di collocare cronologicamente la costruzione principale del complesso tra il XIV e il XII secolo a.C. e di proporre le prime interpretazioni funzionali del sito, integrando componenti difensive e cultuali.

L’interpretazione moderna del Nuraghe Riu Mulinu considera il complesso come un esempio di architettura multifunzionale, in cui le funzioni difensive, rituali e di controllo territoriale si combinano. La torre e la muraglia esterna evidenziano la componente difensiva e strategica, mentre il pozzo interno e i bronzetti rinvenuti indicano l’esistenza di pratiche rituali legate all’acqua. La posizione elevata del sito consentiva inoltre una sorveglianza visiva delle principali vie di comunicazione e degli insediamenti circostanti, suggerendo un ruolo politico e simbolico rilevante all’interno della comunità nuragica della Gallura.

Le ricerche di Doro Levi hanno costituito un punto di riferimento fondamentale per gli studi successivi, fornendo dati essenziali sulla cronologia, sull’architettura e sulla cultura materiale del Nuraghe Riu Mulinu. L’analisi combinata dei materiali archeologici, della planimetria del sito e della stratigrafia permette oggi di comprendere la complessità socio‑politica delle comunità nuragiche, la loro capacità di integrare difesa, gestione del territorio e pratiche rituali e la lunga durata di utilizzo di strutture fortificate nel contesto della Sardegna preistorica.

In conclusione, il Nuraghe Riu Mulinu di Olbia rappresenta un caso paradigmatico della civiltà nuragica, sintetizzando in un unico complesso le dinamiche di difesa, ritualità e controllo territoriale. Le indagini storiche di Levi, integrate con gli studi moderni, offrono una comprensione articolata delle strategie insediative, delle tecniche costruttive e delle pratiche culturali della Gallura nuragica, confermando l’importanza del sito come riferimento per lo studio della Sardegna preistorica.


Bibliografia:

Angela Antona, Il nuraghe Riu Mulinu (Cabu Abbas) — Articolo pubblicato in I Tesori dell’Archeologia, collana curata da Alberto Moravetti per la Nuova Sardegna (2011). → Studio diretto sul sito, architettura e dati archeologici.

R. d’Oriano, Il nuraghe di Cabu Abbas o di Riu Mulinu, in: Da Olbia a Terranova. Itinerari storici archeologici monumentali, Carta Stampa, 2004, pp. 31–33.→ Saggio storico‑archeologico con riferimento al sito.

Doro Levi – Scavi effettuati negli anni Trenta sul complesso nuragico di Cabu Abbas con materiali ora conservati nei musei archeologici di Olbia e Cagliari.→ Riferimento importante alla storia delle ricerche sul sito.

Enciclopedia regionale / voci di repertorio archeologico – le pagine dedicate al Complesso nuragico di Cabu Abbas su Wikipedia contengono bibliografia, cenni storici e bibliografia primaria.

Riviste accademiche di archeologia mediterranea e preistorica, come Bollettino di Archeologia, Quaderni di Archeologia della Sardegna, o Journal of Mediterranean Archaeology.

mercoledì 25 febbraio 2026

Dalla Storia alla Comunità: Il Mio Legame con le Tradizioni e la Lingua Sarda con la dott.ssa Francesca Meloni

 di Durdica Bacciu (Archeologa)

Ph Francesca Meloni


Francesca Meloni è una giovane appassionata di storia, tradizioni e lingua sarda. Dopo aver intrapreso il percorso nei Beni culturali, ha deciso di proseguire con la laurea in Filologia per approfondire lo studio delle fonti e dei testi, comprendendo l’importanza di analizzare le parole e i documenti che tramandano la memoria storica e culturale. Originaria di Monti (SS), Francesca è fortemente legata alle tradizioni locali: dalle feste religiose ai riti popolari, dalla musica e dal canto tradizionale fino all’enogastronomia. Fa parte del gruppo folk “San Paolo” di Monti, dove ricopre il ruolo di segretaria, e considera l’esperienza non solo come apprendimento delle coreografie, ma come partecipazione a una piccola famiglia fatta di condivisione, orgoglio e senso di comunità. La sua passione per la lingua sarda è altrettanto profonda: per Francesca, parlare e trasmettere il sardo significa conservare memoria, identità e legami con le proprie radici. È convinta dell’importanza di valorizzare la lingua nelle scuole e di promuoverla tramite progetti come TuLis, laboratori e attività culturali. Francesca unisce così amore per il territorio, impegno nel preservare le tradizioni e attenzione alla trasmissione della cultura alle nuove generazioni, diventando una custode attiva della memoria e dell’identità di Monti. ( Ph Gianni Respano)

1. Cosa ti ha spinto a scegliere il percorso di studi in Beni culturali?

Ho scelto il percorso dei Beni culturali perché ho sempre nutrito un profondo interesse per la storia, l’arte e per tutto ciò che racconta l’identità di una comunità. Fin da piccola ero affascinata dai musei, dai monumenti e dai siti archeologici: li ho sempre considerati come ponti tra passato e presente, capaci di trasmettere emozioni, valori e memoria. Per me questo non rappresenta soltanto un ambito di studio, ma una vera e propria vocazione. Credo infatti che occuparsi di beni culturali significhi unire passione, conoscenza e senso di responsabilità verso la tutela e la valorizzazione della nostra memoria collettiva.


2. In che modo il tuo percorso universitario ha influenzato il tuo modo di guardare alle tradizioni locali?

Il mio percorso universitario ha cambiato profondamente il mio modo di guardare alle tradizioni locali. Se prima le consideravo soprattutto come eventi folkloristici o semplici momenti di festa, oggi le vedo come autentiche espressioni di identità, memoria e continuità storica. Gli studi mi hanno aiutata a comprendere che ogni tradizione — da una festa patronale a una rievocazione storica — è il risultato di stratificazioni culturali, influenze sociali e trasformazioni che si sono susseguite nel tempo. Inoltre, ho sviluppato uno sguardo più critico e consapevole: ho imparato a riconoscere il valore del patrimonio culturale immateriale e l’importanza della sua tutela e valorizzazione.

3. Perché hai deciso di proseguire con la laurea in Filologia?

Ho deciso di proseguire con la laurea in Filologia perché, dopo il percorso nei Beni culturali, ho sentito il bisogno di approfondire in modo più rigoroso lo studio delle fonti e dei testi. Mi sono resa conto che, per comprendere davvero la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale, non basta analizzarne solo le manifestazioni materiali, ma è fondamentale tornare alle parole, ai documenti e alle testimonianze scritte che li hanno tramandati. La filologia mi permette di entrare nel cuore dei testi, di studiarne la lingua, la trasmissione e le varianti, e di ricostruirne il significato nel loro contesto originario. Inoltre, ho sempre nutrito una forte passione per la letteratura e per lo studio della lingua, in questo caso in particolare per quella sarda, che considero una componente essenziale dell’identità culturale del nostro territorio.

4. Cosa rappresentano per te le tradizioni di Monti?

Le tradizioni di Monti rappresentano l’identità più autentica della comunità. Sono il legame profondo con la storia, con la cultura che contraddistingue il territorio del Monteacuto e della Gallura, e con le sue radici contadine e pastorali. Attraverso le feste religiose, i riti popolari, la lingua e le tradizioni enogastronomiche — come la produzione del Vermentino tipico della zona — si tramandano valori di appartenenza, rispetto e solidarietà. Per me queste tradizioni rappresentano un legame profondo con le mie radici e con le persone che fanno parte della mia comunità: sono memoria viva, continuità e senso di identità condivisa.

5. Quali sono le tradizioni che ritieni più significative o meno conosciute del tuo paese?

Nel paese di Monti (SS) alcune tradizioni che ritengo particolarmente significative — e in parte meno conosciute al di fuori del territorio — sono la festa di San Paolo Eremita e le celebrazioni del periodo carnevalesco. La festa di San Paolo Eremita è una ricorrenza religiosa molto sentita dalla comunità. Non rappresenta solo un momento di fede, ma anche un’occasione in cui l’intero paese si ritrova tra celebrazioni liturgiche e momenti di convivialità. Ha un valore identitario molto forte per i montini e non solo: il santuario, infatti, è meta di pellegrinaggio anche da altre zone della Sardegna, in particolare dalla Gallura e dalla Baronia. Per quanto riguarda il Carnevale, un momento significativo è il Giovedì Grasso, giornata di “Su Laldaiolu”. Non si tratta solo di un riferimento alla tradizione gastronomica, ma di un’usanza che si tramanda da moltissimi anni. In questa occasione si esce in maschera per le case del paese con l’intento di raccogliere offerte, che vengono poi donate ai più bisognosi. È un gesto che unisce festa e solidarietà, rafforzando il senso di comunità. Queste tradizioni, pur non essendo sempre note come quelle di altri centri sardi più grandi, rappresentano l’essenza autentica di Monti: semplicità, forte senso comunitario e profondo legame con la terra.

6. Come si trasmettono oggi le tradizioni tra le generazioni?

Oggi a Monti le tradizioni si trasmettono soprattutto attraverso la vita quotidiana e l’esempio diretto. Non avviene in modo formale, ma all’interno delle famiglie, durante le feste, nei momenti di lavoro e nelle occasioni di ritrovo del paese. Anche la scuola, attraverso l’avvio di progetti e laboratori, svolge un ruolo importante, così come le associazioni culturali e i social media. Eventi, fotografie e racconti vengono condivisi online, permettendo alle nuove generazioni di sentirsi coinvolte e orgogliose delle proprie radici. In questo modo, la tradizione non resta legata solo al passato, ma continua a vivere e a rinnovarsi nel presente, mantenendo saldo il senso di appartenenza alla comunità.

7. Pensi che i giovani siano ancora legati alle radici culturali del territorio?

Sì, penso che molti giovani di Monti siano ancora legati alle radici culturali del territorio, anche se in modo diverso rispetto al passato. Forse non vivono le tradizioni con la stessa spontaneità di un tempo, perché oggi ci sono più stimoli, maggiore mobilità e un forte contatto con realtà esterne. Tuttavia, nei momenti più importanti — come le feste religiose, gli eventi del paese o le attività legate al vino e alla cultura locale — si percepisce chiaramente che il senso di appartenenza è ancora vivo. Magari si esprime in forme nuove, ma continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità collettiva.

8. Come è nato il tuo ingresso nel gruppo folk di Monti?

Il mio ingresso nel gruppo folk di Monti è nato in modo naturale, quasi spontaneo. Vedere il gruppo esibirsi durante le ricorrenze più importanti mi affascinava molto. Inoltre, mio nonno fu uno dei primi componenti del gruppo folk “San Paolo” di Monti, fondato nel 1983, e questo ha reso il legame ancora più significativo. Con il tempo è cresciuta in me la voglia di partecipare attivamente, non solo come spettatrice ma come protagonista. Così ho deciso di mettermi in gioco, spinta dalla passione per le tradizioni e dal desiderio di contribuire a mantenerle vive. Entrare nel gruppo non ha significato soltanto imparare coreografie e passi tradizionali, ma far parte di una piccola famiglia, fatta di condivisione, impegno e orgoglio per la nostra identità culturale.

9. Che ruolo ricopri all’interno del gruppo?

All’interno del gruppo folk di Monti ricopro il ruolo di segretaria, attualmente al mio secondo mandato. È un incarico che vivo con grande senso di responsabilità e orgoglio. Essere stata riconfermata per il secondo mandato, per me, significa fiducia, stima e continuità: è la dimostrazione concreta che il mio impegno viene apprezzato e che posso continuare a dare il mio contributo alla crescita e alla valorizzazione delle tradizioni del nostro paese. Questo ruolo mi permette non solo di partecipare attivamente alla vita del gruppo, ma anche di contribuire, in modo organizzativo e responsabile, alla tutela e alla promozione della nostra identità culturale.

10. Cosa significa per te indossare l’abito tradizionale?

Indossare l’abito tradizionale di Monti per me è un’emozione profonda. Non è solo un vestito, ma un simbolo di identità, storia e appartenenza. Mi fa sentire orgogliosa delle mie radici e parte di una comunità custode di un patrimonio culturale che merita di essere rispettato e tramandato. È un gesto che va oltre l’estetica: è un vero e proprio atto d’amore verso il mio paese e verso la sua storia.

11. Che rapporto hai con la lingua sarda?

l mio rapporto con la lingua sarda è prima di tutto affettivo, più che puramente linguistico. È la lingua che ho ascoltato sin da piccola, nelle conversazioni degli anziani, nelle espressioni quotidiane, nei racconti e nei momenti autentici della vita di paese. Credo che conservarla e continuare a usarla sia un modo fondamentale per mantenere vivo un patrimonio culturale prezioso e per rafforzare il legame con la nostra identità collettiva.

12. Pensi che la lingua sia uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale?

Sì, penso che la lingua sia uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale. Non è solo uno strumento di comunicazione: è il veicolo attraverso cui si trasmettono storie, leggende, valori e modi di vivere. Parlare in sardo significa sentire la vicinanza delle generazioni passate, riconoscersi nella comunità e mantenere vivi i legami con le proprie radici. Per me, la lingua rappresenta memoria, appartenenza e continuità. Senza di essa, molte sfumature della nostra cultura rischierebbero di perdersi, perché attraverso le parole si custodiscono le tradizioni, le emozioni e l’essenza stessa di chi siamo.

13. Quali sono, secondo te, le principali difficoltà nella tutela e nella diffusione del sardo?

Secondo me, le principali difficoltà nella tutela e nella diffusione del sardo derivano da fattori sia sociali sia culturali. Uno dei principali problemi è l’influenza dei media e della globalizzazione: i giovani crescono esposti principalmente all’italiano standard e alle lingue straniere attraverso la scuola, la televisione, internet e i social. Questo riduce l’uso quotidiano del sardo, che rischia di rimanere confinato ai contesti familiari o festivi. Un altro fattore riguarda la perdita della trasmissione intergenerazionale: molti anziani parlano fluentemente il sardo, ma i giovani lo usano meno. Senza un contatto diretto e costante con chi lo parla, la lingua perde forza e vitalità. Infine, c’è la scarsa presenza del sardo nelle istituzioni e nelle scuole, dove non sempre è integrato nel percorso didattico o nelle attività ufficiali. Questo fa sì che venga percepito come opzionale o secondario, anziché come un patrimonio culturale da valorizzare. Nonostante queste difficoltà, la passione di chi custodisce la lingua, unita a iniziative locali — come il gruppo folk, le feste tradizionali e i laboratori culturali — può fare la differenza nel mantenerla viva e trasmetterla alle nuove generazioni.

14. La lingua sarda dovrebbe essere valorizzata maggiormente nelle scuole?

Sì, penso che la lingua sarda dovrebbe essere valorizzata molto di più nelle scuole. Integrare la lingua nella didattica non significa solo insegnare parole e grammatica, ma anche far conoscere ai giovani la cultura, le tradizioni, i canti, i racconti e la storia del territorio. Questo contribuirebbe a rafforzare il senso di appartenenza e a far comprendere che il sardo non è solo un dialetto, ma un patrimonio culturale vivo e prezioso. Inoltre, laboratori, momenti di lettura, musica e teatro in sardo potrebbero rendere l’apprendimento più coinvolgente, farlo percepire come utile e stimolare la curiosità dei ragazzi, trasmettendo alle nuove generazioni una lingua che è parte essenziale della nostra identità. A questo proposito, il progetto TuLis (Tutela della Lingua Sarda) è un’iniziativa promossa dalla Regione Autonoma della Sardegna per tutelare, promuovere e valorizzare la lingua sarda e le sue varianti locali, come il gallurese, anche tramite finanziamenti per attività mirate. Grazie a questo progetto, molte attività vengono realizzate all’interno degli istituti scolastici, garantendo così un avvicinamento concreto delle nuove generazioni alla lingua di appartenenza.