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domenica 8 febbraio 2026

L’universale nel particolare: Grazia Deledda e la voce di una terra

di Durdica Bacciu (Archeologa)

ph Durdica Bacciu 

Ai piedi del Monte Ortobene, immersa in un paesaggio austero e silenzioso, sorge la Chiesa della Madonna della Solitudine, luogo di profonda valenza simbolica e spirituale. In questo spazio essenziale, lontano dal frastuono del mondo, riposano le spoglie di Grazia Deledda, unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Letteratura, nel 1926.

La tomba di Grazia Deledda non è monumentale né celebrativa: è severa, sobria, quasi ascetica. E proprio in questa essenzialità risiede la sua grandezza. Come la sua scrittura, il sepolcro rifugge ogni ornamento superfluo per affidarsi alla forza della pietra e al raccoglimento del silenzio. È una tomba che non impone, ma invita; non proclama, ma suggerisce. La scelta della Chiesa della Solitudine non è casuale. Questo luogo, già carico di spiritualità e memoria, fu profondamente legato all’immaginario della scrittrice, tanto da diventare ambientazione del suo ultimo romanzo. Qui la solitudine non è isolamento, ma condizione necessaria alla conoscenza dell’animo umano, alla meditazione sul destino, sulla colpa e sulla redenzione: temi centrali dell’opera deleddiana. Nel riposo definitivo a Nuoro si compie un cerchio ideale. Dopo una vita trascorsa lontano dalla Sardegna, ma mai separata da essa nel pensiero e nella parola, Grazia Deledda ritorna alla sua terra come una voce che rientra nel silenzio da cui era nata. Il paesaggio, la luce, la pietra e il vento sembrano accoglierla come elementi di un’unica, eterna narrazione.


Davanti alla sua tomba, il visitatore avverte la presenza di una grandezza discreta e profonda: quella di una scrittrice che seppe dare dignità universale a una terra periferica, trasformando la Sardegna in metafora del mondo intero. Qui, nella quiete della Solitudine, il Premio Nobel non è solo un titolo, ma il riconoscimento di una voce destinata a durare nel tempo, oltre la vita, oltre la parola scritta.


Dalla vita e dall’opera di Grazia Deledda emerge una figura di straordinaria coerenza interiore. Il suo pensiero è profondamente radicato in una visione tragica ma composta dell’esistenza, nella quale l’uomo è posto di fronte a forze più grandi di lui: il destino, la natura, la legge morale, la comunità. Non vi è ribellione clamorosa in Deledda, ma una lucida accettazione del limite umano, accompagnata da una continua ricerca di senso. Il suo stile di vita, appartato e riservato, riflette questa stessa visione. Pur raggiungendo un successo internazionale e il massimo riconoscimento letterario, Deledda scelse sempre la discrezione, il rigore, la distanza dall’esibizione pubblica. Visse la scrittura come una vocazione più che come una carriera, mantenendo un rapporto quasi ascetico con la propria notorietà. In questo senso, la solitudine non fu per lei una condanna, ma una necessità: spazio di concentrazione, di ascolto interiore, di fedeltà a se stessa.

Nella letteratura, Grazia Deledda adottò uno stile sobrio, essenziale, apparentemente semplice, ma sostenuto da una profonda tensione morale. La sua lingua, limpida e misurata, rifugge l’artificio e si affida alla forza dei simboli, del paesaggio, dei gesti quotidiani. I suoi personaggi, spesso segnati dalla colpa o dal dolore, non sono mai giudicati con durezza: la scrittrice li osserva con pietà, consapevole della fragilità che accomuna ogni essere umano. La Sardegna, pur descritta con precisione etnografica, non è mai solo un luogo geografico: diventa uno spazio universale, una metafora dell’esistenza stessa, in cui tradizione e destino si intrecciano. In questo risiede una delle più grandi conquiste della Deledda: aver trasformato una realtà locale in un linguaggio comprensibile a tutti, elevando il particolare a valore universale.

In conclusione, il pensiero di Grazia Deledda si fonda su un profondo senso del limite, su una morale silenziosa e severa, ma attraversata da una compassione autentica. Il suo stile di vita, coerente e schivo, e la sua letteratura, intensa e misurata, testimoniano un’unica, grande lezione: la vera grandezza non risiede nel clamore, ma nella profondità; non nella ribellione rumorosa, ma nella capacità di dare voce, con dignità e verità, alla complessità dell’animo umano.

Distretto Culturale del Nuorese | Chiesa della Madonna della Solitudine


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