di Durdica Bacciu (Archeologa)
ph D.Bacciu
Dal 6 febbraio al 6 marzo, la caserma “La Marmora” di Piazza Castello a Sassari — sede del Comando della Brigata Sassari — apre le proprie porte alla memoria con la mostra “Life in Trenches - Vita in trincea”, un percorso espositivo che restituisce al visitatore uno degli scenari più duri e decisivi della Prima guerra mondiale.
L’itinerario si concentra sugli ultimi e drammatici mesi del conflitto sul fronte italiano, a partire dalla disfatta di Battaglia di Caporetto, iniziata il 24 ottobre 1917, quando l’esercito italiano fu costretto a una ritirata che segnò profondamente il Paese, fino alla riscossa e alla conclusione della guerra nel 1918. In quel periodo, tra il ripiegamento e la resistenza lungo la linea del Piave, si consumò un passaggio cruciale della storia nazionale. L’offensiva austro-tedesca ebbe inizio il 24 ottobre 1917 lungo il fronte dell’Isonzo. Le forze degli Imperi Centrali, avvalendosi di nuove tattiche di infiltrazione e di un uso massiccio dell’artiglieria e dei gas, riuscirono a sfondare le linee italiane in un settore ritenuto relativamente stabile. L’esercito italiano, già provato da undici sanguinose battaglie sull’Isonzo, fu colto impreparato dalla rapidità e dall’efficacia dell’attacco.
Ne seguì una ritirata drammatica e caotica: interi reparti si trovarono isolati, migliaia di soldati furono fatti prigionieri e la linea del fronte arretrò per oltre cento chilometri, fino al fiume Piave. La perdita di uomini e materiali fu ingente e l’impatto psicologico sul Paese profondissimo. Caporetto divenne immediatamente sinonimo di sconfitta e disgregazione, ma anche di crisi politica e militare: il generale Luigi Cadorna venne sostituito da Armando Diaz al comando dell’esercito, segnando un cambio di strategia e di approccio alla gestione delle truppe.
Tuttavia, proprio da quella crisi nacque una fase di riorganizzazione. Sul Piave e sul Monte Grappa l’esercito italiano, sostenuto anche dagli alleati, riuscì a stabilizzare il fronte. La memoria di Caporetto, dunque, non è soltanto quella di un crollo, ma anche quella di un momento di svolta: dal trauma della sconfitta prese forma la ricostruzione morale e militare che avrebbe condotto, nell’autunno del 1918, alla vittoria di Vittorio Veneto.
Le fotografie esposte provengono dal fondo Marzocchi, donato nel 1987 dalla figlia Maria Emma al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, luogo simbolo della conclusione vittoriosa del conflitto per l’Italia.
Attraverso queste immagini, la mostra non si limita a raccontare la guerra come evento militare, ma invita a riflettere sull’esperienza quotidiana dei soldati: uomini travolti dalla storia, sospesi tra paura e speranza, disciplina e sopravvivenza. Un’occasione per rileggere un capitolo fondamentale del Novecento con uno sguardo profondamente umano.
LINK:
Brigata Sassari, inaugurata la mostra "Life in trenches – vita in trincea"




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