di Durdica Bacciu (Archeologa)
ph D.Bacciu
La mostra Behind the Seen di Mona Hatoum, ospitata al Museo Nivola di Orani, non è semplicemente un’esposizione di opere: è un’esperienza che mette il visitatore in uno stato di allerta, tra attrazione e inquietudine. Fin dal titolo – che suggerisce l’idea di andare “dietro ciò che si vede” – la mostra invita a superare la superficie delle cose. Nulla è davvero solo ciò che sembra.
Un oggetto familiare può trasformarsi in qualcosa di minaccioso; un materiale fragile può evocare resistenza; un elemento domestico può rivelare dinamiche di controllo e potere. Hatoum lavora proprio su questa ambiguità, creando opere che sembrano silenziose ma che, a uno sguardo più attento, parlano di confini, esilio, vulnerabilità e memoria.
Molti lavori trasformano elementi quotidiani – letti, paraventi, tappeti, strutture reticolari – in presenze cariche di tensione. Il filo spinato, il ferro, il vetro e la ceramica diventano strumenti espressivi capaci di evocare insieme fragilità e pericolo. Anche quando il corpo umano non è rappresentato, lo si percepisce: è suggerito, evocato, come se avesse appena attraversato lo spazio o stesse per farlo. Questa assenza rende l’esperienza ancora più intensa, perché chi osserva finisce per proiettare sé stesso dentro l’opera.
Un aspetto particolarmente affascinante della mostra è il legame con il territorio sardo. Durante la residenza a Orani, l’artista ha dialogato con artigiani locali, integrando tecniche tradizionali in opere che parlano di temi globali come sorveglianza, conflitto e identità. Il risultato è un incontro potente tra dimensione intima e politica, tra radici locali e questioni universali.
Visitare Behind the Seen significa attraversare uno spazio in cui bellezza e inquietudine convivono. È una mostra che non si limita a essere guardata: ti coinvolge, ti mette in discussione, ti costringe a chiederti cosa si nasconde dietro ciò che appare. E quando esci, il modo in cui osservi gli oggetti e gli spazi intorno a te potrebbe non essere più lo stesso.
Chi è MONA Hatoum?
Mona Hatoum è un’artista contemporanea di origine palestinese, nata a Beirut nel 1952 da una famiglia palestinese in esilio. Vive e lavora a Londra dagli anni Settanta, dove si è trasferita nel 1975 allo scoppio della guerra civile libanese, rimanendovi forzatamente bloccata. Questa esperienza di dislocazione ed esilio ha segnato profondamente tutta la sua ricerca artistica. All’inizio della sua carriera si è espressa soprattutto attraverso performance e video, mettendo al centro il corpo come luogo di vulnerabilità e tensione politica. Con il tempo ha sviluppato un linguaggio basato su installazioni e sculture, spesso realizzate con materiali industriali o oggetti quotidiani – letti, sedie, gabbie, utensili domestici – trasformati in presenze ambigue e talvolta inquietanti. I temi ricorrenti del suo lavoro includono il controllo, la sorveglianza, il confine, l’identità, la memoria e il rapporto tra spazio privato e spazio politico. Le sue opere creano spesso un cortocircuito tra attrazione e minaccia: ciò che appare familiare può rivelarsi ostile, e ciò che sembra fragile può evocare resistenza. Hatoum ha esposto nei più importanti musei e biennali internazionali ed è considerata una delle voci più influenti dell’arte contemporanea degli ultimi decenni. La sua ricerca unisce dimensione personale e riflessione geopolitica, trasformando l’esperienza dell’esilio e dello sradicamento in un linguaggio visivo potente e universale.
Riconoscimenti internazionali:
- Praemium Imperiale per la scultura (2019) – uno dei premi d’arte più prestigiosi al mondo, assegnato dalla Japan Art Association come riconoscimento alla carriera e all’impatto nell’ambito della scultura.
- Joan Miró Prize (2011) – premio internazionale conferito dalla Fundació Joan Miró di Barcellona a artisti con contributi significativi all’arte moderna e contemporanea.
- 10° Hiroshima Art Prize (2017) – riconoscimento internazionale assegnato dal Hiroshima City Museum of Contemporary Art per il valore artistico e il contributo umano delle opere.
- Julio González Prize (2020) – premio conferito dall’Institut Valencià d’Art Modern – IVAM di Valencia che celebra figure chiave dell’arte contemporanea.
Alcune opere esposte ad Orani:
1. Divide






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