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mercoledì 25 febbraio 2026

Dalla Storia alla Comunità: Il Mio Legame con le Tradizioni e la Lingua Sarda con la dott.ssa Francesca Meloni

 di Durdica Bacciu (Archeologa)

Ph Francesca Meloni


Francesca Meloni è una giovane appassionata di storia, tradizioni e lingua sarda. Dopo aver intrapreso il percorso nei Beni culturali, ha deciso di proseguire con la laurea in Filologia per approfondire lo studio delle fonti e dei testi, comprendendo l’importanza di analizzare le parole e i documenti che tramandano la memoria storica e culturale. Originaria di Monti (SS), Francesca è fortemente legata alle tradizioni locali: dalle feste religiose ai riti popolari, dalla musica e dal canto tradizionale fino all’enogastronomia. Fa parte del gruppo folk “San Paolo” di Monti, dove ricopre il ruolo di segretaria, e considera l’esperienza non solo come apprendimento delle coreografie, ma come partecipazione a una piccola famiglia fatta di condivisione, orgoglio e senso di comunità. La sua passione per la lingua sarda è altrettanto profonda: per Francesca, parlare e trasmettere il sardo significa conservare memoria, identità e legami con le proprie radici. È convinta dell’importanza di valorizzare la lingua nelle scuole e di promuoverla tramite progetti come TuLis, laboratori e attività culturali. Francesca unisce così amore per il territorio, impegno nel preservare le tradizioni e attenzione alla trasmissione della cultura alle nuove generazioni, diventando una custode attiva della memoria e dell’identità di Monti. ( Ph Gianni Respano)

1. Cosa ti ha spinto a scegliere il percorso di studi in Beni culturali?

Ho scelto il percorso dei Beni culturali perché ho sempre nutrito un profondo interesse per la storia, l’arte e per tutto ciò che racconta l’identità di una comunità. Fin da piccola ero affascinata dai musei, dai monumenti e dai siti archeologici: li ho sempre considerati come ponti tra passato e presente, capaci di trasmettere emozioni, valori e memoria. Per me questo non rappresenta soltanto un ambito di studio, ma una vera e propria vocazione. Credo infatti che occuparsi di beni culturali significhi unire passione, conoscenza e senso di responsabilità verso la tutela e la valorizzazione della nostra memoria collettiva.


2. In che modo il tuo percorso universitario ha influenzato il tuo modo di guardare alle tradizioni locali?

Il mio percorso universitario ha cambiato profondamente il mio modo di guardare alle tradizioni locali. Se prima le consideravo soprattutto come eventi folkloristici o semplici momenti di festa, oggi le vedo come autentiche espressioni di identità, memoria e continuità storica. Gli studi mi hanno aiutata a comprendere che ogni tradizione — da una festa patronale a una rievocazione storica — è il risultato di stratificazioni culturali, influenze sociali e trasformazioni che si sono susseguite nel tempo. Inoltre, ho sviluppato uno sguardo più critico e consapevole: ho imparato a riconoscere il valore del patrimonio culturale immateriale e l’importanza della sua tutela e valorizzazione.

3. Perché hai deciso di proseguire con la laurea in Filologia?

Ho deciso di proseguire con la laurea in Filologia perché, dopo il percorso nei Beni culturali, ho sentito il bisogno di approfondire in modo più rigoroso lo studio delle fonti e dei testi. Mi sono resa conto che, per comprendere davvero la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale, non basta analizzarne solo le manifestazioni materiali, ma è fondamentale tornare alle parole, ai documenti e alle testimonianze scritte che li hanno tramandati. La filologia mi permette di entrare nel cuore dei testi, di studiarne la lingua, la trasmissione e le varianti, e di ricostruirne il significato nel loro contesto originario. Inoltre, ho sempre nutrito una forte passione per la letteratura e per lo studio della lingua, in questo caso in particolare per quella sarda, che considero una componente essenziale dell’identità culturale del nostro territorio.

4. Cosa rappresentano per te le tradizioni di Monti?

Le tradizioni di Monti rappresentano l’identità più autentica della comunità. Sono il legame profondo con la storia, con la cultura che contraddistingue il territorio del Monteacuto e della Gallura, e con le sue radici contadine e pastorali. Attraverso le feste religiose, i riti popolari, la lingua e le tradizioni enogastronomiche — come la produzione del Vermentino tipico della zona — si tramandano valori di appartenenza, rispetto e solidarietà. Per me queste tradizioni rappresentano un legame profondo con le mie radici e con le persone che fanno parte della mia comunità: sono memoria viva, continuità e senso di identità condivisa.

5. Quali sono le tradizioni che ritieni più significative o meno conosciute del tuo paese?

Nel paese di Monti (SS) alcune tradizioni che ritengo particolarmente significative — e in parte meno conosciute al di fuori del territorio — sono la festa di San Paolo Eremita e le celebrazioni del periodo carnevalesco. La festa di San Paolo Eremita è una ricorrenza religiosa molto sentita dalla comunità. Non rappresenta solo un momento di fede, ma anche un’occasione in cui l’intero paese si ritrova tra celebrazioni liturgiche e momenti di convivialità. Ha un valore identitario molto forte per i montini e non solo: il santuario, infatti, è meta di pellegrinaggio anche da altre zone della Sardegna, in particolare dalla Gallura e dalla Baronia. Per quanto riguarda il Carnevale, un momento significativo è il Giovedì Grasso, giornata di “Su Laldaiolu”. Non si tratta solo di un riferimento alla tradizione gastronomica, ma di un’usanza che si tramanda da moltissimi anni. In questa occasione si esce in maschera per le case del paese con l’intento di raccogliere offerte, che vengono poi donate ai più bisognosi. È un gesto che unisce festa e solidarietà, rafforzando il senso di comunità. Queste tradizioni, pur non essendo sempre note come quelle di altri centri sardi più grandi, rappresentano l’essenza autentica di Monti: semplicità, forte senso comunitario e profondo legame con la terra.

6. Come si trasmettono oggi le tradizioni tra le generazioni?

Oggi a Monti le tradizioni si trasmettono soprattutto attraverso la vita quotidiana e l’esempio diretto. Non avviene in modo formale, ma all’interno delle famiglie, durante le feste, nei momenti di lavoro e nelle occasioni di ritrovo del paese. Anche la scuola, attraverso l’avvio di progetti e laboratori, svolge un ruolo importante, così come le associazioni culturali e i social media. Eventi, fotografie e racconti vengono condivisi online, permettendo alle nuove generazioni di sentirsi coinvolte e orgogliose delle proprie radici. In questo modo, la tradizione non resta legata solo al passato, ma continua a vivere e a rinnovarsi nel presente, mantenendo saldo il senso di appartenenza alla comunità.

7. Pensi che i giovani siano ancora legati alle radici culturali del territorio?

Sì, penso che molti giovani di Monti siano ancora legati alle radici culturali del territorio, anche se in modo diverso rispetto al passato. Forse non vivono le tradizioni con la stessa spontaneità di un tempo, perché oggi ci sono più stimoli, maggiore mobilità e un forte contatto con realtà esterne. Tuttavia, nei momenti più importanti — come le feste religiose, gli eventi del paese o le attività legate al vino e alla cultura locale — si percepisce chiaramente che il senso di appartenenza è ancora vivo. Magari si esprime in forme nuove, ma continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità collettiva.

8. Come è nato il tuo ingresso nel gruppo folk di Monti?

Il mio ingresso nel gruppo folk di Monti è nato in modo naturale, quasi spontaneo. Vedere il gruppo esibirsi durante le ricorrenze più importanti mi affascinava molto. Inoltre, mio nonno fu uno dei primi componenti del gruppo folk “San Paolo” di Monti, fondato nel 1983, e questo ha reso il legame ancora più significativo. Con il tempo è cresciuta in me la voglia di partecipare attivamente, non solo come spettatrice ma come protagonista. Così ho deciso di mettermi in gioco, spinta dalla passione per le tradizioni e dal desiderio di contribuire a mantenerle vive. Entrare nel gruppo non ha significato soltanto imparare coreografie e passi tradizionali, ma far parte di una piccola famiglia, fatta di condivisione, impegno e orgoglio per la nostra identità culturale.

9. Che ruolo ricopri all’interno del gruppo?

All’interno del gruppo folk di Monti ricopro il ruolo di segretaria, attualmente al mio secondo mandato. È un incarico che vivo con grande senso di responsabilità e orgoglio. Essere stata riconfermata per il secondo mandato, per me, significa fiducia, stima e continuità: è la dimostrazione concreta che il mio impegno viene apprezzato e che posso continuare a dare il mio contributo alla crescita e alla valorizzazione delle tradizioni del nostro paese. Questo ruolo mi permette non solo di partecipare attivamente alla vita del gruppo, ma anche di contribuire, in modo organizzativo e responsabile, alla tutela e alla promozione della nostra identità culturale.

10. Cosa significa per te indossare l’abito tradizionale?

Indossare l’abito tradizionale di Monti per me è un’emozione profonda. Non è solo un vestito, ma un simbolo di identità, storia e appartenenza. Mi fa sentire orgogliosa delle mie radici e parte di una comunità custode di un patrimonio culturale che merita di essere rispettato e tramandato. È un gesto che va oltre l’estetica: è un vero e proprio atto d’amore verso il mio paese e verso la sua storia.

11. Che rapporto hai con la lingua sarda?

l mio rapporto con la lingua sarda è prima di tutto affettivo, più che puramente linguistico. È la lingua che ho ascoltato sin da piccola, nelle conversazioni degli anziani, nelle espressioni quotidiane, nei racconti e nei momenti autentici della vita di paese. Credo che conservarla e continuare a usarla sia un modo fondamentale per mantenere vivo un patrimonio culturale prezioso e per rafforzare il legame con la nostra identità collettiva.

12. Pensi che la lingua sia uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale?

Sì, penso che la lingua sia uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale. Non è solo uno strumento di comunicazione: è il veicolo attraverso cui si trasmettono storie, leggende, valori e modi di vivere. Parlare in sardo significa sentire la vicinanza delle generazioni passate, riconoscersi nella comunità e mantenere vivi i legami con le proprie radici. Per me, la lingua rappresenta memoria, appartenenza e continuità. Senza di essa, molte sfumature della nostra cultura rischierebbero di perdersi, perché attraverso le parole si custodiscono le tradizioni, le emozioni e l’essenza stessa di chi siamo.

13. Quali sono, secondo te, le principali difficoltà nella tutela e nella diffusione del sardo?

Secondo me, le principali difficoltà nella tutela e nella diffusione del sardo derivano da fattori sia sociali sia culturali. Uno dei principali problemi è l’influenza dei media e della globalizzazione: i giovani crescono esposti principalmente all’italiano standard e alle lingue straniere attraverso la scuola, la televisione, internet e i social. Questo riduce l’uso quotidiano del sardo, che rischia di rimanere confinato ai contesti familiari o festivi. Un altro fattore riguarda la perdita della trasmissione intergenerazionale: molti anziani parlano fluentemente il sardo, ma i giovani lo usano meno. Senza un contatto diretto e costante con chi lo parla, la lingua perde forza e vitalità. Infine, c’è la scarsa presenza del sardo nelle istituzioni e nelle scuole, dove non sempre è integrato nel percorso didattico o nelle attività ufficiali. Questo fa sì che venga percepito come opzionale o secondario, anziché come un patrimonio culturale da valorizzare. Nonostante queste difficoltà, la passione di chi custodisce la lingua, unita a iniziative locali — come il gruppo folk, le feste tradizionali e i laboratori culturali — può fare la differenza nel mantenerla viva e trasmetterla alle nuove generazioni.

14. La lingua sarda dovrebbe essere valorizzata maggiormente nelle scuole?

Sì, penso che la lingua sarda dovrebbe essere valorizzata molto di più nelle scuole. Integrare la lingua nella didattica non significa solo insegnare parole e grammatica, ma anche far conoscere ai giovani la cultura, le tradizioni, i canti, i racconti e la storia del territorio. Questo contribuirebbe a rafforzare il senso di appartenenza e a far comprendere che il sardo non è solo un dialetto, ma un patrimonio culturale vivo e prezioso. Inoltre, laboratori, momenti di lettura, musica e teatro in sardo potrebbero rendere l’apprendimento più coinvolgente, farlo percepire come utile e stimolare la curiosità dei ragazzi, trasmettendo alle nuove generazioni una lingua che è parte essenziale della nostra identità. A questo proposito, il progetto TuLis (Tutela della Lingua Sarda) è un’iniziativa promossa dalla Regione Autonoma della Sardegna per tutelare, promuovere e valorizzare la lingua sarda e le sue varianti locali, come il gallurese, anche tramite finanziamenti per attività mirate. Grazie a questo progetto, molte attività vengono realizzate all’interno degli istituti scolastici, garantendo così un avvicinamento concreto delle nuove generazioni alla lingua di appartenenza.

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