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lunedì 30 marzo 2026

Eco di Pietra: La Magia di Riu Mulinu - Olbia -

 di Durdica Bacciu (Archeologa)

PH: D.Bacciu

Il Complesso nuragico di Cabu Abbas, noto localmente come Nuraghe Riu Mulinu, costituisce uno dei principali esempi di architettura fortificata della Gallura durante il Bronzo Recente e Bronzo Finale (circa XIV–XII secolo a.C.). Situato sulla sommità del rilievo granitico di Monte Colbu, a circa 250 metri sul livello del mare, il sito domina la piana e il Golfo di Olbia, configurandosi come punto strategico di osservazione e controllo dei percorsi terrestri e marittimi. Questa scelta topografica è coerente con i modelli insediativi nuragici della Sardegna nord-orientale, dove la combinazione di difesa, visibilità e controllo delle risorse rappresentava un elemento centrale nella pianificazione territoriale delle comunità preistoriche.

La struttura principale consiste in una torre monotorre di diametro interno pari a circa 8 metri, costruita con blocchi di granito locale disposti in filari regolari secondo le tecniche megalitiche tipiche della civiltà nuragica. All’interno della torre si conservano tracce di un ingresso con nicchia, una scala interna parzialmente conservata e un pozzo scavato nella roccia, elemento interpretato sia come strumento funzionale per la raccolta dell’acqua sia come possibile componente rituale. La torre è circondata da una muraglia megalitica di cinta, lunga circa 220 metri e con spessore medio di 4–5 metri, che segue l’andamento naturale del rilievo e integra speroni rocciosi, conferendo al complesso un alto valore difensivo. Due ingressi principali, orientati a nord e a sud, regolavano l’accesso, aumentando la capacità di controllo visivo del territorio circostante. 

Le prime indagini sistematiche sul sito furono condotte negli anni Trenta del Novecento dall’archeologo Doro Levi (1899–1991), all’epoca sovrintendente per le antichità in Sardegna. Levi, figura di spicco nell’archeologia mediterranea, realizzò tra il 1935 e il 1938 una serie di campagne di scavo in numerosi siti nuragici e preistorici dell’isola, tra cui anche il Nuraghe Riu Mulinu. 

Nel corso delle sue ricerche, Levi documentò la stratigrafia complessa del sito, individuando fasi di costruzione, ristrutturazione e riuso che confermano una frequentazione prolungata dall’inizio del Bronzo Recente fino alla Prima Età del Ferro. Tra i materiali rinvenuti, i più significativi sono stati i frammenti ceramici, ossa animali e un bronzetto femminile raffigurante una portatrice d’acqua, interpretato come possibile testimonianza del culto delle acque e delle pratiche rituali legate alla fertilità. Questi risultati permisero a Levi di collocare cronologicamente la costruzione principale del complesso tra il XIV e il XII secolo a.C. e di proporre le prime interpretazioni funzionali del sito, integrando componenti difensive e cultuali.

L’interpretazione moderna del Nuraghe Riu Mulinu considera il complesso come un esempio di architettura multifunzionale, in cui le funzioni difensive, rituali e di controllo territoriale si combinano. La torre e la muraglia esterna evidenziano la componente difensiva e strategica, mentre il pozzo interno e i bronzetti rinvenuti indicano l’esistenza di pratiche rituali legate all’acqua. La posizione elevata del sito consentiva inoltre una sorveglianza visiva delle principali vie di comunicazione e degli insediamenti circostanti, suggerendo un ruolo politico e simbolico rilevante all’interno della comunità nuragica della Gallura.

Le ricerche di Doro Levi hanno costituito un punto di riferimento fondamentale per gli studi successivi, fornendo dati essenziali sulla cronologia, sull’architettura e sulla cultura materiale del Nuraghe Riu Mulinu. L’analisi combinata dei materiali archeologici, della planimetria del sito e della stratigrafia permette oggi di comprendere la complessità socio‑politica delle comunità nuragiche, la loro capacità di integrare difesa, gestione del territorio e pratiche rituali e la lunga durata di utilizzo di strutture fortificate nel contesto della Sardegna preistorica.

In conclusione, il Nuraghe Riu Mulinu di Olbia rappresenta un caso paradigmatico della civiltà nuragica, sintetizzando in un unico complesso le dinamiche di difesa, ritualità e controllo territoriale. Le indagini storiche di Levi, integrate con gli studi moderni, offrono una comprensione articolata delle strategie insediative, delle tecniche costruttive e delle pratiche culturali della Gallura nuragica, confermando l’importanza del sito come riferimento per lo studio della Sardegna preistorica.


Bibliografia:

Angela Antona, Il nuraghe Riu Mulinu (Cabu Abbas) — Articolo pubblicato in I Tesori dell’Archeologia, collana curata da Alberto Moravetti per la Nuova Sardegna (2011). → Studio diretto sul sito, architettura e dati archeologici.

R. d’Oriano, Il nuraghe di Cabu Abbas o di Riu Mulinu, in: Da Olbia a Terranova. Itinerari storici archeologici monumentali, Carta Stampa, 2004, pp. 31–33.→ Saggio storico‑archeologico con riferimento al sito.

Doro Levi – Scavi effettuati negli anni Trenta sul complesso nuragico di Cabu Abbas con materiali ora conservati nei musei archeologici di Olbia e Cagliari.→ Riferimento importante alla storia delle ricerche sul sito.

Enciclopedia regionale / voci di repertorio archeologico – le pagine dedicate al Complesso nuragico di Cabu Abbas su Wikipedia contengono bibliografia, cenni storici e bibliografia primaria.

Riviste accademiche di archeologia mediterranea e preistorica, come Bollettino di Archeologia, Quaderni di Archeologia della Sardegna, o Journal of Mediterranean Archaeology.

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