di Durdica Bacciu (Archeologa)
ph D.Bacciu
Unità Resistenti: quando il passato smette di essere lontano e torna a parlarci
Cosa succede quando l’archeologia incontra l’arte contemporanea, l’artigianato e la comunità? Quando i reperti smettono di essere solo oggetti da osservare in silenzio e diventano parte di un racconto vivo, condiviso, in continua trasformazione? A Nuoro, al Museo Archeologico Nazionale “Giorgio Asproni”, la risposta prende forma nella mostra “Unità Resistenti” di Leonardo Bosciani, un progetto espositivo capace di unire storia, creatività e saperi antichi in un’esperienza sorprendente.
Non è una mostra tradizionale, e non cerca di esserlo. Fin dall’ingresso si ha la sensazione di entrare in uno spazio che pulsa, dove passato e presente non sono separati da una linea netta ma convivono, dialogano, si interrogano a vicenda. Le opere di Bosciani attraversano il museo con rispetto ma anche con audacia, portando colore, ironia e nuove prospettive all’interno di un luogo che custodisce la memoria più profonda della Sardegna.
L’arte come ponte tra epoche e linguaggi
Le figure che popolano “Unità Resistenti” prendono ispirazione dal mondo nuragico e dalla storia antica dell’isola, ma non rimangono ancorate al passato. Sono forme riconoscibili, semplificate, rielaborate, che parlano un linguaggio immediato e accessibile. Bosciani lavora sull’immaginario collettivo, lo scompone e lo ricostruisce con uno sguardo contemporaneo, capace di unire leggerezza e profondità.
Camminando tra le sale, il visitatore percepisce un dialogo continuo: i reperti archeologici raccontano ciò che siamo stati, mentre le opere contemporanee suggeriscono ciò che potremmo ancora diventare. Il museo si trasforma così in uno spazio dinamico, non più solo luogo di conservazione, ma luogo di relazione e di possibilità.
Il valore dell’artigianato: la collaborazione con Sartapp di Samugheo
Un elemento fondamentale della mostra è la collaborazione con gli artigiani di Sartapp di Samugheo, storica realtà legata alla produzione tessile e ai tappeti tradizionali sardi. Questo incontro tra arte contemporanea e artigianato rappresenta uno dei cuori pulsanti del progetto.
I tessuti, le trame e i saperi artigianali di Sartapp non sono semplici “contorni”, ma diventano parte integrante della narrazione visiva. Le opere dialogano con la materia, con il gesto lento e paziente della tessitura, con una tradizione che da secoli racconta storie attraverso i fili. In questo intreccio tra arte e artigianato emerge con forza il senso del titolo della mostra: le “unità resistenti” sono anche i saperi che attraversano il tempo, che si adattano senza perdere la propria identità.
La collaborazione con Sartapp restituisce dignità e centralità al lavoro artigiano, mostrando come la tradizione non sia qualcosa di immobile, ma una risorsa viva, capace di rinnovarsi e dialogare con il presente.
Un incontro raro tra opere e reperti
Tra i momenti più suggestivi del percorso espositivo spicca il confronto con un reperto eccezionale: un’anfora fenicia, esposta per la prima volta al pubblico. Accostata alle opere contemporanee, l’anfora diventa un ponte tra epoche lontane. Non è più solo un oggetto antico, ma un testimone silenzioso che continua a parlare attraverso nuovi linguaggi.
Questo dialogo rafforza uno dei temi centrali della mostra: la continuità culturale. Ciò che resiste non è solo la materia, ma il significato, la memoria, il bisogno umano di lasciare tracce.
Una mostra che nasce dalla comunità
“Unità Resistenti” è anche un progetto profondamente partecipato. Parte delle opere esposte nasce infatti dai laboratori creativi condotti da Leonardo Bosciani con bambini e ragazzi di Nuoro e Sassari. Le loro idee, i loro segni e le loro visioni entrano a far parte della mostra, contribuendo a costruire un racconto collettivo.
Questo coinvolgimento rende il progetto ancora più autentico: la mostra non parla alla comunità, ma con la comunità. È un invito a riconoscersi nella cultura come qualcosa di condiviso, accessibile, in continua evoluzione.
Un museo che si rinnova
Inserita nel progetto “Il Museo Rigenera”, la mostra dimostra come i musei possano reinventarsi senza perdere la propria anima. L’archeologia non viene messa in secondo piano, ma valorizzata attraverso nuove chiavi di lettura, capaci di coinvolgere anche chi solitamente non frequenta questi spazi.
Ed è proprio questo uno dei punti di forza di “Unità Resistenti”: è una mostra per tutti. Non servono competenze specifiche, ma solo curiosità e disponibilità all’ascolto.
Perché visitare “Unità Resistenti”
Visitare questa mostra significa concedersi il tempo di guardare con attenzione, di riflettere, di emozionarsi. Significa scoprire che il passato non è qualcosa di distante, ma una materia viva che continua a parlare attraverso l’arte, l’artigianato e le persone.
Se cerchi un’esperienza che unisca storia, creatività e identità, che sappia sorprendere senza essere elitaria e coinvolgere senza semplificare, “Unità Resistenti” è una tappa da non perdere.
Non è solo una mostra da vedere: è un racconto da attraversare.





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