di Durdica Bacciu (Archeologa)
Ph Salvatore Caligaris
1. In un mondo dominato dalla tecnologia, cosa l’ha spinta a innamorarsi del latino e del greco?
Il mondo di oggi, certamente dominato dalla tecnologia, ci spinge ad approcciarsi a strumenti e modalità diverse da quelle a cui potremmo essere abituati. La mia passione per il greco e il latino si è consolidata durante il primo anno del ginnasio, ma devo ammettere che un certo interesse per l’antico era presente già da prima. Ciò che trovo sorprendente è la possibilità di comprendere il modo di pensare dei nostri predecessori: leggere ciò che hanno scritto o costruito lascia senza fiato. In particolare, il greco mi affascina per la narrazione degli eventi e la storiografia: attraverso quelle pagine immortali scopriamo che le civiltà antiche non erano affatto “bucoliche”, ma complesse, dinamiche e profonde.
2. In che modo le lingue classiche possono ancora aiutarci a capire il presente?
Un esempio emblematico viene da Pericle, che nei suoi discorsi agli Ateniesi spiega come lo Stato, quando prospera nel suo complesso, possa garantire il benessere dei singoli cittadini meglio di quanto potrebbero fare questi ultimi isolatamente. In altre parole, le lingue classiche ci permettono di leggere direttamente le fonti e di comprendere i concetti politici e sociali che restano straordinariamente attuali: ci insegnano il valore della collettività e della responsabilità civica, e ci mostrano come certe dinamiche umane siano rimaste costanti nel tempo.
È fondamentale far lavorare gli studenti direttamente sui testi originali fin dal ginnasio. Applicare le regole linguistiche a casi concreti come la traduzione epigrafica o l’analisi di fonti storiche rende lo studio più reale e coinvolgente. Anche la diffusione sui social delle iniziative culturali ha avuto un ruolo decisivo: consente di leggere e comprendere il greco e il latino in modo interattivo e meno legato alla pura memorizzazione, rendendo le lingue classiche più accessibili e vive.
5. Qual è l’errore più comune che si fa quando si parla di lingue classiche?
Dire che il greco e il latino siano lingue morte. In realtà sono più vive che mai: molte parole del greco antico sono presenti nel greco moderno, e nel Vaticano esiste un ufficio dove il latino è la lingua ufficiale per la redazione dei documenti. Inoltre, i sentimenti e le riflessioni che troviamo in autori come Seneca o Catullo sono universali e ci parlano ancora oggi.
7. Lei è attivo in associazioni culturali: di cosa si occupa e quali sono i suoi obiettivi principali?
Sì, sono il fondatore di Hub Letteratura, un progetto editoriale nato per promuovere la divulgazione culturale di alto livello. Cerchiamo di coniugare il rigore accademico delle pubblicazioni con un approccio più accessibile attraverso social e blog. L’obiettivo è diffondere la conoscenza del greco e del latino, senza risultare elitari, e collaborare con istituzioni per rendere le lingue classiche più vicine al pubblico. Inoltre collaboro attivamente con Amici della Biblioteca Simpliciana per la promozione della letteratura, abbiamo ospitato recentemente il prof. Bertolio per la presentazione dei manuali “Controcanone” e “Sottostorie”
8. Di recente ha assunto un incarico a livello regionale: in cosa consiste e che importanza ha per la diffusione della cultura classica?Sì, sono referente regionale del CLE per la Sardegna. Il mio ruolo consiste nell’organizzare eventi culturali dedicati alla diffusione della cultura latina e greca sul territorio. Stiamo pianificando iniziative come un convegno sul foro romano di Olbia, un certamen e un convegno sulle epistole di Cicerone e l’immagine della res publica. L’obiettivo è rendere queste lingue e la loro cultura più presenti nella vita pubblica e nell’educazione dei giovani.
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