di Durdica Bacciu (Archeologa)
ph: Internet
Mario Sotgiu Dessole è uno studioso e appassionato ricercatore della storia e della cultura della Sardegna, in particolare della Gallura. Da anni raccoglie mappe antiche, documenti e testimonianze locali per valorizzare il patrimonio storico del territorio. È fondatore dell’associazione culturale La Scatola del Tempo, con cui organizza mostre e iniziative volte a far conoscere e trasmettere la memoria storica alle nuove generazioni. Il suo lavoro coniuga amore per la storia, attenzione alle radici culturali e impegno nella comunità, trasformando la conoscenza del passato in un’esperienza viva e condivisa.
Quando e come è nata la sua passione per la storia di Arzachena?
Potrà sembrare strano, ma questa passione nasce in Inghilterra, negli anni Ottanta, grazie a Sir David Mackenzie Wilson, allora Curator del British Museum, con il quale sono ancora in contatto. Fu lui a mostrarmi un antico volume, scritto in inglese arcaico e datato 1828: un testo affascinante, opera di uno dei tanti viaggiatori del Grand Tour. Tra le sue pagine non si parlava soltanto della Sardegna, ma anche di un luogo sorprendente: il villaggio di Arsaikeena e della sua meravigliosa festa campestre. Quel racconto, così ricco di suggestioni e dettagli, venne poi tradotto negli anni Novanta dal “nostro” Manlio Brigaglia, restituendogli nuova vita e rendendolo accessibile ai lettori italiani.
C’è stato un episodio, un luogo o un documento che ha acceso questo interesse?
Sempre in Inghilterra, questa volta in un mercatino a nord di Londra, mi imbattei in una vecchia mappa, piuttosto malconcia, che acquistai per sole 42 sterline. Raffigurava la mia Gallura: una carta di fine Settecento, nella quale i toponimi erano proprio quelli autentici della Gallura di allora. Tenerla tra le mani fu un’emozione unica. In quei nomi, tracciati secoli prima da occhi lontani, riconobbi la mia terra, la sua identità e la sua memoria, come se il tempo si fosse improvvisamente accorciato.
Cosa significa per lei studiare la storia del proprio territorio?
Studiare la storia è un po’ come andare per mare, portando con sé una maschera che, di tanto in tanto, permette di immergersi e osservare profondità sorprendenti, dove spesso si celano storie incredibili e inaspettate. Ancora più affascinante è navigare insieme a chi quel mare lo conosce meglio di te e, senza sterili egoismi, è disposto a condividere il proprio sapere e a indicarti rotte che da solo non avresti mai immaginato.
4. Quando ha iniziato a interessarsi alle antiche carte della Sardegna?
Ho scoperto così che dei semplici “pezzi di carta” potevano scaldare il mio cuore. Accadde quando, ancora una volta, Sir David mi mostrò la sua collezione privata — che amava chiamare The Time Box — composta da meravigliose vedute della città di Londra, tutte finemente colorate a mano. E l’emozione si fece ancora più intensa quando mi condusse all’interno della Reading Room della British Library per mostrarmi alcune antiche carte del Mediterraneo: su una di esse compariva il toponimo “Arcaena”. Era la mia città, il mio piccolo mondo, inciso su una mappa antica, lontano nel tempo e nello spazio.
Da quel momento in poi, pur essendo piuttosto “spiantato”, decisi di avviare una piccola ma costante ricerca, rinnovando ogni volta quella stessa emozione e cercando di condividerla con i miei concittadini. Nacquero così alcune mostre pensate ad hoc, organizzate insieme a una piccola associazione culturale dal nome quanto mai significativo: La Scatola del Tempo.
Qual è la mappa più antica o curiosa in cui compare Arzachena che ha avuto modo di studiare?
Ve ne sono molte, ma trovo straordinarie soprattutto le mappe antiche che, attraverso i loro toponimi originari — spesso curiosi e sorprendenti — raccontano una storia autentica, talvolta dimenticata. Un esempio? In una carta del 1793 compare un luogo denominato “Povero”. Con il passare del tempo, quel toponimo è stato trasformato in Pevero e oggi identifica un’area che si trova nel cuore della rinomata, e tutt’altro che povera, Costa Smeralda.
Quanto è importante, oggi, far conoscere la storia locale alle nuove generazioni?
Raccontare la storia locale alle nuove generazioni è fondamentale: significa trasformare un territorio da semplice luogo a vera e propria casa. È un processo che rafforza il senso di appartenenza e ispira i ragazzi a diventare cittadini attivi, consapevoli di un’identità unica e preziosa che vale la pena conoscere, custodire e tramandare.
7. Qual è il modo migliore per raccontare la storia di Arzachena senza renderla “noiosa”?
In realtà non è complicato: basta ritrovare l’emozione provata nel momento in cui quelle storie e quei racconti ti sono stati donati e donarli, con la stessa semplicità, ai ragazzi che, guardandoti negli occhi, ti fanno capire di non vedere l’ora di ascoltarli.
8. Crede che le carte antiche possano aiutare a rafforzare l’identità culturale del territorio?
Dietro ogni carta c’è la storia di un territorio, ma spesso si nascondono anche storie incredibili di uomini: di battaglie, di sofferenze, di ambizioni e di fallimenti…
9. Ci sono progetti, ricerche o sogni che vorrebbe realizzare legati alla storia locale?
In realtà io sogno la mia città con un centro storico arricchito di tanti piccoli musei tematici — non necessariamente dedicati solo alla storia, ma aperti a molte altre discipline — affiancati da gallerie d’arte e da piccoli spazi dove incontrarsi per fare Arte, Musica, teatro di strada. Immagino vie animate da piccoli mercanti che espongono e vendono le loro meraviglie, luoghi vivi, attraversati da persone e idee. Questo è il sogno che coltivo per la mia Arzachena.
10. Che consiglio darebbe a chi vuole avvicinarsi allo studio della storia del proprio paese?
Consiglio di studiare, viaggiare, visitare. Di attingere alle fonti di chi ha seguito un percorso scientifico serio e credibile, spesso legato alle università, ma anche di guardare a chi ha lasciato preziose tracce documentali, come le numerose pubblicazioni del “nostro” Don Francesco Cossu, talvolta sottovalutato. Non dimentichiamo l’importanza di esplorare, anche in modalità digitale, gli antichi archivi cartacei, locali e internazionali. Studiare dai testi universitari non è vietato, e lo si può fare non necessariamente per conseguire una laurea, ma per arricchimento personale. Ci sono materie meravigliose — antropologia culturale, storia, sociologia — che offrono strumenti preziosi per comprendere meglio il mondo e, involontariamente, facilitano l’avvicinamento alla storia del proprio territorio, della propria città, della propria comunità.
Contatti Mario: 338 237 7434

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