di Durdica Bacciu (Archeologa)
Ph D. Bacciu
Marcello Cabriolu è un archeologo medievista operante in Sardegna, con competenze specifiche nell’ambito dell’archeologia dell’architettura, dell’analisi stratigrafica degli elevati e archeologia dei paesaggi. La sua attività scientifica è rivolta allo studio delle dinamiche insediative e delle trasformazioni architettoniche in età medievale, con particolare attenzione al patrimonio monumentale e al contesto urbano di Olbia e del territorio circostante. Accanto alla ricerca, svolge attività di divulgazione e valorizzazione dei beni culturali, collaborando con istituzioni scolastiche, associazioni e realtà locali, contribuendo alla promozione della conoscenza e della consapevolezza del patrimonio storico-archeologico.
- Cosa
l’ha spinta a scegliere l’archeologia medievale come ambito di studio?
2. Dove ha svolto i suoi studi universitari e in che modo quell’ambiente ha influenzato la sua formazione?
Ho iniziato il mio percorso di studi presso l’Università di Cagliari, iscrivendomi al corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali con curriculum pre-protostorico. Successivamente ho effettuato il trasferimento all’Università di Sassari, dove ho cambiato indirizzo, specializzandomi in Archeologia medievale e post-medievale. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali a indirizzo archeologico, discutendo una tesi dal titolo “La Basilica Minore di San Simplicio”. In seguito ho ottenuto la laurea magistrale in Archeologia medievale e post-medievale, con una tesi intitolata “Il Giudicato di Gallura. Indagine preliminare sulla geografia e sugli insediamenti medievali”. Ho infine completato il mio percorso formativo frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Oristano, discutendo una tesi dal titolo “Loiri Porto San Paolo: i paesaggi dalla preistoria all’epoca medievale”, approfondendo lo studio dell’evoluzione del paesaggio in una prospettiva di lunga durata.
- C’è
stato un professore, un libro o una scoperta che ha segnato in modo
particolare il suo percorso?
- Quali
competenze ritiene fondamentali per chi vuole avvicinarsi oggi
all’archeologia medievale?
Innanzitutto è fondamentale possedere una solida conoscenza dell’archeologia classica. In questo senso desidero esprimere la mia gratitudine al prof. Alessandro Teatini, professore associato di Archeologia delle Province Romane presso l’Università di Sassari, il cui insegnamento consente di comprendere le varianti artistiche sviluppatesi nelle province romane, elementi fondamentali per la nascita e l’evoluzione dell’arte tardoantica e medievale, basti pensare all’influenza che l’arte romana ha avuto sulle prime rappresentazioni e sull’edilizia cristiana. È fondamentale conoscere in profondità le fonti scritte e saperle analizzare con rigore scientifico, poiché rappresentano strumenti imprescindibili per lo studio critico della storia e dell’archeologia del territorio. Tuttavia, ciò che considero veramente fondamentale è amare ciò che si fa. Affrontare il lavoro con piacere, attenzione e serenità rende ogni attività più agevole e gratificante, trasformando anche le sfide più complesse in opportunità di crescita e soddisfazione. Ed è in questo percorso che, attraverso i miei studi e le mie ricerche, ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Andrea Fiorini, ordinario di Archeologia dell’Architettura presso l’Università di Bologna. Con lui ho scoperto una mia profonda passione: l’archeologia dell’architettura e l’analisi degli elevati. Grazie alla sua guida, ho potuto anche formarmi sul campo, partecipando all’esperienza di San Lorenzo in Campo (PU), che mi ha permesso di applicare concretamente le competenze acquisite.
5. 5. Su cosa sta lavorando attualmente?
6. Ha
mai partecipato a progetti con scuole, musei o comunità locali?
Ho avuto il piacere di partecipare a diversi progetti presso le scuole di Olbia, a partire dalle classi della scuola primaria. Con i bambini più piccoli mi occupo principalmente di far conoscere la figura dell’archeologo e di spiegare in cosa consiste il suo lavoro, illustrando le attività che svolge e il valore della ricerca archeologica. In alcuni incontri affrontiamo anche il tema dei fossili e delle diverse figure professionali coinvolte nelle loro scoperte e nello studio del passato. Con le classi quinte, invece, organizziamo delle passeggiate didattiche alla scoperta dei monumenti del territorio e della città, con l’obiettivo di aiutare i bambini a rendersi conto di quante testimonianze storiche e culturali interessanti siano presenti a Olbia e di quanto sia importante conoscerle e tutelarle. Ho inoltre partecipato alla manifestazione regionale Monumenti Aperti negli anni dal 2013 al 2017; tuttavia, l’iniziativa era già attiva dal 2010 grazie all’associazione AcheOlbia, con la quale ho collaborato e collaboro tutt’ora. Per quanto riguarda le attività con le comunità locali, ho avuto il piacere di collaborare con la Compagnia Barracellare di Loiri Porto San Paolo per circa due anni. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere il territorio in maniera approfondita, grazie al confronto diretto con persone del posto, profonde conoscitrici della storia locale, delle tradizioni e del paesaggio. Il lavoro sul campo, svolto insieme alla comunità, ha rappresentato un’importante occasione di scambio e di arricchimento sia umano sia professionale. Tengo a ringraziare il capitano Massimo Bonacossa e tutta la sua compagnia per avermi supportato nelle ricerche. Ho inoltre avuto il piacere di collaborare con il regista Mauro Fancello e il conduttore Salvatore Taras nella realizzazione di due puntate del programma Casteddos e Fortilesas, alla scoperta di alcuni dei castelli medievali più significativi dell’isola. In questa occasione ho avuto l’opportunità di parlare nella mia lingua madre, il campidanese, approfondendo il tema del Castello di Pedres a Olbia e della città di Alghero.
7. Per concludere, guardando al suo percorso, c’è un progetto o un ricordo che sente particolarmente significativo per lei?
Non ho dubbi: il progetto di San Simplicio.
Questo lavoro mi ha permesso di osservare minuziosamente ogni singola pietra e
di mettere in pratica, per la prima volta in modo autonomo, tutto ciò che avevo
appreso negli anni di studio e di ricerca. È stata un’esperienza fondamentale,
che ha confermato in maniera definitiva la mia passione, e la mia competenza,
per l’archeologia dell’architettura. Un pensiero va anche a don Giovanni
Debidda e don Antonio Tamponi, che sono stati i primi ascoltatori e revisori
delle mie ricerche, offrendo sostegno, attenzione e preziosi suggerimenti fin
dalle fasi iniziali del lavoro. Non posso infine non citare gli studi
dell’architetto Antonio Careddu, professionista e studioso con il quale mi sono
confrontato durante la stesura del progetto, confronto che si è rivelato
particolarmente stimolante e formativo.






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