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Associazione ArcheOlbia
Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali

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ArcheOlbia
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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
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venerdì 23 gennaio 2026

Studio e Divulgazione del Patrimonio Archeologico: L’esperienza di Marcello Cabriolu - Archeologo

di Durdica Bacciu (Archeologa) 

Ph D. Bacciu 

Marcello Cabriolu è un archeologo medievista operante in Sardegna, con competenze specifiche nell’ambito dell’archeologia dell’architettura, dell’analisi stratigrafica degli elevati e archeologia dei paesaggi. La sua attività scientifica è rivolta allo studio delle dinamiche insediative e delle trasformazioni architettoniche in età medievale, con particolare attenzione al patrimonio monumentale e al contesto urbano di Olbia e del territorio circostante. Accanto alla ricerca, svolge attività di divulgazione e valorizzazione dei beni culturali, collaborando con istituzioni scolastiche, associazioni e realtà locali, contribuendo alla promozione della conoscenza e della consapevolezza del patrimonio storico-archeologico.

  1. Cosa l’ha spinta a scegliere l’archeologia medievale come ambito di studio?

Inizialmente il mio percorso di formazione si è sviluppato nell’ambito della preistoria.  Successivamente, anche grazie all’incontro con colei che sarebbe poi diventata mia moglie, mi sono progressivamente avvicinato all’archeologia medievale, sviluppando un interesse sempre più profondo per questo ambito di studi. Si tratta di un periodo storico che, in Sardegna, non è ancora del tutto conosciuto e valorizzato, ma che al contempo vanta una solida tradizione di ricerca, portata avanti da studiosi e professionisti di grande livello. Questo contesto ha rappresentato per me uno stimolo fondamentale, orientando in modo definitivo le mie scelte di ricerca.  

2. Dove ha svolto i suoi studi universitari e in che modo quell’ambiente ha influenzato la sua formazione?

Ho iniziato il mio percorso di studi presso l’Università di Cagliari, iscrivendomi al corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali con curriculum pre-protostorico. Successivamente ho effettuato il trasferimento all’Università di Sassari, dove ho cambiato indirizzo, specializzandomi in Archeologia medievale e post-medievale. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali a indirizzo archeologico, discutendo una tesi dal titolo “La Basilica Minore di San Simplicio”. In seguito ho ottenuto la laurea magistrale in Archeologia medievale e post-medievale, con una tesi intitolata “Il Giudicato di Gallura. Indagine preliminare sulla geografia e sugli insediamenti medievali”. Ho infine completato il mio percorso formativo frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Oristano, discutendo una tesi dal titolo “Loiri Porto San Paolo: i paesaggi dalla preistoria all’epoca medievale”, approfondendo lo studio dell’evoluzione del paesaggio in una prospettiva di lunga durata. 

  1. C’è stato un professore, un libro o una scoperta che ha segnato in modo particolare il suo percorso?

Il mio percorso di studi è stato fortemente influenzato da alcuni docenti che hanno saputo trasmettermi metodo, passione e rigore scientifico, contribuendo in modo significativo alla mia formazione. Ad onor del vero, la figura che più di ogni altra ha orientato il mio approccio alle discipline medievistiche è stata quella del prof. Marco Milanese, titolare della cattedra di Archeologia medievale e Metodologia della ricerca archeologica presso lUniversità di Sassari. Accanto a questa figura, un ruolo significativo nella mia formazione è stato svolto anche dal prof. Alessandro Soddu, dell’Università di Sassari, il cui insegnamento ha contribuito ad ampliare il mio approccio critico e metodologico allo studio della storia medievale, rafforzando l’attenzione per le fonti scritte e per la ricerca archivistica. Ultimo, ma non per importanza, il prof. Pier Giorgio Spanu, il cui insegnamento ha rappresentato un ulteriore e significativo contributo alla mia formazione, fornendomi strumenti interpretativi fondamentali per lo studio dei primi monumenti con cui mi sono confrontato, quali, ad esempio, la Basilica di Sant’Antioco Martire e le catacombe, nonché per l’approfondimento dell’archeologia cristiana e dell’arte cristiana. 

  1. Quali competenze ritiene fondamentali per chi vuole avvicinarsi oggi all’archeologia medievale?

Innanzitutto è fondamentale possedere una solida conoscenza dell’archeologia classica. In questo senso desidero esprimere la mia gratitudine al prof. Alessandro Teatini, professore associato di Archeologia delle Province Romane presso l’Università di Sassari, il cui insegnamento consente di comprendere le varianti artistiche sviluppatesi nelle province romane, elementi fondamentali per la nascita e l’evoluzione dell’arte tardoantica e medievale, basti pensare all’influenza che l’arte romana ha avuto sulle prime rappresentazioni e sull’edilizia cristiana. È fondamentale conoscere in profondità le fonti scritte e saperle analizzare con rigore scientifico, poiché rappresentano strumenti imprescindibili per lo studio critico della storia e dell’archeologia del territorio. Tuttavia, ciò che considero veramente fondamentale è amare ciò che si fa. Affrontare il lavoro con piacere, attenzione e serenità rende ogni attività più agevole e gratificante, trasformando anche le sfide più complesse in opportunità di crescita e soddisfazione. Ed è in questo percorso che, attraverso i miei studi e le mie ricerche, ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Andrea Fiorini, ordinario di Archeologia dell’Architettura presso l’Università di Bologna. Con lui ho scoperto una mia profonda passione: l’archeologia dell’architettura e l’analisi degli elevati. Grazie alla sua guida, ho potuto anche formarmi sul campo, partecipando all’esperienza di San Lorenzo in Campo (PU), che mi ha permesso di applicare concretamente le competenze acquisite.

5.             5.     Su cosa sta lavorando attualmente?

Ultimamente sto lavorando alla revisione critica di diversi contributi accettati da riviste scientifiche nazionali e internazionali, che saranno pubblicati nei prossimi mesi. Questi lavori riguardano in particolare il territorio di Loiri Porto San Paolo e quello di Calangianus, approfondendo aspetti della storia e dell’archeologia medievale locali. Sto inoltre approfondendo contributi sullarcheologia cristiana in vista di un convegno internazionale, e un lavoro sull’archeologia del paesaggio destinato a un’università estera con la collega archeologa Durdica Bacciu.

    6.     Ha mai partecipato a progetti con scuole, musei o comunità locali?

Ho avuto il piacere di partecipare a diversi progetti presso le scuole di Olbia, a partire dalle classi della scuola primaria. Con i bambini più piccoli mi occupo principalmente di far conoscere la figura dell’archeologo e di spiegare in cosa consiste il suo lavoro, illustrando le attività che svolge e il valore della ricerca archeologica. In alcuni incontri affrontiamo anche il tema dei fossili e delle diverse figure professionali coinvolte nelle loro scoperte e nello studio del passato. Con le classi quinte, invece, organizziamo delle passeggiate didattiche alla scoperta dei monumenti del territorio e della città, con l’obiettivo di aiutare i bambini a rendersi conto di quante testimonianze storiche e culturali interessanti siano presenti a Olbia e di quanto sia importante conoscerle e tutelarle. Ho inoltre partecipato alla manifestazione regionale Monumenti Aperti negli anni dal 2013 al 2017; tuttavia, l’iniziativa era già attiva dal 2010 grazie all’associazione AcheOlbia, con la quale ho collaborato e collaboro tutt’ora. Per quanto riguarda le attività con le comunità locali, ho avuto il piacere di collaborare con la Compagnia Barracellare di Loiri Porto San Paolo per circa due anni. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere il territorio in maniera approfondita, grazie al confronto diretto con persone del posto, profonde conoscitrici della storia locale, delle tradizioni e del paesaggio. Il lavoro sul campo, svolto insieme alla comunità, ha rappresentato un’importante occasione di scambio e di arricchimento sia umano sia professionale. Tengo a ringraziare il capitano Massimo Bonacossa e tutta la sua compagnia per avermi supportato nelle ricerche. Ho inoltre avuto il piacere di collaborare con il regista Mauro Fancello e il conduttore Salvatore Taras nella realizzazione di due puntate del programma Casteddos e Fortilesas, alla scoperta di alcuni dei castelli medievali più significativi dell’isola. In questa occasione ho avuto l’opportunità di parlare nella mia lingua madre, il campidanese, approfondendo il tema del Castello di Pedres a Olbia e della città di Alghero.

                                                                                


7.  Per concludere, guardando al suo percorso, c’è un progetto o un ricordo che sente particolarmente significativo per lei?

Non ho dubbi: il progetto di San Simplicio. Questo lavoro mi ha permesso di osservare minuziosamente ogni singola pietra e di mettere in pratica, per la prima volta in modo autonomo, tutto ciò che avevo appreso negli anni di studio e di ricerca. È stata un’esperienza fondamentale, che ha confermato in maniera definitiva la mia passione, e la mia competenza, per l’archeologia dell’architettura. Un pensiero va anche a don Giovanni Debidda e don Antonio Tamponi, che sono stati i primi ascoltatori e revisori delle mie ricerche, offrendo sostegno, attenzione e preziosi suggerimenti fin dalle fasi iniziali del lavoro. Non posso infine non citare gli studi dell’architetto Antonio Careddu, professionista e studioso con il quale mi sono confrontato durante la stesura del progetto, confronto che si è rivelato particolarmente stimolante e formativo.

martedì 17 ottobre 2017

Nuraghe Burghidu - Ozieri

di Marcello Cabriolu
Ph D. Bacciu

Il nuraghe complesso Burghidu sorge nel comune di Ozieri.
La letteratura lo indica come quadrilobato ma ad un'osservazione area dal 2014 sino al giorni nostri si può cogliere il profilo di un bastione trilobato addossato ad una torre principale di almeno due livelli. Il litotipo costruttivo è un'ignimbrite locale prelevata nel sito stesso, costituito da un tavolato lavico, dove si possono cogliere distintamente i punti di cava.
La struttura si compone appunto di un bastione, dall'andamento rettilineo nel fianco SE e NE mentre curvilineo nel fianco W, con residui di torri secondarie, estroflesse, in direzione Nord, Sud ed Est. Il bastione residua solamente al primo livello dove si mostra costituito da megaliti tendenti ad una forma sub rettangolare sia sul fianco occidentale che in quello orientale.
Il lato orientale mostra un'interruzione netta nel punto che in pianta dovrebbe ospitare la torre Est tanto da suggerire l'eventuale presenza dell'ingresso architravato che in origine permetteva di entrare nell'edificio. La torre Nord residua quasi integra con la sua tholos e vi si accede tramite un ingresso esterno architravato di luce trapezoidale. La torre principale si innalza dal bastione per circa 16 corsi di macigni tendenti all'isodomia e disposti su filari ordinati.
Un danneggiamento del paramento murario sul fianco SE ha favorito il dilavamento del "sacco murario" e il crollo di parte del paramento stesso lasciando in condizioni critiche la scala destrorsa e il rifascio. Da questa posizione si è potuto osservare che il secondo livello è costituito da una camera voltata a tholos con un finestrone aperto a SSE, fuori asse rispetto all'ingresso al complesso. Davanti al finestrone passava la scala destrorsa di sezione trilitica che portava dalla camera al primo livello all'apice della struttura. Per problemi di sicurezza e staticità la camera al primo livello risulta non praticabile ed in parte interrata.


 
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durdica bacciu

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domenica 16 aprile 2017

Il Nuraghe Adoni di Villanovatulo - ArcheOlbia



di Marcello Cabriolu 
Ph Internet
 
Il complesso del Nuraghe Adoni, conosciuto sin dai primissimi anni del milleottocento, venne indagato solamente dal millenovecentonovantasette al millenovecentonovantanove per intervento del prof. Mario Sanges. Il complesso si è rivelato costituito da un mastio A attorniato da un bastione quadrilobato costituito dalle torri B, C, D, E, rispettivamente collocate a E, N, W, S e circondato ulteriormente da un antemurale turrito. Fondamentalmente la struttura si poggia sopra un tacco di calcare ben visibile nel settore orientale e, data la forma irregolare e non simmetrica nonostante le torri si mostrino ad addizione concentrica, in origine, attorno al XVI sec. a.C., doveva essere un protonuraghe che comprendeva il mastio A e la cortina panciuta a sud. L’elemento litico usato sono dolomie e calcari assemblati sostanzialmente senza rispettare filari e con il supporto di numerose zeppe di sostegno combinati a creare un indubbio paramento a “sacco”. Si accede da un ingresso leggermente sopraelevato sistemato tra la cortina curvilinea a S e la torre E, sulla sinistra si accede alla torre con feritoie mentre sulla destra si sale, attraverso un corridoio stretto, verso il secondo livello del complesso.
La torre E, descritta con feritoie, si presenta molto simile a quella del Nolza di Meana Sardo o del Serbissi di Osini, quindi come queste è inquadrabile, soprattutto in virtù del distacco dal corpo del complesso e di un rinvenimento di un ripostiglio nelle vicinanze, come una fornace per l‘estrazione dei metalli. La rampa d’ingresso conduce ad una sorta di pianerottolo superiore che alcuni studiosi denominano come cortile Y, a ovest del mastio, e che si mostra simmetrico al cortile X sistemato a est del mastio. Ci sono valide motivazioni per credere che questo non sia altro che un unico elemento, un corridoio anulare, che circonda il residuo del piano superiore del bastione, proprio come quello che circonda la sala al piano terra del Santu Antine di Torralba. Si parla di residuo del piano superiore del mastio innanzitutto perché l’antica sala superiore voltata a tholos è scoperchiata e poi perché lo spessore murario è parecchio più stretto del livello sottostante, il che fa supporre che alla parte superiore della torre manchi qualche “rifascio”. Da sottolineare che al centro della sala, resa in dolomia, sono stati riposti i mensoloni di coronamento in calcare e basalto che in origine donavano all’apice del mastio una composizione bicromatica. Si è già parlato dell’andito verso la torre E per aggiungere che dal corridoio anulare al primo piano partono anche gli altri anditi che conducono alle torri secondarie B, C, D. In particolare il percorso verso la  torre B, come si suppone avvenisse per la torre D, si sviluppa curvilineo e si ferma a quota mt 4 dal pavimento della sala, alta circa mt 7, facendo ipotizzare che l’ambiente fosse diviso in due livelli da un soppalco in legno. La parte settentrionale del bastione presenta un andamento irregolare che suggerisce una maggior ampiezza nell’estensione e la presenza di qualche altra torre riunita al corpo principale da un antemurale con torri. In particolare il settore settentrionale si amplia in un cortile che ospita una cisterna con copertura a tholos, profonda circa 3 mt.
Questa, resa in calcare e con un paramento a “sacco” riempito di argilla e pomice, opportunamente indagata, mostra un deposito di vasi e ceramiche per la fruizione delle acque. Il complesso è circondato da un villaggio dove si possono individuare almeno dodici capanne con una scalinata che conduce al sottostante insediamento, ancora da indagare, che si sviluppa nel bosco. Qui si possono osservare strutture raggruppate a isolati con vani concentrati su cortili. L’analisi del deposito e le forme edilizie ci mostrano un periodo di ampliamento e di utilizzo che va dal XIII al X sec.a. C. almeno, testimoniando un fase di vita ricca e florida che vedeva la forgiatura di lesine, pugnali, punte di lance, scalpelli, navicelle, pannelle di rame, brocche, bracciali e tanto altro materiale per le esigenze di vita quotidiana.

Come raggiungerlo

 Dall’abitato di Villanova Tulo prendere la SP52 per Laconi. Dopo circa 3,5 km svoltare a sinistra ed imboccare una strada sterrata ma agevole che sale sull’altipiano che ospita il nuraghe. Al termine della strada si trova la piazzola di sosta dove parcheggiare l’auto. Si procede quindi a piedi per qualche centinaio di metri sullo stradello in salita fino a giungere alla pinnetta in cui è ospitata la biglietteria.

lunedì 30 gennaio 2017

Nuraghe Riu Runaghe di Ardara

di Durdica Bacciu
Ph Durdica Bacciu

durdica bacciu Per chi arriva da Olbia è necessario svoltare nello svincolo per Ardara e procedere sino al paese. Poco prima di entrarvi troverete sulla destra uno spartitraffico con l'indicazione per Sassari e per il Nuraghe. Seguendo quella strada, dopo circa due km vedrete il nuraghe sopra una piccola altura sulla destra. Si parcheggia l'auto davanti ad un cancello e si prosegue a piedi attraverso un campo privato. Nel caso ci fosse del bestiamo brado presentare massima attenzione per non disturbare il loro pascolo.

Il nuraghe che vi mostro è un nuraghe complesso, di cui una parte della torre centrale è visibile mentre il resto è completamente interrato. Mentre si risale la cima della collina si notano le prime rovine che corrispondono ad una torre secondaria con la volta distrutta semi coperta dagli arbusti e dal materiale di crollo. Alla sinistra si presenta la medesima situazione di un'altra torre invasa da crolli e arbusti.

Frontalmente invece si presenta in alzato una torre con un'apertura, probabilmente un finestrone posto al primo piano del nuraghe, dove entrando si può notare in fondo una sala circolare con un ampio vuoto nel pavimento. L'apertura è dovuta al crollo della tholos dell'ambiente sottostante. Invito gentilmente chiunque voglia visitarlo a tenersi ben lontano da questo ambiente per la possibilità che crolli. A destra e a sinistra della sala circolare possiamo vedere i corridoi, terminanti in crolli e quindi non percorribili, che probabilmente conducevano alle scale per scendere al piano inferiore oppure salire a quello superiore. Invito ancora una volta i visitatori a osservare la massima attenzione e prudenza.
Fuoriuscendo dalla struttura, e girandovi attorno, possiamo notare una cortina, fatta di massi di notevoli dimensioni, in parte eretta e in parte crollata  occlusa in alcuni tratti dalla vegetazione.

Nonostante il sito non sia stato scavato e studiato il Comune di Ardara ha cercato di valorizzarlo con il classico cartello di interesse turistico (quello marrone tanto per capirci). Se vi dovesse capitare di non riuscire a trovarlo, per chi è pratico della vecchia 597, il cartello si trovava all'ingresso del secondo svincolo per Ardara, parlo sempre per chi arriva da Olbia, oppure al primo svincolo per Ardara per chi arriva da Sassari.
Con un po' di pazienza si trova ma nel caso vi lascio le coordinate: 40°31'39"N   8°41'18"E

sabato 7 gennaio 2017

Geronticidio in Sardegna - L'uccisione dei padri

di Durdica Bacciu
Ph: Internet

Secondo la tradizione sarda il geronticidio, ovvero l'uccisione dei più anziani della comunità, avveniva per mano dei figli esclusivamente per quelle persone, con oltre i settanta anni di età, considerate "un peso per la comunità". Questo rito, testimoniato da diversi storici classici come Timeo di Tauromenio, avveniva in onore di Kronos. Questo rituale viene descritto per tutto il Mediterraneo come se fosse un fatto necessario e importante per il ciclo della vita e della morte. Secondo la tradizione, gli uomini con più di settant'anni venivano accompagnati dal figlio maggiore verso un precipizio per il supremo sacrificio e, come si racconta, tutto ciò avveniva nella massima compostezza e senza invocazioni d'aiuto da parte della vittima, come se si accettasse il macabro destino. Qui finiva la vita dell'anziano e iniziava simbolicamente la vità del figlio, che avrebbe assunto il ruolo che era del padre ovvero il comando della comunità.
Ancora questo rituale viene riportato da Gustave Glotz quando descrive la processione rituale a cui il Minosse cretese era sottoposto. Il sovrano, raggiunta la vecchiaia, veniva portato in processione sul Monte Ida, la leggendaria montagna dove nacque Zeus, e lì, in una grotta, spinto giù da una rupe. La sopravvivenza del personaggio lo investiva dell'autorità sacra di poter continuare a governare sul popolo. Forse anche la Sardegna preistorica officiava questo rituale dati i numerosi reperti rinvenuti nella grotta "Su Benatzu" di Santadi dove probabilmente si svolgeva questo cerimoniale dedicato ad una divinità ctonia.

Demone ed Eliano da Palestrina, nelle loro opere, descrivono il sorriso che si notava sui volti della vittima e del carnefice, una caratteristica che poi verrà identificata come il "riso sardonico". .quasi una espressione ghignante per esorcizzare la morte. Probabilmente il primo a parlarne fu Omero quando descrisse la risata amara di Ulisse dopo aver schivato la zampa tiratagli da Ctesippo, ma senz'altro l'episodio più conosciuto è quello legato all'automa Talos, secondo il filosofo greco Zenobio, che andava incontro ai Sardi, invasori dell'isola di Creta, ustionandoli e portandoli ad assumere una faccia ghignante e alterata dal dolore durante la morte.





durdica bacciu
Punto panoramico sulla vallata del Riu Pardu
Tutto questo che vi raccontiamo è testimoniato nei racconti popolari di alcuni paesi sardi, come nel caso di Gairo, famoso per essere stato ricostruito dopo avere abbandonato "Gairo vecchia" a seguito una alluvione, dove ancora si usa dire: "is beccius a sa babbaieca". Si trovava nei pressi del ponte sul rio Pardu, ad un migliaio di metri dall'abitato e probabilmente si tratta di un luogo leggendario dove far passare il vecchio padre, in quanto la traduzione letterale suggerisce la parola babbai che significa padre e eca che significa ingresso quindi "uscita dell'anziano". Un'altro detto è: "Ancu ti 'nci ettinti in Sa Babbaieca" (Che possano gettarti nella Babbaieca).
Si racconta di una rupe esistente a Gairo Vecchia e secondo le testimonianze, era la zona destinata al geronticidio. Ad Ovodda invece possiamo trovare la roccia chiamata "su nodu de lupene". Nella zona del sassarese invece, possiamo trovare diverse denominazione "Su Mammuscone" in particolar modo nelle grotte e ricordiamo che a Cossoine è presente una grotta che si chiama: Sa Ucca è Mammuscone e con i suoi 63 metri di profondità è la grotta più profonda del sassarese.

Cossoine
Ancora in campo scientifico Prof. Ugas suppone che il grosso recinto a due ingressi di Monte Baranta - Olmedo fosse destinato proprio a quello. Il recinto circonda solo una rupe e non ha specificità alcuna tranne che per i numerosi rinvenimenti ceramici in un solo corridoio: quello aperto a occidente dove si ipotizza che anziano con giovane si infilassero sino a consumare qualcosa nelle ceramiche distrutte. Successivamente lo studioso ipotizza che solamente il giovane uscisse dal corridoio aperto a Oriente verso il sole nascente quasi a simboleggiare la rinascita. 
Secondo il Lilliu queste uccisioni non avvenivano in maniera generalizzata ma probabilmente erano riservate ai soggetti di elevato rango sociale, in modo da permettere ai nuovi designati di ereditarne le caratteristiche e le virtù, come spesso si suppone in numerose culture che una volta uccisa la persona, le sue doti e qualità vengano prese dall'uccisore.

Bibliografia: 
G.Minunno, Geronticidio punico? L'uccisione degli anziani nelle più antiche tradizioni sulla Sardegna. Studi e materiali di storia delle religioni 69,  (2003), pp. 285-312
G.Ugas, L'alba dei nuraghi, 2005, Ed. Fabula 
Pittau, Massimo (1991) Geronticidio, eutanasia ed infanticidio nella Sardegna antica. In: L'Africa romana: atti dell'8. Convegno di studio, 14-16 dicembre 1990, Cagliari (Italia). Sassari, Edizioni Gallizzi. V. 2, p. 703-712. (Pubblicazioni del Dipartimento di Storia dell'Università di Sassari, 18.2). Contributo in congresso.
M.Cabriolu, Storie di Re e Boes tra i popoli del mare, Lacanas n.54
C. Zedda, Geronticidio in Sardegna, www.claudiazedda.it


domenica 1 gennaio 2017

Epistilio del tempio di Cerere di Olbia

di M.Cabriolu
Ph Durdica Bacciu

Epistilio del tempio dedicato a Cerere ad Olbia con il nome di Claudia Augusti liberta Acte (CIL XI 1414) ovvero la concubina e liberta di Nerone.
Attualmente è custodito presso il Cimitero Monumentale di Pisa e si trova, entrando, sulla destra. Noi lo rivogliamo a Olbia sulla facciata di San Simplicio.#larivogliamoaolbia
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durdica bacciu

(Ph Durdica Bacciu - ArcheOlbia)


 
Ringraziamo la Nuova Sardegna, sezione di Olbia, per aver amplificato la nostra "provocazione" nel segnalare un bene storico della Citta' di Olbia, presente nel Cimitero Monumentale di Pisa. Con l'occasione abbiamo voluto dare luce ad un reperto, forse non ancora conosciuto da tutti, soprattutto i giovanissimi, con la speranza che questo possa riadornare con pregio la nostra Città. 
(Ph Durdica Bacciu - ArcheOlbia)

 
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