ArcheOlbia guida turistica Olbia archeologia della sardegna


Associazione ArcheOlbia
Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali

Guida turistica - Accompagnatore turistico - Attività didattiche - Corsi di formazione - Progettazione di attività culturali

ArcheOlbia
Piazza San Simplicio c/o Basilica Minore di San Simplicio
07026 Olbia (OT)
archeolbia@gmail.com
3456328150 Durdica - 3425129458 Marcello -
3336898146 Stefano
C.F. 91039880900


“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
Visualizzazione post con etichetta marcello cabriolu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marcello cabriolu. Mostra tutti i post

venerdì 23 gennaio 2026

Studio e Divulgazione del Patrimonio Archeologico: L’esperienza di Marcello Cabriolu - Archeologo

di Durdica Bacciu (Archeologa) 

Ph D. Bacciu 

Marcello Cabriolu è un archeologo medievista operante in Sardegna, con competenze specifiche nell’ambito dell’archeologia dell’architettura, dell’analisi stratigrafica degli elevati e archeologia dei paesaggi. La sua attività scientifica è rivolta allo studio delle dinamiche insediative e delle trasformazioni architettoniche in età medievale, con particolare attenzione al patrimonio monumentale e al contesto urbano di Olbia e del territorio circostante. Accanto alla ricerca, svolge attività di divulgazione e valorizzazione dei beni culturali, collaborando con istituzioni scolastiche, associazioni e realtà locali, contribuendo alla promozione della conoscenza e della consapevolezza del patrimonio storico-archeologico.

  1. Cosa l’ha spinta a scegliere l’archeologia medievale come ambito di studio?

Inizialmente il mio percorso di formazione si è sviluppato nell’ambito della preistoria.  Successivamente, anche grazie all’incontro con colei che sarebbe poi diventata mia moglie, mi sono progressivamente avvicinato all’archeologia medievale, sviluppando un interesse sempre più profondo per questo ambito di studi. Si tratta di un periodo storico che, in Sardegna, non è ancora del tutto conosciuto e valorizzato, ma che al contempo vanta una solida tradizione di ricerca, portata avanti da studiosi e professionisti di grande livello. Questo contesto ha rappresentato per me uno stimolo fondamentale, orientando in modo definitivo le mie scelte di ricerca.  

2. Dove ha svolto i suoi studi universitari e in che modo quell’ambiente ha influenzato la sua formazione?

Ho iniziato il mio percorso di studi presso l’Università di Cagliari, iscrivendomi al corso di laurea in Scienze dei Beni Culturali con curriculum pre-protostorico. Successivamente ho effettuato il trasferimento all’Università di Sassari, dove ho cambiato indirizzo, specializzandomi in Archeologia medievale e post-medievale. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali a indirizzo archeologico, discutendo una tesi dal titolo “La Basilica Minore di San Simplicio”. In seguito ho ottenuto la laurea magistrale in Archeologia medievale e post-medievale, con una tesi intitolata “Il Giudicato di Gallura. Indagine preliminare sulla geografia e sugli insediamenti medievali”. Ho infine completato il mio percorso formativo frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici di Oristano, discutendo una tesi dal titolo “Loiri Porto San Paolo: i paesaggi dalla preistoria all’epoca medievale”, approfondendo lo studio dell’evoluzione del paesaggio in una prospettiva di lunga durata. 

  1. C’è stato un professore, un libro o una scoperta che ha segnato in modo particolare il suo percorso?

Il mio percorso di studi è stato fortemente influenzato da alcuni docenti che hanno saputo trasmettermi metodo, passione e rigore scientifico, contribuendo in modo significativo alla mia formazione. Ad onor del vero, la figura che più di ogni altra ha orientato il mio approccio alle discipline medievistiche è stata quella del prof. Marco Milanese, titolare della cattedra di Archeologia medievale e Metodologia della ricerca archeologica presso lUniversità di Sassari. Accanto a questa figura, un ruolo significativo nella mia formazione è stato svolto anche dal prof. Alessandro Soddu, dell’Università di Sassari, il cui insegnamento ha contribuito ad ampliare il mio approccio critico e metodologico allo studio della storia medievale, rafforzando l’attenzione per le fonti scritte e per la ricerca archivistica. Ultimo, ma non per importanza, il prof. Pier Giorgio Spanu, il cui insegnamento ha rappresentato un ulteriore e significativo contributo alla mia formazione, fornendomi strumenti interpretativi fondamentali per lo studio dei primi monumenti con cui mi sono confrontato, quali, ad esempio, la Basilica di Sant’Antioco Martire e le catacombe, nonché per l’approfondimento dell’archeologia cristiana e dell’arte cristiana. 

  1. Quali competenze ritiene fondamentali per chi vuole avvicinarsi oggi all’archeologia medievale?

Innanzitutto è fondamentale possedere una solida conoscenza dell’archeologia classica. In questo senso desidero esprimere la mia gratitudine al prof. Alessandro Teatini, professore associato di Archeologia delle Province Romane presso l’Università di Sassari, il cui insegnamento consente di comprendere le varianti artistiche sviluppatesi nelle province romane, elementi fondamentali per la nascita e l’evoluzione dell’arte tardoantica e medievale, basti pensare all’influenza che l’arte romana ha avuto sulle prime rappresentazioni e sull’edilizia cristiana. È fondamentale conoscere in profondità le fonti scritte e saperle analizzare con rigore scientifico, poiché rappresentano strumenti imprescindibili per lo studio critico della storia e dell’archeologia del territorio. Tuttavia, ciò che considero veramente fondamentale è amare ciò che si fa. Affrontare il lavoro con piacere, attenzione e serenità rende ogni attività più agevole e gratificante, trasformando anche le sfide più complesse in opportunità di crescita e soddisfazione. Ed è in questo percorso che, attraverso i miei studi e le mie ricerche, ho avuto la fortuna di incontrare il prof. Andrea Fiorini, ordinario di Archeologia dell’Architettura presso l’Università di Bologna. Con lui ho scoperto una mia profonda passione: l’archeologia dell’architettura e l’analisi degli elevati. Grazie alla sua guida, ho potuto anche formarmi sul campo, partecipando all’esperienza di San Lorenzo in Campo (PU), che mi ha permesso di applicare concretamente le competenze acquisite.

5.             5.     Su cosa sta lavorando attualmente?

Ultimamente sto lavorando alla revisione critica di diversi contributi accettati da riviste scientifiche nazionali e internazionali, che saranno pubblicati nei prossimi mesi. Questi lavori riguardano in particolare il territorio di Loiri Porto San Paolo e quello di Calangianus, approfondendo aspetti della storia e dell’archeologia medievale locali. Sto inoltre approfondendo contributi sullarcheologia cristiana in vista di un convegno internazionale, e un lavoro sull’archeologia del paesaggio destinato a un’università estera con la collega archeologa Durdica Bacciu.

    6.     Ha mai partecipato a progetti con scuole, musei o comunità locali?

Ho avuto il piacere di partecipare a diversi progetti presso le scuole di Olbia, a partire dalle classi della scuola primaria. Con i bambini più piccoli mi occupo principalmente di far conoscere la figura dell’archeologo e di spiegare in cosa consiste il suo lavoro, illustrando le attività che svolge e il valore della ricerca archeologica. In alcuni incontri affrontiamo anche il tema dei fossili e delle diverse figure professionali coinvolte nelle loro scoperte e nello studio del passato. Con le classi quinte, invece, organizziamo delle passeggiate didattiche alla scoperta dei monumenti del territorio e della città, con l’obiettivo di aiutare i bambini a rendersi conto di quante testimonianze storiche e culturali interessanti siano presenti a Olbia e di quanto sia importante conoscerle e tutelarle. Ho inoltre partecipato alla manifestazione regionale Monumenti Aperti negli anni dal 2013 al 2017; tuttavia, l’iniziativa era già attiva dal 2010 grazie all’associazione AcheOlbia, con la quale ho collaborato e collaboro tutt’ora. Per quanto riguarda le attività con le comunità locali, ho avuto il piacere di collaborare con la Compagnia Barracellare di Loiri Porto San Paolo per circa due anni. Questa esperienza mi ha permesso di conoscere il territorio in maniera approfondita, grazie al confronto diretto con persone del posto, profonde conoscitrici della storia locale, delle tradizioni e del paesaggio. Il lavoro sul campo, svolto insieme alla comunità, ha rappresentato un’importante occasione di scambio e di arricchimento sia umano sia professionale. Tengo a ringraziare il capitano Massimo Bonacossa e tutta la sua compagnia per avermi supportato nelle ricerche. Ho inoltre avuto il piacere di collaborare con il regista Mauro Fancello e il conduttore Salvatore Taras nella realizzazione di due puntate del programma Casteddos e Fortilesas, alla scoperta di alcuni dei castelli medievali più significativi dell’isola. In questa occasione ho avuto l’opportunità di parlare nella mia lingua madre, il campidanese, approfondendo il tema del Castello di Pedres a Olbia e della città di Alghero.

                                                                                


7.  Per concludere, guardando al suo percorso, c’è un progetto o un ricordo che sente particolarmente significativo per lei?

Non ho dubbi: il progetto di San Simplicio. Questo lavoro mi ha permesso di osservare minuziosamente ogni singola pietra e di mettere in pratica, per la prima volta in modo autonomo, tutto ciò che avevo appreso negli anni di studio e di ricerca. È stata un’esperienza fondamentale, che ha confermato in maniera definitiva la mia passione, e la mia competenza, per l’archeologia dell’architettura. Un pensiero va anche a don Giovanni Debidda e don Antonio Tamponi, che sono stati i primi ascoltatori e revisori delle mie ricerche, offrendo sostegno, attenzione e preziosi suggerimenti fin dalle fasi iniziali del lavoro. Non posso infine non citare gli studi dell’architetto Antonio Careddu, professionista e studioso con il quale mi sono confrontato durante la stesura del progetto, confronto che si è rivelato particolarmente stimolante e formativo.

giovedì 30 ottobre 2025

“Casteddos e Fortilesas” a Olbia va alla scoperta del Castello di Pedres con l'archeologo Marcello Cabriolu

 OLBIA. Nuovo appuntamento su CatalanTV (Canale 15) per la trasmissione “Casteddos e fortilesas”, programma in lingua sarda dedicato alla scoperta di alcuni dei castelli medievali più rappresentativi dell’isola. Giovedì 16 ottobre, alle 21.15, il giornalista Salvatore Taras sarà a Olbia, dove le telecamere del regista Mauro Fancello porteranno in tv un monumento molto noto, posizionato a poca distanza dall’Aeroporto Costa Smeralda e conosciuto soprattutto per la caratteristica silhouette dell’alta torre in parte crollata, che svetta su un rilievo granitico tra le fertili vallate a sud-ovest del capoluogo gallurese.

Lungo il percorso, Salvatore Taras incontrerà l’archeologo Marcello Cabriolu, originario di Sant’Antioco ma olbiese d’adozione, uno dei massimi esperti delle realtà archeologiche della zona. Pur non essendoci arrivate fonti scritte, si presume che il forte sia stato edificato nel XIII secolo da maestranze pisane durante il periodo visconteo, sotto il Giudicato di Gallura.

Attraverso una rampa di scale eretta per scopi militari durante la Seconda guerra mondiale, si accede a un primo piazzale circondato dalla vegetazione e, pochi metri più in alto, al piazzale superiore sul quale è posizionato il mastio.Pur non essendoci arrivate fonti scritte, si presume che il forte sia stato edificato nel XIII secolo da maestranze pisane durante il periodo visconteo, sotto il Giudicato di Gallura. L’area è interessata da testimonianze archeologiche molto antiche. La puntata su Pedres risulta di un certo interesse anche per il fatto che, di recente, l’accesso al pubblico è stato interrotto per motivi di sicurezza, a causa di lesioni alla torre principale con il conseguente pericolo di crolli. A impreziosire il format saranno le immagini dei figuranti in costume medievale dell’associazione Giudicato di Torres di Porto Torres. Al progetto hanno collaborato il giornalista enogastronomico Giovanni Fancello e il docente universitario Marco Milanese. Dopo Olbia la trasmissione proseguirà, ogni giovedì, con Burgos, Bosa, Osilo, Alghero, Posada, Sassari, Sanluri e Cagliari. L’attività è realizzata dalla casa di produzione db Video Management con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna. L’area è interessata da testimonianze archeologiche molto antiche. La puntata su Pedres risulta di un certo interesse anche per il fatto che, di recente, l’accesso al pubblico è stato interrotto per motivi di sicurezza, a causa di lesioni alla torre principale con il conseguente pericolo di crolli. 



A impreziosire il format saranno le immagini dei figuranti in costume medievale dell’associazione Giudicato di Torres di Porto Torres. Al progetto hanno collaborato il giornalista enogastronomico Giovanni Fancello e il docente universitario Marco Milanese. Dopo Olbia la trasmissione proseguirà, ogni giovedì, con Burgos, Bosa, Osilo, Alghero, Posada, Sassari, Sanluri e Cagliari. L’attività è realizzata dalla casa di produzione db Video Management con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna.

link: “Casteddos e Fortilesas” giovedì a Olbia va alla scoperta del Castello di Pedres - Sardegna Press

link video: https://www.facebook.com/share/v/17Y979Q9Js/ 

domenica 1 ottobre 2017

Intervista a Marcello Cabriolu e il suo nuovo libro "La Sardegna e il Mediterraneo Occidentale" 2017



In questo articolo avremo modo di conoscere uno studente sardo che si è occupato dello studio del DNA e del popolamento del Mediterraneo Occidentale: Marcello Cabriolu

D. Ci può descrivere in poche righe la sua opera? Come nasce?

M. Data la mia passione per la Preistoria della Sardegna, ho cercato di ricostruire la presenza umana nella Sardegna preistorica e capire con quali altri popoli si legava. Il testo si presenta ricco di spunti per capire come l'uomo si è mosso nell' Europa della fine del Paleolitico attanagliata dalla morsa del grande freddo. Non dimentichiamoci che nel periodo di riferimento, attorno a 18.000 anni prima del presente, l'Europa viveva il suo periodo più freddo degli ultimi 60.000 anni. Questo periodo, definito secondo pleniglaciale, era caratterizzato da temperature medie estive ed invernali più basse rispetto a quelle attuali e vedeva uno sviluppo della calotta glaciale polare almeno sino alle Alpi. 

D. Questa è la sua terza opera, la prima è stata "La comunità di Antiogu Anne", la seconda "Il popolo Shardana" che ha avuto un notevole successo in Sardegna mentre questa è la terza opera. Cosa hanno in comune queste opere o se sono state scritte per motivi ben specifici?

M. Il primo testo riguarda una comunità dell'età del bronzo specifica dell'Isola di Sant'Antioco, suddivisa, come uso definirla io, in quartieri: abitativo, funerario, cultuale e tecnologico. Chiaramente a ciascun settore corrisponde una funzione ben specifica riassunta dall'aggettivo. Ci troviamo sopra un altipiano di orgine vulcanica dove i versanti costituiscono i confini comunitari. Nel secondo libro approccio uno studio sulle popolazione dell'età del Bronzo e sviluppo meglio il discorso dei quartieri e includo due novità: l'esercito e la società. Un particolare studio è stato fatto anche sulla religione del periodo. Il terzo testo invece, tratto l'innovazione dello studio genetico e lo spostamento degli esseri umani. L'altro elemento importante, del secondo capitolo, è l'analisi dell'arte che caratterizza questi essere umani. I predecessori di quelle popolazioni studiate nel primo e nel secondo testo.

D. Ha parlato di arte, che tipo di arte ci vuole raccontare e, secondo lei, lo studio di quest'arti, può riscrivere la storia?

M. Parliamo di un'arte che lo studioso Broglio definisce astratta, che forse trasmette messaggi o elementi e probabilemte, darà origine all'arte figurativa dei grandi pannelli preistorici dipinti con scene di caccia oppure se ne discosterà tenendo un ruolo puramente comunicativo. La storia, in quanto tale, non è mai definitiva ma sempre soggetta a nuovi studi e scoperte che possono confutarla o confermarla. Probabilmente lo studio di quest'arte ci aprirà nuovi spunti per capire i nostri predecessori e il loro vivere.

D. Sapiamo che lei è uno studioso o comunque un appassionato dei cosidetti "segni" o "incisioni" , che lei stesso dfinisce una forma di arte. Da quale segno o incisione è stato incuriosito maggiormente e perchè?

M. La prima incisione, o gruppo incisorio, che ha catturato la mia attenzione, è inscritto all'interno del nuraghe Losa di Abbasanta. La caratteristica che mi ha colpito è stata vedere che questi segni, ben ordinati e di sviluppo longitudinale, si presentino in una banda orizzontale ben ordinata. In questa incisione possiamo trovare sia linee astiformi che punti. Qualcosa dovrà pur significare...

D. Nel testo si parla anche di genetica, o meglio, si cerca di elaborare uno studio sulla genetica dei popoli preistorici. possiamo trovare anche dei legami con lo studio dell'arte da lei descritta?

M. I popoli preistorici non erano insensibili all'arte. Le loro creazioni, sia in stile volumetrico che parietale, erano contraddistinte da decorazioni. La Gimbutas le definisce meglio dando loro un significato espressivo anzichè meramente decorativo. Per questo motivo ho cercato di studiare le famiglie genetiche e le forme artistiche che queste hanno saputo conservare e tramandare ai posteri. 

D. Ci può dire qualcosa di queste famiglie da lei prese come caso studio?

M. Ho analizzato le componenti genetiche di alcuni clan dell'Europa centrale che si spostarono inseguendo le prede; ho analizzato le componenti genetiche di alcune bande stanziate sui Pirenei e infine, ho cercato di capire perchè gli agricoltori della mezza luna fertile si spostarono verso Occidente. Ed è proprio qui che parlo di famiglie genetiche quali la Eu8 e la Eu18 ed infine l'Aplo gruppo G tipico dei gruppi maschili.

D. Per chiudere, secondo lei cosa ancora non è stato scoperto o studiato? Quali novità potremmo avere in futuro?

M. Negli ultimi secoli si è sempre sostenuto che l'Oriente fosse la culla della Cultura, per via degli studi e delle ricerche condotti da inglesi e francesi; sarebbe interessante rivedere questo modello, soprattutto in virtù dei fenomeni ricollegabili all'ultima glaciazione, il popolamento delle Americhe e la rinascita dell'agricoltura ed ultimissimamente il rinvenimento di ominidi nel Nord Africa.

Segnalo il link del testo:
La Sardegna e il Mediterraneo occidentale

mercoledì 19 luglio 2017

FEMINA e NOBEL

di Durdica Bacciu

ArcheOlbia, in collaborazione con il Comune di Monti e il MeLP, presentano un importante appuntamento per questo fine settimana a Monti, comune alle falde del monte Limbara, conosciuto per essere un centro ricco di manifestazioni ed eventi culturali durante il periodo estivo, come il "Festival del Folklore", "Monti produce" e la "Sagra del Vermentino".
Quest'anno non poteva mancare un doveroso tributo ad uno dei personaggi più importanti del panorama sardo, unica donna italiana vincitrice del premio Nobel per la letteratura, Grazia Deledda!
Durante la serata, il 23 luglio 2017 alle ore 21, presso il Museo Etnografico, via del mandorlo 7, l'artista Giovanna Garau, in arte Violarossa, leggerà alcuni brani della famosa scrittrice, tutto accompagnato dal dolce suono dei flauti della banda musicale di Monti "San Gavino" con le flautiste: Giorgia Sanna, Maria Sanna, Alessia Pudda, Francesca Pudda e Valentina Manunta sotto la direzione della maestra Angela Ledda. 
Presenta la serata Marcello Cabriolu.

Per ulteriori informazioni: museoetnograficomonti@gmail.com oppure 3425129458

lunedì 3 luglio 2017

Sulle tracce della Grande Madre - Buddusò 22 luglio 2017

ArcheoBuddusò organizza per voi a Buddusò
Visita in nottura presso la domus di Santu Sebostianu e la necropoli di Ludurru.
Presenta la serata:
Marcello Cabriolu, autore de 'La Sardegna e il Mediterraneo Occidentale' ,
- la Dott.ssa Durdica Bacciu
- il team di ArcheoBuddusò
Illumineremo per voi questi splendidi monumenti creando un'atmosfera suggestiva.

Vi aspettiamo alle ore 20:00 presso il Ristorante Logudoro, dove cenerete in uno dei più bei locali del centro di Buddusò, subito dopo cena si parte a piedi verso la domus di Santu Sebostianu, sita nel cuore di Buddusò, a seguire la Necropoli di Ludurru distante 400 metri più avanti, in un piccolo agro in periferia.

Cena + Visita :
€ 25,00 a persona previa prenotazione
€ 10,00 per i bambini fino a 10 anni di età
COMUNICARE ANTICIPATAMENTE EVENTUALI INTOLLERANZE ALIMENTARI
Menù del Ristorante Logudoro:
Antipasti di terra : salumi misti e formaggi locali
Primi : Gnocchetti alla Logudoro ( sugo con salsiccia fresca)
Secondo: Arrosto di Vitello con contorno di patate arrosto, verdure
grigliate, pinzimonio
Frutta: Macedonia di frutta con gelato
Caffè , Vino ed Acqua
Menù Bambini: Cotoletta alla milanese+patate fritte
È inoltre possibile richiedere il
Menù Vegetariano
Prenotazione ed info :
347 9121459 Fiorella
079 714503 Ristorante Logudoro
Consigliati abiti comodi, scarpe sportive ed una piccola torcia elettrica

mercoledì 26 aprile 2017

Megaron a doppio antis di Dom'e Orgia Esterzili - ArcheOlbia

di Marcello Cabriolu
Ph Durdica Bacciu

 

durdica bacciu
Il megaron di Domu ‘e Orgìa, riconducibile al XIV sec. a.C., venne edificato ad una quota di 970 mt s.l.m. circa, all’imbocco di un valico. Potenzialmente la struttura controlla l’altipiano di Taccu Mauruoi e le sue numerose sorgenti, che in epoca preistorica dovevano essere sicuramente gestite dalle genti dei nuraghi. La potenzialità dell’insediamento è evidenziata inoltre dal fatto che il valico occupato sia stato in passato il passaggio obbligato dei percorsi di transumanza verso le pianure dal clima più mite. La struttura si mostra di forma rettangolare, con doppio antis, e circondata da un recinto ovale. La tecnica edilizia, nonostante siano stati utilizzati materiali resi a lastre, si presenta sempre del tipo a “sacco”, e l’edificio si eleva con almeno un atrio-vestibolo e due ambienti interni separati da un tramezzo, con un ingresso sormontato da un architrave e una luce di scarico. Vi si accede attraversando un vestibolo marginato da una panchina e, oltrepassando il primo ingresso, si entra nella sala più grande, anch’essa contornata da un sedile, interrotto a sinistra da una lastra ortostatica. L’ambiente più interno, a cui si accede attraverso un ingresso poderoso architravato, si rivela di dimensioni ridotte rispetto al precedente, ma anche questo adorno di un sedile.
durdica bacciu
Attualmente non ci è dato sapere che tipo di copertura fosse stata utilizzata, ma alcuni studiosi suppongono si trattasse di un tetto a doppio spiovente. All’interno del recinto ovale si trovano i residui di altre strutture, mentre altre ancora si intravedono qualche centinaio di metri più a Sud, testimoniando quanto il complesso fosse molto più ampio rispetto a quanto risulti evidente attualmente. L’indagine archeologica ha rivelato la presenza di svariata utensileria sia litica - come pestelli macine e lisciatoi - che fittile - olle e ciotole -, oltre ad una discreta quantità di prodotti bronzei. Tramite confronti con edifici dell’Età del Bronzo/Ferro della penisola e del Mediterraneo orientale, l’edificio parrebbe un centro religioso caratterizzato da un forte potere politico/economico. Attraverso questi confronti si evincono elementi sociali di genere femminile con ruoli di potere o di rappresentanza nella Sardegna del XII sec. a.C.

durdica bacciu
Come raggiungerlo
Dal paese di Esterzili seguire le indicazioni per il Monte Santa Vittoria e il Complesso Domu’e Orgìa. Percorrere la strada asfaltata di penetrazione agricola che indica Monte Santa Vittoria e percorrerla per diversi chilometri sino a quando si giunge alla vetta. Per arrivare al megaron, oltrepassare la pineta e proseguire lungo la stessa strada verso Escalaplano. Dopo pochi chilometri ancora, ormai scesi visibilmente di quota, in prossimità di un crocevia, si potrà vedere il monumento sulla sinistra a pochi metri dalla strada. L’area, libera all’accesso, è delimitata da un cancello e da una recinzione.

giovedì 16 marzo 2017

Il Nuraghe misto Orgono di Ghilarza - ArcheOlbia

di Marcello Cabriolu
Ph Internet
 
L’edificio è sistemato sul bordo di un altipiano lungo una via naturale d’accesso al bacino fluviale del Tirso e sorge vicinissimo - circa 800 mt - ad altri impianti quale il Nuraghe Mortos e altri diversi insediamenti. Il monumento, di pianta ovaleggiante, si costituisce di conci di basalto e di trachite in opera poligonale, rincalzati da numerosissime zeppe. I massi non sono sistemati in filari ordinati ma si dispongono a “ nido d’ape” e rispettano sempre la stessa tecnica edilizia tipica dei nuraghi: il muro a sacco. Si penetra all’interno della torre attraverso un ingresso di luce trapezoidale sormontato da un architrave e ci si inoltra, direttamente senza corridoio, in una sala dalla forma ellittica.
Il protonuraghe, edificato attorno al XVII sec. a.C. o forse anche prima, presenta una sala con volta “naviforme” nel cui fondo, contrapposta all’attuale accesso, si apre una nicchia architravata (residuo di un arcaico ingresso) con l’ingresso ad un vano scala che sale in senso orario al secondo livello. La sala presenta sulla sinistra una nicchia di taglio ogivale, sopraelevata e tamponata in modo disordinato, profonda qualche metro, mentre sulla destra è presente un’altra nicchia con una feritoia verso l’esterno. La scala termina la sua salita con un angolo retto a destra ed entra nel secondo livello, di forma sub ellittica, un nuraghe evoluto originariamente chiuso a tholos, dove probabilmente si apriva un finestrone verso oriente. Lungo il rifascio della parete N, esternamente all’edificio, si apre una grossa nicchia, residuo di un antico ingresso, che appare tuttora ostruito da un tamponamento disordinato avvenuto successivamente

Entrati a Ghilarza dalla SS 131 DCN, imboccando l’incrocio con l’indicazione per l’ospedale, prendere sulla destra la via Enrico Mattei. Proseguire per alcuni chilometri fino a raggiungere l’area del nuraghe, delimitata da un piccolo cancelletto. Il nuraghe è ben visibile sulla destra, a poche decine di metri dalla strada.