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Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali

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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
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mercoledì 25 febbraio 2026

Dalla Storia alla Comunità: Il Mio Legame con le Tradizioni e la Lingua Sarda con la dott.ssa Francesca Meloni

 di Durdica Bacciu (Archeologa)

Ph Francesca Meloni


Francesca Meloni è una giovane appassionata di storia, tradizioni e lingua sarda. Dopo aver intrapreso il percorso nei Beni culturali, ha deciso di proseguire con la laurea in Filologia per approfondire lo studio delle fonti e dei testi, comprendendo l’importanza di analizzare le parole e i documenti che tramandano la memoria storica e culturale. Originaria di Monti (SS), Francesca è fortemente legata alle tradizioni locali: dalle feste religiose ai riti popolari, dalla musica e dal canto tradizionale fino all’enogastronomia. Fa parte del gruppo folk “San Paolo” di Monti, dove ricopre il ruolo di segretaria, e considera l’esperienza non solo come apprendimento delle coreografie, ma come partecipazione a una piccola famiglia fatta di condivisione, orgoglio e senso di comunità. La sua passione per la lingua sarda è altrettanto profonda: per Francesca, parlare e trasmettere il sardo significa conservare memoria, identità e legami con le proprie radici. È convinta dell’importanza di valorizzare la lingua nelle scuole e di promuoverla tramite progetti come TuLis, laboratori e attività culturali. Francesca unisce così amore per il territorio, impegno nel preservare le tradizioni e attenzione alla trasmissione della cultura alle nuove generazioni, diventando una custode attiva della memoria e dell’identità di Monti. ( Ph Gianni Respano)

1. Cosa ti ha spinto a scegliere il percorso di studi in Beni culturali?

Ho scelto il percorso dei Beni culturali perché ho sempre nutrito un profondo interesse per la storia, l’arte e per tutto ciò che racconta l’identità di una comunità. Fin da piccola ero affascinata dai musei, dai monumenti e dai siti archeologici: li ho sempre considerati come ponti tra passato e presente, capaci di trasmettere emozioni, valori e memoria. Per me questo non rappresenta soltanto un ambito di studio, ma una vera e propria vocazione. Credo infatti che occuparsi di beni culturali significhi unire passione, conoscenza e senso di responsabilità verso la tutela e la valorizzazione della nostra memoria collettiva.


2. In che modo il tuo percorso universitario ha influenzato il tuo modo di guardare alle tradizioni locali?

Il mio percorso universitario ha cambiato profondamente il mio modo di guardare alle tradizioni locali. Se prima le consideravo soprattutto come eventi folkloristici o semplici momenti di festa, oggi le vedo come autentiche espressioni di identità, memoria e continuità storica. Gli studi mi hanno aiutata a comprendere che ogni tradizione — da una festa patronale a una rievocazione storica — è il risultato di stratificazioni culturali, influenze sociali e trasformazioni che si sono susseguite nel tempo. Inoltre, ho sviluppato uno sguardo più critico e consapevole: ho imparato a riconoscere il valore del patrimonio culturale immateriale e l’importanza della sua tutela e valorizzazione.

3. Perché hai deciso di proseguire con la laurea in Filologia?

Ho deciso di proseguire con la laurea in Filologia perché, dopo il percorso nei Beni culturali, ho sentito il bisogno di approfondire in modo più rigoroso lo studio delle fonti e dei testi. Mi sono resa conto che, per comprendere davvero la storia, le tradizioni e il patrimonio culturale, non basta analizzarne solo le manifestazioni materiali, ma è fondamentale tornare alle parole, ai documenti e alle testimonianze scritte che li hanno tramandati. La filologia mi permette di entrare nel cuore dei testi, di studiarne la lingua, la trasmissione e le varianti, e di ricostruirne il significato nel loro contesto originario. Inoltre, ho sempre nutrito una forte passione per la letteratura e per lo studio della lingua, in questo caso in particolare per quella sarda, che considero una componente essenziale dell’identità culturale del nostro territorio.

4. Cosa rappresentano per te le tradizioni di Monti?

Le tradizioni di Monti rappresentano l’identità più autentica della comunità. Sono il legame profondo con la storia, con la cultura che contraddistingue il territorio del Monteacuto e della Gallura, e con le sue radici contadine e pastorali. Attraverso le feste religiose, i riti popolari, la lingua e le tradizioni enogastronomiche — come la produzione del Vermentino tipico della zona — si tramandano valori di appartenenza, rispetto e solidarietà. Per me queste tradizioni rappresentano un legame profondo con le mie radici e con le persone che fanno parte della mia comunità: sono memoria viva, continuità e senso di identità condivisa.

5. Quali sono le tradizioni che ritieni più significative o meno conosciute del tuo paese?

Nel paese di Monti (SS) alcune tradizioni che ritengo particolarmente significative — e in parte meno conosciute al di fuori del territorio — sono la festa di San Paolo Eremita e le celebrazioni del periodo carnevalesco. La festa di San Paolo Eremita è una ricorrenza religiosa molto sentita dalla comunità. Non rappresenta solo un momento di fede, ma anche un’occasione in cui l’intero paese si ritrova tra celebrazioni liturgiche e momenti di convivialità. Ha un valore identitario molto forte per i montini e non solo: il santuario, infatti, è meta di pellegrinaggio anche da altre zone della Sardegna, in particolare dalla Gallura e dalla Baronia. Per quanto riguarda il Carnevale, un momento significativo è il Giovedì Grasso, giornata di “Su Laldaiolu”. Non si tratta solo di un riferimento alla tradizione gastronomica, ma di un’usanza che si tramanda da moltissimi anni. In questa occasione si esce in maschera per le case del paese con l’intento di raccogliere offerte, che vengono poi donate ai più bisognosi. È un gesto che unisce festa e solidarietà, rafforzando il senso di comunità. Queste tradizioni, pur non essendo sempre note come quelle di altri centri sardi più grandi, rappresentano l’essenza autentica di Monti: semplicità, forte senso comunitario e profondo legame con la terra.

6. Come si trasmettono oggi le tradizioni tra le generazioni?

Oggi a Monti le tradizioni si trasmettono soprattutto attraverso la vita quotidiana e l’esempio diretto. Non avviene in modo formale, ma all’interno delle famiglie, durante le feste, nei momenti di lavoro e nelle occasioni di ritrovo del paese. Anche la scuola, attraverso l’avvio di progetti e laboratori, svolge un ruolo importante, così come le associazioni culturali e i social media. Eventi, fotografie e racconti vengono condivisi online, permettendo alle nuove generazioni di sentirsi coinvolte e orgogliose delle proprie radici. In questo modo, la tradizione non resta legata solo al passato, ma continua a vivere e a rinnovarsi nel presente, mantenendo saldo il senso di appartenenza alla comunità.

7. Pensi che i giovani siano ancora legati alle radici culturali del territorio?

Sì, penso che molti giovani di Monti siano ancora legati alle radici culturali del territorio, anche se in modo diverso rispetto al passato. Forse non vivono le tradizioni con la stessa spontaneità di un tempo, perché oggi ci sono più stimoli, maggiore mobilità e un forte contatto con realtà esterne. Tuttavia, nei momenti più importanti — come le feste religiose, gli eventi del paese o le attività legate al vino e alla cultura locale — si percepisce chiaramente che il senso di appartenenza è ancora vivo. Magari si esprime in forme nuove, ma continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità collettiva.

8. Come è nato il tuo ingresso nel gruppo folk di Monti?

Il mio ingresso nel gruppo folk di Monti è nato in modo naturale, quasi spontaneo. Vedere il gruppo esibirsi durante le ricorrenze più importanti mi affascinava molto. Inoltre, mio nonno fu uno dei primi componenti del gruppo folk “San Paolo” di Monti, fondato nel 1983, e questo ha reso il legame ancora più significativo. Con il tempo è cresciuta in me la voglia di partecipare attivamente, non solo come spettatrice ma come protagonista. Così ho deciso di mettermi in gioco, spinta dalla passione per le tradizioni e dal desiderio di contribuire a mantenerle vive. Entrare nel gruppo non ha significato soltanto imparare coreografie e passi tradizionali, ma far parte di una piccola famiglia, fatta di condivisione, impegno e orgoglio per la nostra identità culturale.

9. Che ruolo ricopri all’interno del gruppo?

All’interno del gruppo folk di Monti ricopro il ruolo di segretaria, attualmente al mio secondo mandato. È un incarico che vivo con grande senso di responsabilità e orgoglio. Essere stata riconfermata per il secondo mandato, per me, significa fiducia, stima e continuità: è la dimostrazione concreta che il mio impegno viene apprezzato e che posso continuare a dare il mio contributo alla crescita e alla valorizzazione delle tradizioni del nostro paese. Questo ruolo mi permette non solo di partecipare attivamente alla vita del gruppo, ma anche di contribuire, in modo organizzativo e responsabile, alla tutela e alla promozione della nostra identità culturale.

10. Cosa significa per te indossare l’abito tradizionale?

Indossare l’abito tradizionale di Monti per me è un’emozione profonda. Non è solo un vestito, ma un simbolo di identità, storia e appartenenza. Mi fa sentire orgogliosa delle mie radici e parte di una comunità custode di un patrimonio culturale che merita di essere rispettato e tramandato. È un gesto che va oltre l’estetica: è un vero e proprio atto d’amore verso il mio paese e verso la sua storia.

11. Che rapporto hai con la lingua sarda?

l mio rapporto con la lingua sarda è prima di tutto affettivo, più che puramente linguistico. È la lingua che ho ascoltato sin da piccola, nelle conversazioni degli anziani, nelle espressioni quotidiane, nei racconti e nei momenti autentici della vita di paese. Credo che conservarla e continuare a usarla sia un modo fondamentale per mantenere vivo un patrimonio culturale prezioso e per rafforzare il legame con la nostra identità collettiva.

12. Pensi che la lingua sia uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale?

Sì, penso che la lingua sia uno degli elementi fondamentali dell’identità culturale. Non è solo uno strumento di comunicazione: è il veicolo attraverso cui si trasmettono storie, leggende, valori e modi di vivere. Parlare in sardo significa sentire la vicinanza delle generazioni passate, riconoscersi nella comunità e mantenere vivi i legami con le proprie radici. Per me, la lingua rappresenta memoria, appartenenza e continuità. Senza di essa, molte sfumature della nostra cultura rischierebbero di perdersi, perché attraverso le parole si custodiscono le tradizioni, le emozioni e l’essenza stessa di chi siamo.

13. Quali sono, secondo te, le principali difficoltà nella tutela e nella diffusione del sardo?

Secondo me, le principali difficoltà nella tutela e nella diffusione del sardo derivano da fattori sia sociali sia culturali. Uno dei principali problemi è l’influenza dei media e della globalizzazione: i giovani crescono esposti principalmente all’italiano standard e alle lingue straniere attraverso la scuola, la televisione, internet e i social. Questo riduce l’uso quotidiano del sardo, che rischia di rimanere confinato ai contesti familiari o festivi. Un altro fattore riguarda la perdita della trasmissione intergenerazionale: molti anziani parlano fluentemente il sardo, ma i giovani lo usano meno. Senza un contatto diretto e costante con chi lo parla, la lingua perde forza e vitalità. Infine, c’è la scarsa presenza del sardo nelle istituzioni e nelle scuole, dove non sempre è integrato nel percorso didattico o nelle attività ufficiali. Questo fa sì che venga percepito come opzionale o secondario, anziché come un patrimonio culturale da valorizzare. Nonostante queste difficoltà, la passione di chi custodisce la lingua, unita a iniziative locali — come il gruppo folk, le feste tradizionali e i laboratori culturali — può fare la differenza nel mantenerla viva e trasmetterla alle nuove generazioni.

14. La lingua sarda dovrebbe essere valorizzata maggiormente nelle scuole?

Sì, penso che la lingua sarda dovrebbe essere valorizzata molto di più nelle scuole. Integrare la lingua nella didattica non significa solo insegnare parole e grammatica, ma anche far conoscere ai giovani la cultura, le tradizioni, i canti, i racconti e la storia del territorio. Questo contribuirebbe a rafforzare il senso di appartenenza e a far comprendere che il sardo non è solo un dialetto, ma un patrimonio culturale vivo e prezioso. Inoltre, laboratori, momenti di lettura, musica e teatro in sardo potrebbero rendere l’apprendimento più coinvolgente, farlo percepire come utile e stimolare la curiosità dei ragazzi, trasmettendo alle nuove generazioni una lingua che è parte essenziale della nostra identità. A questo proposito, il progetto TuLis (Tutela della Lingua Sarda) è un’iniziativa promossa dalla Regione Autonoma della Sardegna per tutelare, promuovere e valorizzare la lingua sarda e le sue varianti locali, come il gallurese, anche tramite finanziamenti per attività mirate. Grazie a questo progetto, molte attività vengono realizzate all’interno degli istituti scolastici, garantendo così un avvicinamento concreto delle nuove generazioni alla lingua di appartenenza.

venerdì 23 ottobre 2020

Bacciu Durdica e Meloni Francesca le prime OMCTI della Sardegna

 

Operatori di Marketing culturale e di turismo integrato (OMCTI)


Si stanno tenendo on line (con collegamenti da diverse regioni come Sardegna, Liguria, Basilicata, Campania, Lazio e Sicilia) i corsi di formazione per Operatori di Marketing culturale e di Turismo Integrato (OMCTI), promossi da Formatemp E-Work e Forma Service, i quali progetti sono curati da Fernanda Ruggiero, docente del corso e consulente di Nuovi Turismi. Le discipline sulle quali si adoperano e si misurano, con dedizione, una quindicina di giovani
 sono: i marchi di qualità italiani, alberghi diffusi, web marketing, progettazione turistica integrata in particolare sport natura, costituzione di società e cooperative, cineturismo, organizzazione eventi e comunicazione. Hanno partecipato con profitto anche Durdica Bacciu, Archeologa e Guida Turistica di Olbia e Francesca Meloni, di Monti, vice presidente dell’Associazione Culturale Erèntzia e membro del Gruppo Folk San paolo di Monti. Le due dottoresse sono le prime OMCTI a livello regionale e si occuperanno di marketing culturale e turismo integrato nella nostra bella Isola.

La comunicazione del territorio è dunque al centro del dibattito condotto dal giornalista Armando Lostaglio. “Essa rimane fra le priorità di una comunità” asserisce Durdica, derivando dal latino cum=con e munire=legare, mettere in comune, aggregare. È un fenomeno complesso ma che permette di trasmettere informazione in modo diretto, semplice ed efficace. 

La comunicazione, sempre in continuo mutamento – è passata dalla sola stampa alle informazioni su mezzi tecnologici - è ormai parte di noi, ne veniamo a contatto quasi inconsapevolmente ma è grazie ad essa che possiamo far emergere quell’atto, chiamato sponsorizzazione, che tanto ci è caro nei confronti dei nostri borghi. La tecnologia, oggi, ci permette di coinvolgere un pubblico sempre più ampio e non prettamente legato al territorio. “Ecco che qui cresce l’importanza della valorizzazione delle nostre tradizioni e della nostra cultura, da poter trasmettere ai visitatori, suggerendo e presentando i luoghi a noi più cari con una corretta informazione nel sistema turistico-culturale” sostiene Francesca. E intanto veniamo subissati da notizie e immagini in ogni momento della giornata, siamo addirittura influenzati nelle nostre scelte quotidiane, “Ecco perché una corretta informazione resta molto importante nel settore turistico” testimonia Eufemia. 


Ogni realtà dovrebbe investire maggiormente nella comunicazione al fine di promuovere al meglio le bellezze e gli attrattori del proprio territorio, facilitando così le opportunità di crescita occupazionale onde evitare lo spopolamento dei nostri borghi attirando giovani professionisti.

“Sono tante le potenzialità del mio paese (in Basilicata) nonostante l'emergenza sia tangibile sotto molti punti quali lo spopolamento, l'emigrazione, l'arrendevolezza giovanile”, esprime la corsista Mariangela, “per questo dobbiamo puntare sulla diffusione delle nostre conoscenze e competenze”.

La necessità di comunicare per noi abitanti dell’Alta Irpinia” afferma Angelica  è fondamentale perché siamo nel cuore dei Monti Picentini arroccati sulle montagne, isolati e poco conosciuti, dove la comunicazione interna, da parte degli abitanti più attivi socialmente, avviene quasi esclusivamente aggregandosi alle varie associazioni. Quindi una comunicazione efficace e chiara è il perno essenziale per chi intende promuovere lo sviluppo e valorizzare la ricca cultura dei nostri borghi rurali, evidenziando la conservazione delle tradizioni tipiche”. Tutto questo non è possibile se non si attua la valorizzazione del territorio attraverso un'approfondita conoscenza storica. Per comprendere a fondo i processi storici, si deve ricercare quell'identità composta nei luoghi e nei personaggi che abbiano avuto un’importanza specifica in quel contesto, in modo da individuarne l'anima e valorizzare quelli ciò che resta invisibile. “La storia è dunque la tutela del nostro immesso patrimonio culturale” sostiene Michela. 

Durdica Bacciu
Proprio per questa necessità di conoscere e vivere personalmente la storia dei luoghi, nasce il turismo esperienziale, il modo in cui il visitatore si confronta con le comunità che visita. Il patrimonio di una destinazione non è rappresentato solo dai suoi luoghi fisici, ne fanno parte anche elementi immateriali quali la cultura e le tradizioni. La comunicazione gioca un ruolo chiave nell’attirare l’attenzione, creando un viaggio “emotivo” nell’immaginazione della persona ancora prima che questa parta, è su questo principio che si basa il web marketing turistico:

Francesca Meloni

“Il viaggiatore visita un luogo non solo per vedere qualcosa, bensì per vivere una nuova esperienza in tutta la sua complessità” dichiara Francesco. Bisogna raccontare la propria destinazione con doveroso impegno; ogni luogo di interesse dev’essere fruibile nella maniera migliore e reso accessibile a un livello più metafisico. Un museo splendido rimane vuoto, se non viene fatto conoscere, la destinazione che non sa raccontarsi è destinata a essere dimenticata. Ecco che comunicare rimane di primaria importanza, anche attraverso i social o mediante un sito web efficace, con l’identica priorità dedicata alla gestione del luogo stesso, rendendo tutti protagonisti del territorio consentendo aggregazioni giovanili in grado di stimolare l’operatività degli enti territoriali.

(Durdica Bacciu, Francesca Meloni, Eufemia Telesca, Mariangela Re, Angelica Boccia, Michela Metallo Francesco Iannì)

mercoledì 19 luglio 2017

FEMINA e NOBEL

di Durdica Bacciu

ArcheOlbia, in collaborazione con il Comune di Monti e il MeLP, presentano un importante appuntamento per questo fine settimana a Monti, comune alle falde del monte Limbara, conosciuto per essere un centro ricco di manifestazioni ed eventi culturali durante il periodo estivo, come il "Festival del Folklore", "Monti produce" e la "Sagra del Vermentino".
Quest'anno non poteva mancare un doveroso tributo ad uno dei personaggi più importanti del panorama sardo, unica donna italiana vincitrice del premio Nobel per la letteratura, Grazia Deledda!
Durante la serata, il 23 luglio 2017 alle ore 21, presso il Museo Etnografico, via del mandorlo 7, l'artista Giovanna Garau, in arte Violarossa, leggerà alcuni brani della famosa scrittrice, tutto accompagnato dal dolce suono dei flauti della banda musicale di Monti "San Gavino" con le flautiste: Giorgia Sanna, Maria Sanna, Alessia Pudda, Francesca Pudda e Valentina Manunta sotto la direzione della maestra Angela Ledda. 
Presenta la serata Marcello Cabriolu.

Per ulteriori informazioni: museoetnograficomonti@gmail.com oppure 3425129458

venerdì 3 marzo 2017

8 marzo con ArcheOlbia - Olbia e Monti

di Durdica Bacciu


Una giornata speciale quella dell'8 marzo, la Festa delle Donne. Per questa occasione, l'Associazione ArcheOlbia collabora con i Comune di Olbia e di Monti, rispettivamente con l'Assessorato alla Cultura e Istruzione per Olbia e all' Associazione Giovanna Baino ed ancora con l'Assessorato alla cultura per Monti.

L'8 mattina, presso il Museo Archeologico di Olbia, alle 10.30, si aprirà la giornata con un convegno dedicato alle scuole avente per argomento la figura della donna nel passato e dove saranno esposte le figure più importanti che in qualche modo hanno caratterizzato la storia di Olbia. Evento aperto a tutti. Al piano terra invece, sarà allestita una mostra con i ricordi e memorie delle "Fizas de Terranoa".


L'8 pomeriggio, alle ore 18.30, presso il Museo Etnografico di Monti, si inaugurerà la Mostra "C'era una volta una principessa - Elena de Lacon", un progetto fotografico di Giuseppe Ortu e si svolgerà il convegno avente come tema, "Elena de Lacon" e "Le donne nel medievo"..
In tale occasione sarà attribuito un riconoscimento, da parte del comune di Monti, a due donne che si sono distinte nel campo sociale. L'evento è aperto a tutti.

Per qualsiasi informazione:
ArcheOlbia
archeolbia@gmail.com

Museo etnografico di Monti
museoetnograficomonti@gmail.com

domenica 12 febbraio 2017

Corso di Operatore del Turismo Culturale - Abilitazione Professionale ai sensi della L. R. n. 20 del 18/12/06



di Durdica Bacciu

La figura di operatore per il turismo culturale svolge un ruolo importante nello sviluppo territoriale considerando i trend positivi della domanda turistica nella Regione Sardegna ed è proprio per questo motivo il corso ha l’obiettivo di formare operatori turistici formati nel contesto socio-culturale locale, per migliorare il servizio di domanda/offerta turistica.
Le competenze che si aquisiranno permetteranno di lavorare sia nell'ambito pubblico che in quello privato con il ruolo di ideatori di percorsi turistici, consulenti turistico-culturali, organizzatori di iniziative culturali come mostre, rassegne, visite guidate ed escursioni.
Nell’ambito dell’accompagnamento turistico, le sue competenze possono essere impiegate nell' organizzazione di percorsi culturali per scolaresche, anziani, turisti e residenti.

SBOCCHI PROFESSIONALI
Lavoro autonomo, cooperative, società, associazioni turistico-culturali, agenzie di viaggio, tour operator ed enti turistici di ogni genere.

QUALIFICHE RILASCIATE
Alla fine del corso verrà rilasciato ai partecipanti, che abbiano garantito una frequenza pari ad almeno l’80% delle ore totali ed abbiano superato con profitto un esame finale, un attestato di partecipazione. Ai laureati in discipline afferenti le materie turistiche, storico e umanistiche architettoniche verrà rilasciato inoltre un certificato di tirocinio operativo che darà la possibilità di procedere all’iscrizione presso il Registro Regionale delle Guide Turistiche della Regione Sardegna. Ai possessori di diploma di scuola media superiore, verrà avviato un tirocinio di un anno, anche non continuativo, allo scopo di poter partecipare e superare con esito positivo l'esame bandito dalla Regione Sardegna (L.R. 20/2006 art.5 comma 2).

REQUISITI DI PARTECIPAZIONE
  • Diploma di scuola media superiore (oltre al corso, qualora si intenda presentare istanza di iscrizione al Registro Regionale delle Guide Turistiche della Regione Sardegna, sarà necessario continuare un percorso di stage autonomamente presso enti o associazioni turistiche e sostenere un esame bandito ogni due anni)
  • Laurea triennale in discipline afferenti alle materie turistiche, umanistiche e storico-artistiche ed architettoniche

DURATA, MODALITA' E SEDE DI SVOLGIMENTO
Il corso si articola in tre aree formative per un totale di 100 ore, suddivise nell’arco di tre mesi.
Lezioni frontali: 60 ore
Uscite didattiche: 40 ore
Sede di svolgimento: Monti - Museo etnografico Luigi Pirisino Casa Franco - Via del mandorlo
Alla fine del percorso formativo è previsto un esame, che si articola in due momenti: una prima fase d’aula, che servirà per valutare il grado di apprendimento del corso ed una successiva fase pratica finalizzata alla visita simulata. 

DOCENTI
Esperti nelle discipline d’insegnamento previste dal profilo, laureati e professionisti iscritti nei rispettivi albi e/o collegi professionali, tecnici e istruttori altamente specializzati per quanto concerne le applicazioni pratiche o riconosciuti presso le associazioni nazionali di categoria o di settore.

COSTI
Il costo è di 300,00 € per chi si iscrive entro il 25 febbraio 2017, da versare in due soluzioni pari a 150 euro al momemnto dell'iscrizione e 150 euro entro e non oltre il mesei di aprile 2017. 
Per chi si iscrive oltre tale data, la quota è di 400 euro al momento dell'iscrizione 200 euro e il restante entro il mese di aprile 2017.
La quota e comprende il materiale didattico, i biglietti ai siti e ai musei e l' assicurazione. 
La quota deve essere versata sul C/c di: Ass. ArcheOlbia, IBAN: IT05C0760117200001032726919 c/o Poste Italiane

SCADENZE
La scadenza delle iscrizioni è fissata al 28 febbraio 2017. 
Il corso verrà attivato al raggiungimento minimo di 7 partecipanti


 COME ISCRIVERSI
Per iscriversi è sufficiente compilare il modulo presente sotto l'articolo ed inviarne scansione ad uno dei seguenti indirizzi:
museoetnograficomonti@gmail.com - archeolbia@gmail.com

PROGRAMMA DIDATTICO
AMBITI CARATTERIZZANTI (24 ORE)
STORIA E ARCHEOLOGIA DELLA SARDEGNA
GEOGRAFIA FISICA E DEL PAESAGGIO
STORIA DELL’ARTE E ARCHITETTURA DELLA SARDEGNA
AMBITI COMPLEMENTARI (24 ORE)
LINGUA INGLESE PER IL TURISMO 
PSICOLOGIA DEL TURISTA
USI E TRADIZIONI DELLA SARDEGNA 
PROGETTAZIONE PERCORSI ED ITINERARI CULTURALI 
AMBITI TRASVERSALI (12 ORE)
ELEMENTI DI MARKETING E COMUNICAZIONE TURISTICA
ELEMENTI DI ENOLOGIA E GASTRONOMIA
ERBORISTERIA SARDA
ESCURSIONI DIDATTICHE: (40 ore)
-  MUSEALI
-  ENOLOGICHE 
- ARCHEOLOGICHE

Per info e contatti:
- museoetnograficomonti@gmail.com
3207563379
- archeolbia@gmail.com
3456328150 - 3425129458