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Associazione ArcheOlbia
Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali

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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
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martedì 3 febbraio 2026

Sentieri, storie e silenzi: un viaggio con Veronica Chiodino - Guida Ambientale Escursionistica

 di Durdica Bacciu

ph Veronica Chiodino

Veronica Chiodino è accompagnatrice turistica e guida ambientale escursionistica ad Arzachena. Laureata in Gestione dei Beni Culturali, vive e lavora nel territorio gallurese, con cui ha un legame profondo e autentico. Attraverso il trekking, la divulgazione culturale e la fotografia, promuove una valorizzazione consapevole e sostenibile del paesaggio, intrecciando natura, storia e identità locale. Il suo approccio si basa sulla lentezza, sull’ascolto e sul rispetto del territorio, con l’obiettivo di trasformare ogni cammino in un’esperienza di conoscenza e benessere.

1. Può presentarsi e raccontare il suo legame con Arzachena?


Mi chiamo Veronica e sono accompagnatrice turistica, guida ambientale escursionistica e addetta alla biglietteria del Parco Archeologico di Arzachena. Sono madre di una ragazza di quasi ventidue anni e vivo e lavoro in questo territorio, che conosco fin dalla nascita e con cui ho un legame profondo.
Laureata in Gestione dei Beni Culturali, ho maturato attraverso studi, formazione continua ed esperienze nel turismo un forte interesse per la valorizzazione consapevole e sostenibile del patrimonio locale.
Arzachena non è solo il luogo in cui vivo, ma una realtà da raccontare e condividere con passione.

2. Il suo percorso formativo in beni culturali si affianca all’attività di guida ambientale e alla fotografia: in che modo questi ambiti dialogano tra loro?
Il mio percorso formativo in beni culturali dialoga in modo naturale con l’attività di guida ambientale e con la fotografia, poiché tutti e tre gli ambiti condividono un obiettivo comune: la valorizzazione del territorio.
La formazione universitaria mi fornisce gli strumenti per leggere e interpretare il patrimonio storico e culturale, che va sempre contestualizzato nel suo ambiente. L’attività di guida ambientale mi consente di trasmettere questi contenuti in modo diretto e coinvolgente, mentre la fotografia diventa un mezzo narrativo capace di raccontare luoghi, dettagli e identità, contribuendo a sensibilizzare il pubblico al rispetto e alla conoscenza del paesaggio.

3. Come nasce la sua passione per il trekking e quale valore attribuisce all’esperienza del camminare nel territorio?
La mia passione per il trekking nasce nel 2013, come risposta a un richiamo profondo del territorio. All’epoca lavoravo come receptionist in una piccola struttura ricettiva e, attraverso le domande dei viaggiatori, ho iniziato a guardare i luoghi che mi circondavano con occhi nuovi. Ogni richiesta era un invito ad andare oltre, a conoscere, a esplorare.
Camminando ho scoperto non solo sentieri, ma anche un modo diverso di stare al mondo: il passo lento, l’ascolto della natura, il dialogo silenzioso con rocce e paesaggi. Il trekking è diventato per me energia, consapevolezza e crescita. Da quel cammino è nato un vero progetto di vita: trasformare l’amore per il territorio in una professione capace di ispirare altri a mettersi in cammino.
La mia missione è rendere il trekking un’occasione di conoscenza, benessere psicofisico e consapevolezza, accompagnando le persone alla scoperta del territorio in modo responsabile, coinvolgente e sostenibile.


4. In che modo la conoscenza storica contribuisce alla lettura del paesaggio durante le escursioni?
La conoscenza storica arricchisce profondamente la lettura del paesaggio, trasformando l’escursione in un’esperienza consapevole. Ogni sentiero, muro a secco, fiume o roccia è il risultato di una lunga interazione tra l’uomo e l’ambiente. Comprendere la storia significa riconoscere questi segni e leggerne il significato.
Anche i toponimi diventano strumenti preziosi: i nomi dei luoghi raccontano attività, caratteristiche naturali, presenze umane e memorie collettive. Il paesaggio smette così di essere solo uno sfondo e diventa un racconto stratificato, capace di restituire le trasformazioni del territorio nel tempo. Camminare diventa quindi un atto di interpretazione e di rispetto verso un patrimonio vivo, fatto di natura, storia e cultura, da valorizzare in chiave sostenibile.

5. Da fotografa amatoriale, quali aspetti del territorio predilige osservare e documentare?
Da fotografa amatoriale prediligo un approccio istintivo e autentico: i miei scatti nascono “di pancia”. Fotografo per passione, senza una formazione accademica in fotografia e senza finalità commerciali, nonostante mi sia stato spesso proposto di vendere le mie immagini.
Attraverso la fotografia cerco soprattutto di trasmettere un’emozione, di restituire ciò che ho percepito e vissuto in un determinato momento, filtrato dal mio sguardo personale. Amo immortalare scorci particolari, panorami mozzafiato, ma anche siti archeologici e ruderi abbandonati.
Ogni foto per me è come un quadro: vivo, composto con cura, dove ogni dettaglio conta. Essendo una persona sensibile e istintiva, le mie immagini devono comunicare vita e movimento, senza mai apparire statiche.
Vivo su un’isola straordinaria, celebre per le sue calette e il mare cristallino, ma sento il bisogno di esplorare e documentare luoghi meno conosciuti, lontani dalle rotte del turismo di massa. Allo stesso tempo, in un’epoca segnata dall’overtourism e dagli impatti ambientali, sono consapevole dell’importanza di una divulgazione responsabile, soprattutto sui social.
Da buon Capricorno, prediligo la montagna e i punti elevati, da cui il paesaggio si apre nella sua interezza: se il mare fa da cornice, per me lo scatto è completo. Amo fotografare la mia terra soprattutto fuori stagione, quando si rivela più autentica, per cogliere dettagli che altrimenti resterebbero nascosti, come cascate e torrenti in piena.

6. Esistono luoghi di Arzachena o della Gallura che considera particolarmente significativi dal punto di vista storico e naturalistico?
Sono molti i luoghi di Arzachena e della Gallura che considero profondamente significativi dal punto di vista storico e naturalistico. Camminando tra i tafoni si ha quasi la sensazione che la pietra “parli”: racconta storie millenarie, del vento e della pioggia che l’hanno modellata, e degli antichi che sotto queste rocce cercavano riparo, protezione o luoghi di sepoltura. La Roccia del Fungo e quella dell’Orso di Palau ne sono esempi emblematici, veri e propri monumenti naturali.
Un altro elemento fondamentale sono gli stazzi, le case rurali in pietra legate alla vita agro-pastorale, attorno alle quali si organizzavano il lavoro, la famiglia e il rapporto con il territorio. Veri microcosmi di identità ed equilibrio tra uomo e natura, custodi di leggende e memorie tramandate nel tempo.
Il Parco Archeologico di Arzachena rappresenta forse la sintesi più chiara di questo legame: i circoli megalitici di Li Muri, i nuraghi, le tombe dei Giganti e il tempietto di Malchittu raccontano un dialogo continuo tra l’uomo e il paesaggio, modellato nel tempo senza mai spezzarne l’anima.
Arzachena, affermatasi come meta turistica d’eccellenza con il boom della Costa Smeralda, è conosciuta soprattutto per il richiamo estivo del suo mare. Eppure è una terra capace di offrire molto in ogni stagione, con colori, profumi e ritmi sempre diversi. Vivere il solstizio d’inverno davanti alle tombe dei Giganti di Li Lolghi o di Coddu Ecchju può diventare un’esperienza indimenticabile. Il passato è futuro.

7. Quanto ritiene importante integrare la tutela ambientale con la valorizzazione del patrimonio culturale?
Credo sia fondamentale integrare la tutela ambientale con la valorizzazione del patrimonio culturale, perché paesaggio e cultura fanno parte di un unico ecosistema che racconta l’identità di un territorio. Proteggere l’ambiente significa preservare il contesto in cui la storia si è sviluppata; allo stesso modo, valorizzare i siti culturali senza attenzione alla natura ne compromette autenticità e fruibilità.
Solo tenendo insieme questi aspetti possiamo trasmettere alle future generazioni un territorio integro e una memoria viva. Per me, questo significa impegnarsi ogni giorno nel raccontare, preservare e far conoscere i luoghi, affinché natura e cultura continuino a camminare insieme.

8. Quale messaggio desidera trasmettere a chi si avvicina al trekking e alla scoperta consapevole del territorio sardo?
A chi si avvicina al trekking e alla scoperta consapevole del territorio sardo desidero trasmettere un invito alla lentezza e all’ascolto.
Camminare in Sardegna non significa solo attraversare paesaggi mozzafiato o scattare foto “instagrammabili”, ma entrare in relazione con una terra antica, fatta di silenzi, saperi ancestrali, tradizioni e fragilità.
Ogni sentiero è un incontro: con la natura, con le comunità locali e, soprattutto, con sé stessi. Il trekking diventa così un atto di rispetto e di cura, un modo per conoscere il territorio senza impattarlo, imparando a osservarlo, proteggerlo e valorizzarlo.
“Ispirati, ispira e respira”: tre parole che racchiudono il mio modo di vivere e di accompagnare gli altri nella scoperta del territorio.

9. Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Per molto tempo mi sono adattata alle esigenze del mercato, mettendo in secondo piano le mie vere inclinazioni. A un certo punto ho capito che stavo rinunciando a me stessa. Il mio augurio per il futuro, forse semplice ma profondamente necessario, è sentirmi libera.
Mi accompagna una frase attribuita a Confucio, diventata il mio mantra: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”. Vorrei potermi esprimere pienamente, lavorare a tempo pieno come guida turistica e guida ambientale escursionistica, accompagnando le persone nella scoperta lenta e consapevole del territorio.
Sogno uno stazzo gallurese tutto mio, una vita in campagna, gli animali e, magari, un piccolo B&B capace di accogliere i viaggiatori non solo come ospiti, ma come parte di un’esperienza autentica, fatta di natura, condivisione e tempo ritrovato.


venerdì 23 ottobre 2020

Bacciu Durdica e Meloni Francesca le prime OMCTI della Sardegna

 

Operatori di Marketing culturale e di turismo integrato (OMCTI)


Si stanno tenendo on line (con collegamenti da diverse regioni come Sardegna, Liguria, Basilicata, Campania, Lazio e Sicilia) i corsi di formazione per Operatori di Marketing culturale e di Turismo Integrato (OMCTI), promossi da Formatemp E-Work e Forma Service, i quali progetti sono curati da Fernanda Ruggiero, docente del corso e consulente di Nuovi Turismi. Le discipline sulle quali si adoperano e si misurano, con dedizione, una quindicina di giovani
 sono: i marchi di qualità italiani, alberghi diffusi, web marketing, progettazione turistica integrata in particolare sport natura, costituzione di società e cooperative, cineturismo, organizzazione eventi e comunicazione. Hanno partecipato con profitto anche Durdica Bacciu, Archeologa e Guida Turistica di Olbia e Francesca Meloni, di Monti, vice presidente dell’Associazione Culturale Erèntzia e membro del Gruppo Folk San paolo di Monti. Le due dottoresse sono le prime OMCTI a livello regionale e si occuperanno di marketing culturale e turismo integrato nella nostra bella Isola.

La comunicazione del territorio è dunque al centro del dibattito condotto dal giornalista Armando Lostaglio. “Essa rimane fra le priorità di una comunità” asserisce Durdica, derivando dal latino cum=con e munire=legare, mettere in comune, aggregare. È un fenomeno complesso ma che permette di trasmettere informazione in modo diretto, semplice ed efficace. 

La comunicazione, sempre in continuo mutamento – è passata dalla sola stampa alle informazioni su mezzi tecnologici - è ormai parte di noi, ne veniamo a contatto quasi inconsapevolmente ma è grazie ad essa che possiamo far emergere quell’atto, chiamato sponsorizzazione, che tanto ci è caro nei confronti dei nostri borghi. La tecnologia, oggi, ci permette di coinvolgere un pubblico sempre più ampio e non prettamente legato al territorio. “Ecco che qui cresce l’importanza della valorizzazione delle nostre tradizioni e della nostra cultura, da poter trasmettere ai visitatori, suggerendo e presentando i luoghi a noi più cari con una corretta informazione nel sistema turistico-culturale” sostiene Francesca. E intanto veniamo subissati da notizie e immagini in ogni momento della giornata, siamo addirittura influenzati nelle nostre scelte quotidiane, “Ecco perché una corretta informazione resta molto importante nel settore turistico” testimonia Eufemia. 


Ogni realtà dovrebbe investire maggiormente nella comunicazione al fine di promuovere al meglio le bellezze e gli attrattori del proprio territorio, facilitando così le opportunità di crescita occupazionale onde evitare lo spopolamento dei nostri borghi attirando giovani professionisti.

“Sono tante le potenzialità del mio paese (in Basilicata) nonostante l'emergenza sia tangibile sotto molti punti quali lo spopolamento, l'emigrazione, l'arrendevolezza giovanile”, esprime la corsista Mariangela, “per questo dobbiamo puntare sulla diffusione delle nostre conoscenze e competenze”.

La necessità di comunicare per noi abitanti dell’Alta Irpinia” afferma Angelica  è fondamentale perché siamo nel cuore dei Monti Picentini arroccati sulle montagne, isolati e poco conosciuti, dove la comunicazione interna, da parte degli abitanti più attivi socialmente, avviene quasi esclusivamente aggregandosi alle varie associazioni. Quindi una comunicazione efficace e chiara è il perno essenziale per chi intende promuovere lo sviluppo e valorizzare la ricca cultura dei nostri borghi rurali, evidenziando la conservazione delle tradizioni tipiche”. Tutto questo non è possibile se non si attua la valorizzazione del territorio attraverso un'approfondita conoscenza storica. Per comprendere a fondo i processi storici, si deve ricercare quell'identità composta nei luoghi e nei personaggi che abbiano avuto un’importanza specifica in quel contesto, in modo da individuarne l'anima e valorizzare quelli ciò che resta invisibile. “La storia è dunque la tutela del nostro immesso patrimonio culturale” sostiene Michela. 

Durdica Bacciu
Proprio per questa necessità di conoscere e vivere personalmente la storia dei luoghi, nasce il turismo esperienziale, il modo in cui il visitatore si confronta con le comunità che visita. Il patrimonio di una destinazione non è rappresentato solo dai suoi luoghi fisici, ne fanno parte anche elementi immateriali quali la cultura e le tradizioni. La comunicazione gioca un ruolo chiave nell’attirare l’attenzione, creando un viaggio “emotivo” nell’immaginazione della persona ancora prima che questa parta, è su questo principio che si basa il web marketing turistico:

Francesca Meloni

“Il viaggiatore visita un luogo non solo per vedere qualcosa, bensì per vivere una nuova esperienza in tutta la sua complessità” dichiara Francesco. Bisogna raccontare la propria destinazione con doveroso impegno; ogni luogo di interesse dev’essere fruibile nella maniera migliore e reso accessibile a un livello più metafisico. Un museo splendido rimane vuoto, se non viene fatto conoscere, la destinazione che non sa raccontarsi è destinata a essere dimenticata. Ecco che comunicare rimane di primaria importanza, anche attraverso i social o mediante un sito web efficace, con l’identica priorità dedicata alla gestione del luogo stesso, rendendo tutti protagonisti del territorio consentendo aggregazioni giovanili in grado di stimolare l’operatività degli enti territoriali.

(Durdica Bacciu, Francesca Meloni, Eufemia Telesca, Mariangela Re, Angelica Boccia, Michela Metallo Francesco Iannì)