📌Il SISTEMA MUSEALE INTEGRATO della Diocesi di Tempio Ampurias presenta:
⚠️- Corso di formazione e divulgazione dedicato agli operatori culturali, del turismo e Guide turistiche, archeologiche e museali -⚠️
Gli appuntamenti in calendario saranno i seguenti:
· 🏛 01 marzo 2019: “I musei di Arte Sacra — Comunicazione e rapporto con il territorio” Relatore: Dr. Gianni Pireddu - Ufficio Beni Culturali e Commissione per l'Arte Sacra
· 🏛🏛 15 marzo 2019: “Incontri e scontri sull’archeologia sarda—Tra ricerca e mito” Dr. Rubens D'Oriano - Funzionario Archeologo SABAP (SS-NU) - Sede di Olbia
· 🏛🏛🏛 29 marzo 2019: “Il ruolo della Sardegna preistorica nel Mediterraneo — emergenze e cultura materiale” Dott.ssa Angela Antona - Archeologa
· 🏛🏛05 aprile 2019: “Sardinia – Storia e presenze da Cartagine alla tarda antichità” Prof. Attilio Mastino - Professore ordinario Storia romana - Università di Sassari (DISSUF)
· 🏛 12 aprile 2019: “Cristianesimo in Sardegna—Nascita e diffusione” Prof. Pier Giorgio Ignazio Spanu - Professore Associato Archeologia cristiana e medievale - Università di Sassari (DISSUF)
· 🏛🏛🏛 24 aprile 2019: “La Sardegna dei Giudicati—Storie di potere ” Prof. Alessandro Soddu - Professore Associato Storia Medievale - Università di Sassari (DISSUF)
______
INFO&PRENOTAZIONI: Museum Civitatense Olbia
📞 3456328150 oppure 3425129458
📧 museumcivitatense@gmail.com
______
Gli incontri si svolgeranno presso la libreria UBIK di Olbia e saranno videoregistrate e rese disponibili ai partecipanti.
______
ArcheOlbia guida turistica Olbia archeologia della sardegna
Associazione ArcheOlbia
Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali
Guida turistica - Accompagnatore turistico - Attività didattiche - Corsi di formazione - Progettazione di attività culturali
ArcheOlbia
Piazza San Simplicio c/o Basilica Minore di San Simplicio
07026 Olbia (OT)
archeolbia@gmail.com
3456328150 Durdica - 3425129458 Marcello - 3336898146 Stefano
C.F. 91039880900
“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
Visualizzazione post con etichetta guida turistica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guida turistica. Mostra tutti i post
martedì 5 febbraio 2019
domenica 7 gennaio 2018
Terranova - Il Porto nella seconda metà del 1800
Trascrizione Durdica Bacciu

da Itinerario dell'isola di Sardegna
Alberto La Marmora
"...Fin dal mese di Dicembre del 1867 fu in questo villaggio impiantato l'utilizio del telegrafo, lo che deve rendere un gran benefizio ai commercianti e ai passeggeri, perchè in questo modo non avranno da perdere il tempo aspettando nella spiaggia il vapore per ore e ore, mentre in questo modo potranno essere assicurati della partenza e dell'ora in cui si troverà nel porto.
Fin dal 5 aprile 1868 a rimorchio d'un vapore fu portata una caracca ossia cavafango destinata all'escavazione della bocca del porto per cui si era bilanziato la somma di L. 45,150, per pulire il canale della lunghezza di metri 575 per 15 o 20 metri di larghezza. Essa lavorò lentamente per qualche tempo, ma sarebbe stata un opera più lesta , se fin dal principio vi avessero mandato una draga a vapore come si è faito in questi ultimi anni. Fatta questa operazione si dovrebbe pensare a far deviareil corso del fiume, altrimenti coll'andare degli anni il canale sarà riempito nuovamente di sabbia.
![]() |
| Carta del Golfo di Olbia, allora Terranova, del 1739 opera del Craveri |
Il porto è ora accessibile, secondo la confessione dello stesso Ministro, fatta in Parlamento nel Dicembre 1873, mediante un canale scavato fino alla profondità di sei metri alle navi di portata di 600 tonnellate. I vapori però non rishiano finora di accostarsi alla cala.
Nell'uscir dal porto si trova un' isola detta delle Colonne, che si crede il sito da dove i romani estrassero le colonne per i templi di Olbia, che poi servirono per le Chiese. Terranova è sempre in progresso, vi hanno eretto tante cose signorili nel formarsi le quali vi hanno scoperto i pozzi antichi, che contengono l'acqua potabile di ottima qualità. I pozzi sono rotondi nelle bocche, che poi si slargano in quadratura, vi erano pure delle cisterne che i proprietari hanno utilizzato..."
lunedì 13 novembre 2017
ArcheOlbia: I tesori di Ittiri tra San Leonardo, Domus e Nuraghe
di Durdica Bacciu
Ph D.Bacciu
L’associazione fra insediamento nuragico e tombe ipogeiche a prospetto architettonico, si riscontra nel sito di San Leonardo, presso il bacino artificiale del Cuga: a poca distanza da un nuraghe, di tipologia indefinibile, il complesso di domus de janas, conosciute come di "San Leonardo" presenta svariate grotticelle, probabilmente in contatto tra loro e recentemente usate come rifugio durante il secondo conflitto
mondiale, ultimamente sfruttate come luogo di cava. Una di queste, la più grande, presenta nella parte anteriore una decorazione a stele centina, un corridoio di circa 4,60 m e sui lati, sopraelevate, si aprono 5 nicchie. Il secondo ipogeo presenta una piccola cella ellittica e un canale di scolo ben visibile, oggi occupato da una grossa radice.(CASTALDI 1975, p. 35)
Ph D.Bacciu
Ittiri è un piccolo comune in provincia di Sassari, nella regione storica del Logudoro. Elemento geografico di riferimento è il lago artificiale del Cuga, una fonte importante per l'agricoltura ed allevamento. Tra i prodotti alimentari da segnalare ricordo: il carciofo "Spinoso sardo" a cui il marchio di denominazione di origina protetta (DOP) vale il riconoscimento a livello europeo per il 2011; l'olio extra vergine d'oliva e la produzione del formaggio.
Il territorio di Ittiri è caratterizzato da diverse testimonianze archeologiche, che vanno dal preistorico ai giorni nostri. Oggi vi descriverò tre siti archeologici:
- Chiesa di San Leonardo
- Nuraghe di San Leonardo
- Domus di San Leonardo
San Leonardo de Sa Iddazza o del Cuga
Una chiesa mononavata risalente al XII secolo, faceva parte del monastero dell'ormai scomparsa Villa di Tuta o Cuga del giudicato di Torres. Architettura romanica, una pianta longitudinale con abside. Nei lati della chiesa, possiamo notare grandi archetti sostenuti da lesene che si appoggiano su una bassa
zoccolatura. L'interno è illuminato da due monofore situate nei lati ed è ipotizzabile che nell'abside ci fosse un'altra
luce, forse eliminata durante il restauro. Nell'Ottocento, secondo la testimonianza di Lamarmora, chiesa e monastero si trovavano in completa rovina conseguentemente,
durante gli anni Sessanta, con la progettazione del lago del Cuga, i muri
perimetrali e ciò che rimaneva dell'abside, per non essere sommersi dalla diga, vennero smontati e
ricomposti nel sito dove si trova oggi.
Nuraghe San Leonardo e Domus di San Leonardo
L’associazione fra insediamento nuragico e tombe ipogeiche a prospetto architettonico, si riscontra nel sito di San Leonardo, presso il bacino artificiale del Cuga: a poca distanza da un nuraghe, di tipologia indefinibile, il complesso di domus de janas, conosciute come di "San Leonardo" presenta svariate grotticelle, probabilmente in contatto tra loro e recentemente usate come rifugio durante il secondo conflitto
Bibliografia:
- Manlio Brigaglia, Salvatore Tola (a cura di), Dizionario storico-geografico dei comuni della Sardegna, Sassari, Carlo Delfino editore, 2006.
- Francesco Floris, Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&Compton editore, 2007.
- Ittiri - Monumenti e Chiese.
- Paolo Melis - Il complesso ipogeico-megalitico di Sa Figu Ittiri (SS)
- Paolo Melis - Ipotesi di Preistoria Ittiri-Sassari
domenica 29 ottobre 2017
Corsi ArcheOlbia 2017
Per info e contatti: archeolbia@gmail.com
1. Operatore del Turismo Culturale
2. Inglese Turistico
3. Spagnolo Turistico
4. Accompagnatore turistico
1. Operatore del Turismo Culturale
2. Inglese Turistico
3. Spagnolo Turistico
4. Accompagnatore turistico
domenica 16 aprile 2017
Il Nuraghe Adoni di Villanovatulo - ArcheOlbia
di Marcello Cabriolu
Ph Internet
Il complesso del Nuraghe Adoni, conosciuto sin dai primissimi anni del milleottocento, venne indagato solamente dal millenovecentonovantasette al millenovecentonovantanove per intervento del prof. Mario Sanges. Il complesso si è rivelato costituito da un mastio A attorniato da un bastione quadrilobato costituito dalle torri B, C, D, E, rispettivamente collocate a E, N, W, S e circondato ulteriormente da un antemurale turrito. Fondamentalmente la struttura si poggia sopra un tacco di calcare ben visibile nel settore orientale e, data la forma irregolare e non simmetrica nonostante le torri si mostrino ad addizione concentrica, in origine, attorno al XVI sec. a.C., doveva essere un protonuraghe che comprendeva il mastio A e la cortina panciuta a sud. L’elemento litico usato sono dolomie e calcari assemblati sostanzialmente senza rispettare filari e con il supporto di numerose zeppe di sostegno combinati a creare un indubbio paramento a “sacco”. Si accede da un ingresso leggermente sopraelevato sistemato tra la cortina curvilinea a S e la torre E, sulla sinistra si accede alla torre con feritoie mentre sulla destra si sale, attraverso un corridoio stretto, verso il secondo livello del complesso.
La torre E, descritta con feritoie, si presenta molto simile a quella del Nolza di Meana Sardo o del Serbissi di Osini, quindi come queste è inquadrabile, soprattutto in virtù del distacco dal corpo del complesso e di un rinvenimento di un ripostiglio nelle vicinanze, come una fornace per l‘estrazione dei metalli. La rampa d’ingresso conduce ad una sorta di pianerottolo superiore che alcuni studiosi denominano come cortile Y, a ovest del mastio, e che si mostra simmetrico al cortile X sistemato a est del mastio. Ci sono valide motivazioni per credere che questo non sia altro che un unico elemento, un corridoio anulare, che circonda il residuo del piano superiore del bastione, proprio come quello che circonda la sala al piano terra del Santu Antine di Torralba. Si parla di residuo del piano superiore del mastio innanzitutto perché l’antica sala superiore voltata a tholos è scoperchiata e poi perché lo spessore murario è parecchio più stretto del livello sottostante, il che fa supporre che alla parte superiore della torre manchi qualche “rifascio”. Da sottolineare che al centro della sala, resa in dolomia, sono stati riposti i mensoloni di coronamento in calcare e basalto che in origine donavano all’apice del mastio una composizione bicromatica. Si è già parlato dell’andito verso la torre E per aggiungere che dal corridoio anulare al primo piano partono anche gli altri anditi che conducono alle torri secondarie B, C, D. In particolare il percorso verso la torre B, come si suppone avvenisse per la torre D, si sviluppa curvilineo e si ferma a quota mt 4 dal pavimento della sala, alta circa mt 7, facendo ipotizzare che l’ambiente fosse diviso in due livelli da un soppalco in legno. La parte settentrionale del bastione presenta un andamento irregolare che suggerisce una maggior ampiezza nell’estensione e la presenza di qualche altra torre riunita al corpo principale da un antemurale con torri. In particolare il settore settentrionale si amplia in un cortile che ospita una cisterna con copertura a tholos, profonda circa 3 mt. Questa, resa in calcare e con un paramento a “sacco” riempito di argilla e pomice, opportunamente indagata, mostra un deposito di vasi e ceramiche per la fruizione delle acque. Il complesso è circondato da un villaggio dove si possono individuare almeno dodici capanne con una scalinata che conduce al sottostante insediamento, ancora da indagare, che si sviluppa nel bosco. Qui si possono osservare strutture raggruppate a isolati con vani concentrati su cortili. L’analisi del deposito e le forme edilizie ci mostrano un periodo di ampliamento e di utilizzo che va dal XIII al X sec.a. C. almeno, testimoniando un fase di vita ricca e florida che vedeva la forgiatura di lesine, pugnali, punte di lance, scalpelli, navicelle, pannelle di rame, brocche, bracciali e tanto altro materiale per le esigenze di vita quotidiana.
Ph Internet
Il complesso del Nuraghe Adoni, conosciuto sin dai primissimi anni del milleottocento, venne indagato solamente dal millenovecentonovantasette al millenovecentonovantanove per intervento del prof. Mario Sanges. Il complesso si è rivelato costituito da un mastio A attorniato da un bastione quadrilobato costituito dalle torri B, C, D, E, rispettivamente collocate a E, N, W, S e circondato ulteriormente da un antemurale turrito. Fondamentalmente la struttura si poggia sopra un tacco di calcare ben visibile nel settore orientale e, data la forma irregolare e non simmetrica nonostante le torri si mostrino ad addizione concentrica, in origine, attorno al XVI sec. a.C., doveva essere un protonuraghe che comprendeva il mastio A e la cortina panciuta a sud. L’elemento litico usato sono dolomie e calcari assemblati sostanzialmente senza rispettare filari e con il supporto di numerose zeppe di sostegno combinati a creare un indubbio paramento a “sacco”. Si accede da un ingresso leggermente sopraelevato sistemato tra la cortina curvilinea a S e la torre E, sulla sinistra si accede alla torre con feritoie mentre sulla destra si sale, attraverso un corridoio stretto, verso il secondo livello del complesso.
La torre E, descritta con feritoie, si presenta molto simile a quella del Nolza di Meana Sardo o del Serbissi di Osini, quindi come queste è inquadrabile, soprattutto in virtù del distacco dal corpo del complesso e di un rinvenimento di un ripostiglio nelle vicinanze, come una fornace per l‘estrazione dei metalli. La rampa d’ingresso conduce ad una sorta di pianerottolo superiore che alcuni studiosi denominano come cortile Y, a ovest del mastio, e che si mostra simmetrico al cortile X sistemato a est del mastio. Ci sono valide motivazioni per credere che questo non sia altro che un unico elemento, un corridoio anulare, che circonda il residuo del piano superiore del bastione, proprio come quello che circonda la sala al piano terra del Santu Antine di Torralba. Si parla di residuo del piano superiore del mastio innanzitutto perché l’antica sala superiore voltata a tholos è scoperchiata e poi perché lo spessore murario è parecchio più stretto del livello sottostante, il che fa supporre che alla parte superiore della torre manchi qualche “rifascio”. Da sottolineare che al centro della sala, resa in dolomia, sono stati riposti i mensoloni di coronamento in calcare e basalto che in origine donavano all’apice del mastio una composizione bicromatica. Si è già parlato dell’andito verso la torre E per aggiungere che dal corridoio anulare al primo piano partono anche gli altri anditi che conducono alle torri secondarie B, C, D. In particolare il percorso verso la torre B, come si suppone avvenisse per la torre D, si sviluppa curvilineo e si ferma a quota mt 4 dal pavimento della sala, alta circa mt 7, facendo ipotizzare che l’ambiente fosse diviso in due livelli da un soppalco in legno. La parte settentrionale del bastione presenta un andamento irregolare che suggerisce una maggior ampiezza nell’estensione e la presenza di qualche altra torre riunita al corpo principale da un antemurale con torri. In particolare il settore settentrionale si amplia in un cortile che ospita una cisterna con copertura a tholos, profonda circa 3 mt. Questa, resa in calcare e con un paramento a “sacco” riempito di argilla e pomice, opportunamente indagata, mostra un deposito di vasi e ceramiche per la fruizione delle acque. Il complesso è circondato da un villaggio dove si possono individuare almeno dodici capanne con una scalinata che conduce al sottostante insediamento, ancora da indagare, che si sviluppa nel bosco. Qui si possono osservare strutture raggruppate a isolati con vani concentrati su cortili. L’analisi del deposito e le forme edilizie ci mostrano un periodo di ampliamento e di utilizzo che va dal XIII al X sec.a. C. almeno, testimoniando un fase di vita ricca e florida che vedeva la forgiatura di lesine, pugnali, punte di lance, scalpelli, navicelle, pannelle di rame, brocche, bracciali e tanto altro materiale per le esigenze di vita quotidiana.
Come raggiungerlo
Dall’abitato
di Villanova Tulo prendere la SP52 per Laconi. Dopo circa 3,5 km svoltare a
sinistra ed imboccare una strada sterrata ma agevole che sale sull’altipiano
che ospita il nuraghe. Al termine della strada si trova la piazzola di sosta
dove parcheggiare l’auto. Si procede quindi a piedi per qualche centinaio di
metri sullo stradello in salita fino a giungere alla pinnetta in cui è ospitata
la biglietteria.
Dall’abitato
di Villanova Tulo prendere la SP52 per Laconi. Dopo circa 3,5 km svoltare a
sinistra ed imboccare una strada sterrata ma agevole che sale sull’altipiano
che ospita il nuraghe. Al termine della strada si trova la piazzola di sosta
dove parcheggiare l’auto. Si procede quindi a piedi per qualche centinaio di
metri sullo stradello in salita fino a giungere alla pinnetta in cui è ospitata
la biglietteria.lunedì 27 marzo 2017
Escursione Archeolbia - Turris Libisonis - 9 marzo 2017
Nuovo appuntamento con ArcheOlbia per il mese di Aprile 2017:
- Escursione alla scoperta di Turris Libisonis (attuale Porto Torres)
9 marzo 2017 ore 8.30 Molo Brin
Programma:
- Altare di Monte d'Accoddi
- Antiquarium Turritano
- Terme Pallottino
- Domus di Orfeo
- Basilica di San Gavino
La basilica romanica di San Gavino di Porto Torres è uno dei monumenti più significativi dell'intero patrimonio artistico sardo. La grandiosità dell'esterno cede il passo al fascino discreto dell'interno, appena rischiarato dalla luce che proviene dalle monofore a feritoia e si riflette nelle colonne e nei capitelli marmorei prelevate da antichi edifici di età romana e bizantina. Il santuario è anche un'importante meta devozionale, per via del culto millenario tributato ai martiri locali Gavino, Proto e Gianuario.

Per informazioni e prenotazioni:
ArcheOlbia - Associazione culturale
archeolbia@gmail.com oppure 3456328150
- Escursione alla scoperta di Turris Libisonis (attuale Porto Torres)
9 marzo 2017 ore 8.30 Molo Brin
Programma:
- Altare di Monte d'Accoddi
Il complesso prenuragico di Monte d’Accoddi è costituito da uno
straordinario monumento, a tutt’oggi unico non solo in Europa ma
nell’intero bacino Mediterraneo, che ricorda le “ziqqurath" orientali e
da un villaggio.
- Antiquarium Turritano
L'Antiquarium di Porto Torres, edificato tra il 1971 e il 1973 e aperto
al pubblico nel 1984, sorge nell'area archeologica di Turris Libisonis,
al limitare meridionale della via Ponte Romano.
Offre un quadro molto esauriente del periodo romano a Turris, la città organizzata nella seconda metà del I sec. a. C. attorno al bacino portuale.
Offre un quadro molto esauriente del periodo romano a Turris, la città organizzata nella seconda metà del I sec. a. C. attorno al bacino portuale.
- Terme Pallottino
La ricostruzione attualmente visibile mostra una successione di tre vani
principali contigui, due dei quali absidati, caratterizzati da un
sistema di riscaldamento delle pareti e dei pavimenti. Numerosi i
mosaici a decorazione geometrica che rivestono i piani pavimentali e che
collocano la struttura alla fine del III secolo d.C.
- Domus di Orfeo
Nell’ottobre del 1995 sono emersi i resti di due
edifici privati che probabilmente precedono di circa due secoli la
costruzione dell’impianto termale. Si tratta di due sfarzose domus patrizie decorate con intonaci affrescati e pavimenti in battuto
ricoperti da mosaici: quello centrale ha come tema compositivo l’Orfeo con la lira. Si tratta del secondo mosaico
rinvenuto in Sardegna raffigurante Orfeo.
- Basilica di San Gavino
La basilica romanica di San Gavino di Porto Torres è uno dei monumenti più significativi dell'intero patrimonio artistico sardo. La grandiosità dell'esterno cede il passo al fascino discreto dell'interno, appena rischiarato dalla luce che proviene dalle monofore a feritoia e si riflette nelle colonne e nei capitelli marmorei prelevate da antichi edifici di età romana e bizantina. Il santuario è anche un'importante meta devozionale, per via del culto millenario tributato ai martiri locali Gavino, Proto e Gianuario.

Per informazioni e prenotazioni:
ArcheOlbia - Associazione culturale
archeolbia@gmail.com oppure 3456328150
mercoledì 22 marzo 2017
Il nuraghe Nolza di Meana Sardo - ArcheOlbia
di Marcello Cabriolu
Ph Internet
L’altipiano scistoso di Su Pranu, sito nella Barbagia di Belvì, ospita nella sua cima più alta, Cuccuru Nolza (736 mt s.l.m.), l’omonimo complesso nuragico già frequentato attorno al XVI sec. a.C.. Il nuraghe si presenta ora con un bastione quadrilobato che si accentra attorno al mastio, costituito da una torre arcaica A (posta curiosamente al livello superiore) preceduta attualmente ad est e a nord da un cortile o terrazzo semicircolare che in antichità era probabilmente un corridoio anulare coperto, inglobato nella massa muraria del rifascio. In origine, attorno al XV sec.a.C., con molta probabilità il complesso era un trilobato formato dal mastio A e dalle torri E (a nord-ovest) ed F (ad est), entrambe elevate in scisto. Successivamente si assemblarono le torri D (a sud-ovest) e C (a sud-est), costruite ed accorpate con del porfido.
La sala relativa al mastio A, posta infatti a livello superiore, si presenta di forma sub circolare con un alzato tendente all’ogiva. Vi si penetra tramite un ingresso architravato sormontato da una finestrella di scarico per giungere all’interno dove in antico stava una nicchia, frontale all’ingresso, ora tamponata. All’esterno di questo ambiente si presenta attualmente un terrazzo che in origine doveva costituire un corridoio anulare coperto e inglobato nella massa muraria del rifascio. Una fase successiva mostra che in tale spazio venne predisposto un focolare di lastre ortostatiche mentre, inglobato nella massa muraria alle spalle del mastio A, venne creato una sorta di pozzetto. Le caratteristiche e le peculiarità del pozzetto potrebbero magari in un futuro rivelare una scala discendente verso la nicchia murata o la massa muraria del bastione ancora inesplorata. Attualmente si accede al bastione attraverso un ingresso architravato sormontato da una finestrella di scarico, aperto nella cortina occidentale, mentre tramite una scala curvilinea si sale al terrazzo antistante il mastio A. Al piano terra il bastione si presenta quasi completamente murato da una massa impenetrabile. È formato da quattro torri: C, D, E, F assemblate rispettivamente dalle cortine sud, ovest, nord, est ed è reso per metà in scisto e per metà in porfido. Ad alcune di queste torri - come ad esempio a quella D - si può accedere dal primo livello, dove, in prossimità della cortina occidentale, oltre alla scala per il secondo livello, si apre anche un ingresso ad ogiva per la torre, il cui piano di calpestio è più basso del corridoio. La volta si mostra a tholos ma tutt’oggi residua scoperchiata mentre nelle pareti, rese con conci disposti a “nido d’ape”, sono ricavate feritoie rettangolari ed ogivali. Per accedere alla torre C, scoperchiata anch’essa, è necessario raggiungere il secondo livello e penetrarvi attraverso una strettissima scalinata, verosimilmente non di pubblico utilizzo e posta fronte al mastio A, chiusa da un soffitto basso e a doppio spiovente. La sala relativa a questa torre si mostra nell’alzato tendente ad un cilindro anziché ad ogiva e i conci di porfido, in cui è resa con criterio a “nido d’ape”, risultano parecchio anneriti come se avessero subito dei processi di combustione. L’ambiente, il quale trova corrispondenza nella torre E del Nuraghe Adoni, potrebbe inquadrarsi come fornace, molto simile alla torre B del Nuraghe Serbissi di Osini, sia in virtù dei tantissimi reperti bronzei rinvenuti nel sito sia in considerazione della relativa vicinanza del contesto minerario, sfruttato nella preistoria, di Funtana Raminosa di Gadoni. La torre F risulta tutt’ora chiusa al pubblico in quanto si stanno ancora indagando i materiali depositati sul fondo, mentre la torre E risulta completamente ingombra di crollo.
Ph Internet
L’altipiano scistoso di Su Pranu, sito nella Barbagia di Belvì, ospita nella sua cima più alta, Cuccuru Nolza (736 mt s.l.m.), l’omonimo complesso nuragico già frequentato attorno al XVI sec. a.C.. Il nuraghe si presenta ora con un bastione quadrilobato che si accentra attorno al mastio, costituito da una torre arcaica A (posta curiosamente al livello superiore) preceduta attualmente ad est e a nord da un cortile o terrazzo semicircolare che in antichità era probabilmente un corridoio anulare coperto, inglobato nella massa muraria del rifascio. In origine, attorno al XV sec.a.C., con molta probabilità il complesso era un trilobato formato dal mastio A e dalle torri E (a nord-ovest) ed F (ad est), entrambe elevate in scisto. Successivamente si assemblarono le torri D (a sud-ovest) e C (a sud-est), costruite ed accorpate con del porfido.
La sala relativa al mastio A, posta infatti a livello superiore, si presenta di forma sub circolare con un alzato tendente all’ogiva. Vi si penetra tramite un ingresso architravato sormontato da una finestrella di scarico per giungere all’interno dove in antico stava una nicchia, frontale all’ingresso, ora tamponata. All’esterno di questo ambiente si presenta attualmente un terrazzo che in origine doveva costituire un corridoio anulare coperto e inglobato nella massa muraria del rifascio. Una fase successiva mostra che in tale spazio venne predisposto un focolare di lastre ortostatiche mentre, inglobato nella massa muraria alle spalle del mastio A, venne creato una sorta di pozzetto. Le caratteristiche e le peculiarità del pozzetto potrebbero magari in un futuro rivelare una scala discendente verso la nicchia murata o la massa muraria del bastione ancora inesplorata. Attualmente si accede al bastione attraverso un ingresso architravato sormontato da una finestrella di scarico, aperto nella cortina occidentale, mentre tramite una scala curvilinea si sale al terrazzo antistante il mastio A. Al piano terra il bastione si presenta quasi completamente murato da una massa impenetrabile. È formato da quattro torri: C, D, E, F assemblate rispettivamente dalle cortine sud, ovest, nord, est ed è reso per metà in scisto e per metà in porfido. Ad alcune di queste torri - come ad esempio a quella D - si può accedere dal primo livello, dove, in prossimità della cortina occidentale, oltre alla scala per il secondo livello, si apre anche un ingresso ad ogiva per la torre, il cui piano di calpestio è più basso del corridoio. La volta si mostra a tholos ma tutt’oggi residua scoperchiata mentre nelle pareti, rese con conci disposti a “nido d’ape”, sono ricavate feritoie rettangolari ed ogivali. Per accedere alla torre C, scoperchiata anch’essa, è necessario raggiungere il secondo livello e penetrarvi attraverso una strettissima scalinata, verosimilmente non di pubblico utilizzo e posta fronte al mastio A, chiusa da un soffitto basso e a doppio spiovente. La sala relativa a questa torre si mostra nell’alzato tendente ad un cilindro anziché ad ogiva e i conci di porfido, in cui è resa con criterio a “nido d’ape”, risultano parecchio anneriti come se avessero subito dei processi di combustione. L’ambiente, il quale trova corrispondenza nella torre E del Nuraghe Adoni, potrebbe inquadrarsi come fornace, molto simile alla torre B del Nuraghe Serbissi di Osini, sia in virtù dei tantissimi reperti bronzei rinvenuti nel sito sia in considerazione della relativa vicinanza del contesto minerario, sfruttato nella preistoria, di Funtana Raminosa di Gadoni. La torre F risulta tutt’ora chiusa al pubblico in quanto si stanno ancora indagando i materiali depositati sul fondo, mentre la torre E risulta completamente ingombra di crollo.
Alla
periferia sud di Meana Sardo, anziché imboccare la SS 128 in direzione di
Laconi e Aritzo, svoltare a destra in una strada di penetrazione agricola che
sale verso l’altipiano. Il percorso, prima asfaltato e poi sterrato ma sempre
agevole e sicuro, si sviluppa per circa 8 km segnalato da numerosi cartelli
turistici che indicano il complesso archeologico. Una volta risaliti
nell’altipiano di Su Pranu il sentiero giunge a circa 100 mt dal complesso
nuragico. L’area è servita da biglietteria.
Labels:
archeolbia,
archeolbia.blogspot.com,
archeologia,
archeologia della sardegna,
didattica,
formazione,
guida turistica,
guide turistiche,
meana sardo,
nolza,
nuraghe nolza,
olbia,
scuole
Iscriviti a:
Post (Atom)



















