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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
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giovedì 24 novembre 2016

ArcheOlbia - Il nuraghe Palmavera di Alghero

di Marcello Cabriolu
Ph Internet



Nel 1905, a seguito della volontà da parte del Soprintendente A. Taramelli di indagare un sito in prossimità del mare per cogliere elementi di importazione tra i prodotti indigeni, si decise di scavare il Nuraghe Palmavera. Questa scelta fu motivata dal fatto che l’area, dall’enorme massa di pietre sconvolte, occupava una posizione dominante, ma allo stesso tempo si presentava riparata e facilmente raggiungibile dalla strada provinciale. Le indagini condotte, rese a segnare i limiti della costruzione e le parti che la costituivano, evidenziarono una struttura formata originariamente da un Mastio (torre A) e da alcune capanne attorno, edificate attorno al XVI sec. a.C., tutto in calcare. La seconda fase edilizia, individuabile tra il XII e il X sec. a.C., dovrebbe coincidere con il momento di edificazione della torre B, in calcare anch’essa, che venne compresa, tramite il rifascio in arenaria, in un unico corpo con la torre arcaica e con una sorta di cortile interposto tra le due strutture.
Nello stesso momento il villaggio crebbe e sorsero numerose altre capanne e strutture, compresa la “capanna delle riunioni”. Al momento è ancora possibile notare uno stacco netto tra la struttura turrita e il resto del villaggio. La separazione è resa dall’antemurale di forma pentagonale, con torri disposte nei vari vertici liberi, a eccezione del versante sud ovest, occupato dalla capanna delle riunioni. Quest’ultima risulta l’unica struttura inglobata in un particolare ‘temenos’, un recinto sacro o comunque inviolabile. La torre principale conserva due nicchie di luce trapezoidale ed è ancora voltata a ogiva, mentre la torre aggiunta, originariamente in calcare come mostrano le foto d’epoca, venne scoperta quasi rasa al suolo e letteralmente ricostruita da chi compì gli scavi, inglobando numerosi elementi in arenaria provenienti dal rifascio. La capanna delle riunioni, forse la più grande dell’insediamento, mostrò in fase di scavo di avere un bancone - sedile che seguiva parzialmente il profilo circolare della struttura. Il punto in cui non si segnalava la presenza del sedile era opposto all’ingresso e corrispondeva a una grossa nicchia sulla cui soglia era posizionato un seggio - tronetto in arenaria, probabilmente destinato alla figura di potere della comunità.
Al fianco destro del seggio del comando stava uno spazio quadrangolare delimitato da lastre ortostatiche - inquadrato come vasca - mentre al centro della sala stava una base con un betilo che, verosimilmente, fungeva da supporto per il simbolo della giustizia e della divinità: l’ascia bipenne. In relazione all’area indagata si segnala una quantità abbondante di reperti: dalle ceramiche rese con il tornio e decorate con uno stampiglio in osso di bovino, agli strumenti reali (non votivi) in bronzo e in rame, passando per la consistente quantità di ceramiche restaurate con grappe di piombo. Tutti elementi che, per consistenza e varietà, ci indicano un’economia di tipo misto: agricoltura, allevamento, caccia, pesca, metallurgia e commercio. Un insieme di risorse per un modello di vita più che dignitoso.


Per informazioni
Telefono: 079 9944394; Fax 079 981101
Gestione: Coop SILT a r.l., via Mattei 14/16, Alghero  Sito internet: www.coopsilt.it e-mail: silt.coop@tiscali.it


Bibliografia:
A.Taramelli, "Il nuraghe Palmavera di Alghero", in Monumenti Antichi dei Lincei, XIX, 1904;
G. Lilliu, I nuraghi Torri preistoriche della Sardegna, Cagliari, La Zattera, 1962, p. 86-89;
E. Contu, "Considerazioni su un saggio di scavo", in Rivista di Scienze Preistoriche, XVII, 1962, p. 297;
A. Moravetti, "Nuovi modellini di torri nuragiche", in Bollettino d'Arte, VII, 1980, pp. 65-84; 

A.Moravetti, Il complesso nuragico di Palmavera, collana "Sardegna archeologica. Guide e itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1992;

domenica 8 maggio 2016

Il nuraghe Paddaggiu e la domus dell'elefante - Castelsardo



di Marcello Cabriolu 
Ph: D.Bacciu

durdica bacciu
Era il 1914 quando E. Benetti ribattezzò come Roccia dell’Elefante la già conosciuta “Sa Pedra Pertunta” (la Pietra Traforata), un masso erratico ospitante delle Domus de Janas a poca distanza dal Nuraghe Paddaggiu. Cosa sono le Domus de Janas? Sepolture, scavate a partire dal 4000 a.C. circa e modellate in forma di utero - dove veniva convogliata dell’acqua piovana -ospitavano i defunti, sistemati in posizione fetale, simulando in questo modo il grembo della Dea Madre Terra. 


durdica bacciu
La Roccia dell’Elefante, di natura piroclastica (roccia effusiva), è costituita da due ipogei (I e II) rispettivamente sistemati al piano terra e al primo piano. L’ambiente al piano terra si sviluppa da Nord a Sud ed è caratterizzato dalle decorazioni di due protomi (teste scolpite) bovine, di cui una nella parete est e l’altra nella parete ovest. Le corna e i motivi taurini sono elementi comuni nelle Domus de Janas e rappresentano la divinità, la Dea Mediterranea generatrice di vita. La domus II è la più rovinata e i pezzi sparsi per il piano di campagna ne sono i componenti. La camera, in origine, presentava un orientamento più obliquo rispetto alla sottostante e forse questa condizione ha indebolito il masso erratico facendone crollare la parte superiore.


durdica bacciu
Il Nuraghe Paddaggiu, che apparentemente sembra un monotorre, si suppone sia invece costituito da una torre arcaica a cui ne sono state assemblate altre due, una a est e l’altra a ovest. Naturalmente questa ipotesi è ancora da elaborare correttamente in quanto gran parte del monumento è interrato. La struttura parrebbe molto arcaica in quanto al suo interno ci sono particolari architettonici riconducibili all’era dei protonuraghi. In origine doveva essere costituita da almeno due piani tra i quali si frappone un mezzanino sopra il corridoio d’ingresso. Il piano terra presenta la poderosa camera voltata ancora intatta con tre nicchie di sala, una a sinistra, una al centro e una a destra da cui parte la rampa per salire al mezzanino.


durdica bacciu

La muratura è costituita da blocchi di trachite disposti in opera isodoma con faccia a vista rettangolare e sezione allungata, frammista a qualche zeppa utilizzata dai costruttori al fine di dare stabilità alla struttura.


Come arrivare: 
Da Castelsardo si percorre la SS 134 dell'Anglona in direzione di Perfugas, sino a raggiungere il km 19,300; la Roccia dell'Elefante si trova proprio sul ciglio della strada, a sinistra per chi proviene da Castelsardo. Per chi proviene dalla nuova strada direttissima Sassari-Santa Teresa Gallura (circonvallazione di Castelsardo), è necessario svoltare allo svincolo per Sedini-Castelsardo: il monumento è ben visibile alla fine del raccordo. 


durdica bacciu