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Associazione ArcheOlbia
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ArcheOlbia
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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
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giovedì 11 agosto 2016

Museo Ciusa - Nuoro

di Durdica Bacciu
Ph D.Bacciu

durdica bacciu
Il 4 agosto 2016, è stato riaperto al pubblico il museo intitolato a Francesco Ciusa, importante artista nuorese nato nel 1883 e mancato alla sua arte nel 1949. Le sculture esposte si suddividono per le diverse proprietà: della Regione Sardegna e in comodato al Comune di Nuoro,  del Museo MAN e provenienti da prestiti sia da origine pubblica che privata.
durdica bacciu
Il percorso rappresenta i momenti più importanti ed intensi della ricerca di Ciusa, dagli esordi sino alla fine degli anni "40. Ciusa ebbe la possibilità di studiare a Firenze presso l'Accademia di Belle Arti ed entrare in contatto con grandi artisti come Trentacoste, De Carolis e Fattori, dai quali trasse linguaggi, realismo e simbolismo, idee anarchiche e socialismo.
durdica bacciu
Papini, Nomellini,Chini tutti personaggi di rilievo che instradarono l'artista in un percorso di intensa riflessione. A Ciusa va il merito di aver fuso la tradizione scultorea sarda di valori radicati e temi consueti con le tecniche scultoree dell'accademia.Viene considerato come il pioniere della scultura moderna sarda creando un'abile miscela tra due mondi staccati: quello agropastorale e quello urbano.
durdica bacciu
Tra le opere esposte possiamo ammirare diversi lavori importanti come Il ritorno, la campana, Il Fromboliere e il Cainita. 

Indirizzo:
Museo Ciusa
Piazza Santa Maria della Neve n.8
08100 Nuoro (NU)
tel. +39 0784216990
Orari: 10-20 lunedi chiuso 

martedì 28 giugno 2016

OΛBIA - Museo Archeologico di Olbia

di Durdica Bacciu
PH: D.Bacciu - Internet

Il museo archeologico di Olbia, progettato dall’architetto G. Maciocco, espone i principali reperti provenienti da Olbia e dal territorio circostante. I materiali esposti consentono di ripercorrere la storia di Olbia a partire dalla preistoria (età nuragica, dal XVII sec. a. C.) fino al medioevo (XIV sec. d. C.), attraverso le fasi nuragica, fenicia, greca, cartaginese, romana e medievale della città. Il museo espone inoltre tre dei ventiquattro relitti di navi di età romana e medioevale rinvenuti durante lo scavo per la costruzione del tunnel della S.S. 125. I relitti, del tutto eccezionali in quanto normalmente il legno non si conserva nel tempo, mostrano due eventi fondamentali della storia di Olbia: la distruzione della città ad opera dei Vandali intorno al 450 d. C., e la riapertura delle rotte commerciali grazie alla Repubblica Marinara di Pisa nell’XI sec.

durdica bacciu
L'allestimento, ad opera dell'architetto G.Maciocco, R.D'Oriano e A.Huber, si basa sulla semplicità con pareti bianche libere da pannelli o schermi, vetrine trasparenti con l'esposizione dei reperti più significativi della città e "totem" con pannelli esplicativi e per la visione dei video che narrano la storia e le scoperte archeologiche della città. 
Per quando riguarda la didattica dobbiamo assolutamente citare i due plastici, uno al piano terra che ricostruisce il vecchio porto romano e uno al primo piano, nella sala romana, che mostra l'urbanistica di Olbia. Qui possiamo vedere le riproduzioni dei templi gemelli, le mura che circondavano la città, l'acquedotto, le terme e l'acropoli. Due sezioni a grandezza reale di come doveva essere la stiva di una nave con il suo carico e una con le dotazioni di bordo e la bellissima statua di Ercole, situata al primo piano, divinità consacrata alla città di Olbia in epoca romana, ricostruzione possibile sulla base del ritrovamento di una testa di Ercole all'isola Bocca.
Visitiamo il Museo

- Ingresso: Sala circolare, a sinistra entrando, troviamo una sarcofago e un coperchio di un'altro sarcofago di epoca romana. Frontalmente troviamo il ricevimento e il personale del museo.

- Sala 1: Qui possiamo vedere due delle 11 navi scoperte durante gli scavi del tunnel situato sotto Via Principe Umberto, tre aste da timone e due alberi maestri con una lunghezza pari a 7-8 metri.

Questi reperti, di archeologia navale e navigazione antica, rendono il nostro museo unico nel suo genere in quanto  forniscono solide basi di studio per chi si interessa della navigazione nell'antichità oltre a testimoniare l'attacco dei Vandali nel 450 d.C. e la distruzione del porto di Olbia.

 - Sala 2: Vi sono due gigantografie del rinvenimento delle navi durante lo scavo del tunnel e due video che mostrano l'evolversi delle ancore e degli oggetti ritrovati nello scavo.


durdica bacciu
- Sala 3: Presenta un relitto di epoca medievale in parte poggiato su una struttura lignea che ci permette di capire meglio la forma originaria. Questo tipo di imbarcazione veniva usata per navigare nell'area del golfo interno e nelle coste limitrofe.
- Sala 4: Proiezione a 180° dell'attacco dei Vandali nel porto di Olbia

durdica bacciu
 - Sala 5: Grande plastico con la ricostruzione dell'antico porto romano di Olbia attivo nel II sec. d.C.



 Primo Piano 
 Illustrazione della storia della città e del suo territorio, dalla preistoria sino al XIX secolo ponendo l'accento sulle popolazioni che vi si sono succedute  (Fenici, Greci, Punici, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Aragonesi.

- Sala 1: Qui troviamo spiegata, con reperti bronzei, tra i quali un modellino bronzeo di navicella nuragica proveniente da Enas e ancore preistoriche, la fase pre-nuragica e nuragica . Si passa poi al contatto con i Fenici, che creano nella città, intorno al 750 a.C, un emporio come base commerciale, Intorno al 630 a.C. si testimonia la presenza dei greci di Focea, i quali attribuiscono il nome alla città: OΛBIA, probabilmente l'unico centro greco dell'intera Sardegna del periodo. In questa sala possiamo ammirare una splendida coppa "corinzia" con diverse decorazioni animali e una testina fittile femminile.

- Sala 2: Sala di Cartagine dove si rimarca la conquista della città, da parte dei cartaginesi, intorno al 330 a.C. i quali crearono una vera e propria colonia per resistere a Roma. Qui possiamo vedere i materiali che testimoniano i vari rapporti commerciali tra Cartagine e l'intero Mediterraneo oltre alla cultura materiale, in particolar modo quella legata al culto dei morti e i materiali provenienti dalla necropoli. Si ricorda inoltre l'importante ritrovamento della collana di matrice fenicia, oggi conservata al Museo Nazionale di Cagliari, e qui resa visibile attraverso un pannello e la sua descrizione.

- Sala 3: L'ambiente testimonia la fase di passaggio tra l'Olbia punica e l'Olbia romana dove sono presenti alcune terracotte figurate e dei vasi provenienti da corredi funebri oltrechè le anfore del porto. Qui possiamo distinguere due tipologie di anfore da carico: la prima per la conservazione dell'olio con collo espanso e le altre due, una punica e una italica, per il vino. Da sottolineare la presenza di un blocco di granito con scolpita la dea Tanit proveniente dall'agro olbiese.
- Sala 4: Sala Romana o di Ercole si caratterizza per la presenza della statua, a grandezza naturale, relativa all'Eroe. In questo ambiente troviamo il plastico relativo all'Olbia romana, sculture degli imperatori Domiziano e Costantino, oggetti di uso quotidiano come pettini, fermagli per capelli etc, iscrizioni e urne cinarie, vetro e gioielli. Il reperto di gran lunga più importante è la straordinaria testa di Ercole, residuo di una statua di notevoli dimensioni, principale Divinità della città, della quale si propone al visitatore una ricostruzione completa sia nei colori che nella grandezza.

durdica bacciu
- Sala 5: L'Olbia romana intrattiene, direttamente e indirettamente, relazioni con l'intero Mediterraneo. Questo ambiente mostra insieme alle numerose merci di importazione da tutto il mondo antico, diversi reperti che spiegano una rete di traffici estesa a tutto l'Impero. Gli oggetti più significativi sono un bruciaprofumi a figura di ananas o pigna da Cnido, un askòs a forma di cammello dalla Siria, coppe a rilievo da Corinto, un minuscolo zaffiro da Ceylon. Con il IV sec. d.C. si arriva all'epoca dei Vandali, una popolazione estranea all'Impero a cui si attribuisce la distruzione della città e del porto. In questa sala troviamo i reperti che testimoniano i contatti commerciali e l'interesse, da parte dei Vandali, per Sardegna, il Nord Africa e la Spagna.


durdica bacciu
- Sala 6: In quest'ultima sala troviamo descritta la storia di Olbia dalla presenza dei Bizantini sino alla dominazione aragonese e l'evolversi della situazione politica socio-economia del territorio. Qui si descrivono i vari nomi dati alla città durante le varie dominazioni: Phausania, Civita, Terranova, Terranova Pausania e per ultimo, nel 1939, Olbia.

durdica bacciu
Orari di Apertura / Opening TimesLUNEDI' - MARTEDI' chiuso
dal MERCOLEDI' alla DOMENICA
10:00-13:00 / 17:00-20:00 
MONDAY - TUESDAY closed
from WEDNESDAY  to SUNDAY
10:00-13:00 / 17:00-20:00 
Ingresso gratuito | free entrance 
INFO Tel. +39 0789 28290
Per visite guidate: Associazione ArcheOlbia - 3456328150 oppure archeolbia@gmail.com

venerdì 13 maggio 2016

Pier Giacomo Pala e il Museo dell'Accabadora - Luras

di Durdica Bacciu
Ph: D.Bacciu

Dieci domande a: Pier Giacomo Pala - Museo Galluras - Luras


leviedellasardegna


1) Come nasce il Museo Galluras

Il museo nasce da una malattia quasi congenita, da quando avevo 12-13 anni ed ho iniziato a raccogliere oggetti e reperti e a metterli da parte, poi nel 1981 sono riuscito ad acquistare il palazzo - sede e li si è concretizzata l'idea del museo che venne aperto nel 1996.


2) La passione per la femmina accabadora come nasce?
Vengo a conoscenza di questo argomento nel 1981 da una anziano del paese, mi raccontò di quando era bambino e il nonno gli raccontava di una donna che aveva abitato nelle campagne di Luras e che si occupava di porre fine alle sofferenze dei malati terminali, colpendoli sulla testa con un martello. Da qui iniziò la ricerca su questa figura e su questa pratica, intervistando gli anziani di Luras su questa figura. 

3) Per quanto riguarda il materiale, come partecipa il paese a questa ricerca?
Inizialmente, nessuno era a conoscenza di questo mio progetto, quando poi si sparse la voce, alcuni luresi decisero di donare dei reperti, mentre alcuni invece mi contattarono per vendere degli altri. E' un progetto che è servito per recuperare tantissimi pezzi quindi si è evitato che il materiale si perdesse.

4) I luresi come vedono il museo?
Inizialmente con grande diffidenza poi invece le cose sono migliorate tantissimo e lo considerano qualcosa che gli appartiene. Infatti è stato soddisfatto uno dei miei obbiettivi iniziali, quello di coinvolgere la comunità di Luras, e farla sentire rappresentata appunto  nel progetto del Museo.


5) I sardi come vedono questa figura?
I sardi sono molto attenti e molto preparati su questo argomento, arrivano qui per visitare il Museo e per vedere il martello della femmina Accabadora e sono molto legati alle tradizioni in generale ma soprattutto a questo argomento.

6) Invece i turisti rimangono incuriositi, spaventati?
Qualcuno rimane spaventato sino a quando non viene detto a loro che questa pratica veniva vista in modo positivo perchè eticamante, la femmina Accabadora, non ammazzava ma poneva fine alle sofferenze.

7) Quali tecniche di comunicazione turistica utilizza per far conoscere il Museo?
Io ho sempre creduto nella pubblicità, pubblicità su internet, ai pieghevoli, supporti cartacei, in ogni caso la miglior pubblicità viene fatta dai visitatori stessi con il passaparola che invitano amici, conoscenti e parenti a visitare il museo.


8) Possiamo sapere la storia del martello de sa Accabadora?
Questo l'ho ritrovato in un muretto a secco. Grazie alle informazioni di un anziano di Luras sono andato a scoprire dove queste femmine accabadoras aveva le loro dimore e cosi sono arrivato a ispezionare gli stabili sino a quando, ripassando in uno di questi stazzi, vedo che stanno demolendo un muretto a secco e noto una pietra di forma regolare, e vedo che è tenuta da un cuneo, tolgo il cuneo, la pietra cade e mostra una nicchia dove era nascosto il martello.

9) Lei ha scritto anche un libro?
Dopo trent' anni di ricerca ho deciso di pubblicare un libro dove raccolgo tutte le testimonianza che sono riuscito a rintracciare, si va dalle testimonianze letterarie, a quelle orali, si a quello che si trova su internet. Nel mio libro riporto una testomonianza del 2003, dove una anziana signora va da un prete e confessa di essere una Accabadora, in un paesino nel circodario di Bosa.



10) Altre curiosità che ci può dire?
La culla dei Savoia, che riporta lo stema dei Savoia e della Sardegna, donata dal re ai nati lo stesso giorno in cui nacque sua figlia oppure la culla tipica gallurese ancora  più povera e molto più antica, resa in sughero.




Fonte:http://www.sardegnaturismo.it/it/punto-di-interesse/museo-galluras-museo-della-femina-agabbadora

Il Museo di Luras è ubicato sulla via principale del paese in una tipica abitazione dell'Alta Gallura, a tre piani.
durdica bacciu
Gli ambienti sono stati ricostruiti nel rispetto della struttura e dell'equilibrio delle vecchie case galluresi. Il museo è articolato sui tre piani, accuratamente ricostruiti nel rispetto degli ambienti tipici della cultura locale tra la fine del Seicento e la prima metà del Novecento. Trovano sistemazione oltre 4000 reperti del centro gallurese. Il piano terra è composto da vari ambienti: la Saletta audiovisivi (consente la visione di filmati e la consultazione informatica e bibliografica) la Sala 1 (strumenti relativi alla viticoltura, vinificazione e cantina. In particolare spiccano "sa cascietta", cassone per la pigiatura dell'uva, "sa suppressa", un torchio in legno risalente alla fine del Seicento primi del Settecento, e un'alambicco a condensatore); la Sala 2 e il cortile (strumenti e oggetti propri delle attività agricole, lavori dei campi, lavorazione dei cereali e pastorali, raccolta, trasporto e lavorazione del latte, finimenti, cura e governo degli animali).


Il primo piano ripropone, nella sua integrità di arredi, un ambiente domestico articolato con la sala da pranzo che era il luogo dell'incontro e della convivialità, lo spazio per il dialogo (composta da una credenza, una cassapanca per la conservazione del pane, una "piattéra", piattaia pensile, e una "banca a fogliu", funzionale tavolo a libro che permetteva di raddoppiarne con facilità il piano d'appoggio), la cucina con la tradizionale "banca 'e su pane", il tavolo per la panificazione, la camera da letto.
durdica bacciu



Il secondo piano composto da una sala in cui sono esposti macchine per la lavorazione della lana e del lino, capi di abbigliamento e tessuti e un'altra sala dedicata alle tecniche di lavorazione del sughero, attività tipica della zona.
durdica bacciu


Nel Museo è conservato anche  il famoso e macabro martello che nel passato veniva usato da "sas accabadoras", le donne incaricate di "porre fine" (dallo spagnolo acabàr) alle sofferenze dell'agonizzante sul letto di morte. Si tratta di un ramo di olivastro lungo 40 centimetri e largo 20, dotato di un manico che permette un'impugnatura sicura. 

Indirizzo: via Nazionale 35a, Luras
Telefono: 368 3376321 Ente titolare: Piergiacomo Pala.





martedì 12 aprile 2016

SorprendiGallura: Aggius - ''Repubblica'' per quarantotto ore"

Ph: Durdica Bacciu 
durdica bacciu



http://www.comuneaggius.gov.it/cultura/cultura.asp?id=15&ln=IT

 Aggius vanta origini antichissime.
  Il suo nome potrebbe derivare dal greco aghios = sacrosanto, oppure dal latino agnus = agnello, per indicare l'antica presenza di stazzi e ovili o ancora da ajus = senza diritto né legge, per certo carattere indipendente e ribelle dei suoi originari abitanti, portati a regolarsi secondo codici propri, ad affidare le controversie a uomini saggi che esercitavano la tradizionale ''giustizia sotto l'albero'' e a rifiutare, spesso in forme violente, imposizioni tributarie e coscrizioni.
durdica bacciu
Angoli di Aggius

Antica e importante ''villa'' della curatoria di Gemini, il suo territorio, fino alla recente autonomia comunale di Trinità D'Agultu, Badesi e Viddalba era vastissimo. Il nome del paese nella forma di Agios, si incontra per la prima volta nella tabella fatta compilare dal re di Aragona nel 1358. ore. La sua storia inizia praticamente da quel periodo, ed è pressoché comune a quella delle altre '''ville'' di Gallura.

Spentosi Nino di Gallura e smembrato il giudicato, Aggìus fu conteso dai Doria, gli Arborensi e da Pisa che alla fine ebbe ragione sugli altri, Sopraggiunsero quindi gli Aragonesi, ma fu poi occupato da Eleonora finché, tornato sotto il potere degli aragonesi, non passò, come il resto dell'isola, sotto gli Spagnoli. Questo dominio influenzò in maniera indelebile, dialetti, tradizioni, usi e costumi. Nel 1720 passò, come tutta l'isola, sotto il dominio dei Savoia.

Accanto alla storia ufficiale, però, Aggius viene ricordato nella prima metà del seicento come centro di falsari. La ''zecca'' si sarebbe trovata su uno dei suoi monti - che per questo fu chiamato Fraili (officina del fabbro) - ostico anche per la spedizione che Don Matteo Pilo Boy organizzò per debellare il fenomeno.

Per tutto l'ottocento la popolazione venne dilaniata da numerose faide familiari, la più famosa quella tra i Vasa e i Mamìa dalla quale Enrico Costa si ispirò per il romanzo 'Il muto di Gallura''.

Una curiosità è datata 1848, quando quel movimento che in Europa prese il nome di ''primavera dei popoli'', pare avesse investito anche Aggius, che sarebbe stato ''Repubblica'' per quarantotto ore.

durdica bacciu
Chiesa Sacro Cuore


Aggius oggi 
Paese presepe sotto una catena di monti detta, a imitazione di quella lombarda di manzoniana memoria, il ''Resegone'', circondato da boschi, orti a vigneti, Aggius ha uno dei più celebri panorami della Sardegna. Narra la leggenda che, al tempo delle faide più terribili, il diavolo si affacciasse al monte più incombente sul paese e facesse sordamente rimbombare il traballante masso di granito di ''lu tamburu'', terrorizzando gli abitanti all'urlo di ''Agghju meu, Agghju meu, candu sarà la dì chi ti z'agghju a pultà in buléu'' che significa: ''Aggius mio, quando verrà il giorno in cui ti porterò via in un turbine''. La sistemazione di una croce sulla cima valse ad allontanare il maligno e diede il nome al monte: Monti di la Cruzi. 
Anno scolastico 2006/2007 - A cura degli alunni della scuola secondaria di 1° grado dell'Istituto Comprensivo di Aggius.

 






Meoc: Museo Etnografico Oliva Carta Cannas
 Fonte:http://www.museodiaggius.it/#!/meoc-museo-etnografico-oliva-carta-cannas/ 

durdica bacciu
 Il più grande in Sardegna, un vero “tesoro” dell’Isola, una struttura suggestiva per l’ampiezza degli ambienti espositivi e la particolare cura con cui è stata realizzata, che integra magistralmente la maestosità del granito, con spazi verdi e l’esposizione museale che racchiude in sé tutta la ricchezza della storia, delle tradizioni e della cultura popolare gallurese, dal 1600 ai nostri giorni.
Nella fedele ricostruzione della “Casa tradizionale”: Arredi d’epoca e oggetti d’uso quotidiano e un percorso attraverso le attività dell’economia domestica e la produzione alimentare (del vino, del pane, del formaggio, dell’olio di lentisco…) Viaggio attraverso i costumi d’epoca magnifici nelle forme e nei colori della festa.
durdica bacciu


In sottofondo il caratteristico canto corale di Aggius (caro anche al D’Annunzio) del quale vengono proposti i più bei brani.
Gli antichi mestieri: Lavorazione del sughero e del granito, ma anche il fabbro, il calzolaio, il falegname. Presentazione degli strumenti arcaici di lavoro, delle tecniche di preparazione dei tessuti tipici e delle fasi di preparazione della lana, tra le quali “l’orditura” e la colorazione dei filati con le erbe.
durdica bacciu
  
Il MEOC ospita: la “Mostra Permanente del Tappeto Aggese”. Pregiato manufatto famoso in tutta l’isola, ma conosciuto e molto apprezzato anche in Italia e all’estero. Nell’ampia Sala della tessitura si può assistere alla dimostrazione e spiegazione di questa arcaica arte con la collaborazione delle tessitrici alla conduzione dei telai in legno.
durdica bacciu
G. D'Annunzio e il Coro di Aggius

Con scadenza annuale viene allestita una “Mostra Temporanea” sui temi della tradizione, del costume, del territorio, dell’arte. Nella Sala Congressi: visione di filmati sul territorio, su usi e costumi locali e approfondimenti storico-culturali. Intrattenimenti periodici: Mostre, Conferenze, Concerti, Esibizioni del Coro e del Balletto di Aggius.
Un cenno particolare meritano “I laboratori” di cui possono usufruire dietro prenotazione gruppi e scolaresche. Molto ricercati e richiesti sono il laboratorio del pane della festa, delle fasi di lavorazione della lana compresa la colorazione naturale, di tessitura, degli antichi giochi di strada, il laboratorio sartoriale con ricostruzione delle bambole di pezza, di bella grafia, sulle erbe aromatiche e mediche.  

La tradizione del tappeto di Aggius

Il tappeto sardo è molto di più di un semplice oggetto d’arredo, è un pezzo di storia: tante le mete da tenere a mente per chi volesse acquistare un pezzo unico: Aggius


durdica bacciu
 è senza ombra di dubbio il centro più rappresentativo dell’artigianato tessile gallurese le cui origini sono da rintracciare intorno alla prima metà dell’Ottocento quando rappresentava una fonte di sostentamento di grande importanza per le famiglie in quanto, oltre a soddisfare necessità private, era una grande fonte di guadagno. La produzione locale porta in scena bellissimi e coloratissimi tappeti a strisce multicolori dalle notevoli dimensioni realizzati in lino e, soprattutto, in lana cardata, tessuto caro a un'isola da sempre dedita alla pastorizia. 
http://www.turismo.it 
durdica bacciu

Logu di pazi e d'amori,
di poesia e d'incantu,
l'ammigu rispetta tantu,
be' si difendi l'onori.
...
La muntagna, la pianura,
tuttu invita a l'almunia,
onestai e simpatia
splendi illa ciuintura.
...
Aggju è stella di Gaddura:
angeligu è lu so' cantu!

Così Salvatore Biosa descrisse Aggius.


Museo del Banditismo

 Il paese di Aggius è stato l’epicentro del banditismo gallurese per circa tre secoli: Dalla metà del Cinquecento, in pieno periodo spagnolo, alla metà dell’Ottocento, sotto la dominazione sabauda.


durdica bacciu

Durante questo lungo e travagliato periodo nell’impervio ed allora più vasto territorio di Aggius omicidi, agguati, furti di bestiame e danneggiamenti erano all’ordine del giorno. Lungo i litorali delle “Cussorge” più lontane prosperavano del tutto impunite orde di contrabbandieri e di abigeatari, tanto che nel 1726 un rapporto molto dettagliato delle autorità locali attribuisce ad Aggius il ruolo di paese leader nel traffico clandestino di cereali, e pochi giorni dopo il viceré, conte Pallavicino di Saint Remy, emana un decreto che inizia così: “Essendo stato informato che gli abitanti della villa di Agius, dediti quasi tutti al contrabbando, sono soliti prendere il grano ed altri generi commerciali di cui fanno contrabbando dai villaggi e dalle località dell’Anglona. Così si organizzano in quadriglie…”.
Risale invece al 1766 l’ormai famoso “pregone” del viceré Francesco Ludovico Costa, il cui testo integrale, opportunamente ingrandito e stampato su un grande pannello, è stato collocato sulla facciata dello stabile che ospita il Museo. Si tratta del pronunciamento in cui si minaccia la distruzione della villa di Aggius in quanto ritenuta “scandaloso ricovero e favore … di banditi e facinorosi”.
Sul versante popolare, però, la figura del bandito veniva assimilata spesso a quella del diseredato, caduto in disgrazia per motivi d’onore e quindi meritevole di rispetto e protezione. 
Ecco perché si è deciso di allestire un museo dedicato al banditismo senza correre il rischio di mitizzare la figura del fuorilegge e di esaltarne le sue gesta.
L’obiettivo di questo museo, semmai, è esattamente il contrario: diffondere valori positivi per la costruzione di una mentalità che favorisca l’affermarsi della legalità e della moralità pubblica ad ogni livello.

Il Museo del Banditismo si propone di compiere ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente: le acquisirà, le conserverà, le comunicherà e soprattutto le esporrà ai fini di studio, di educazione e di diletto.
Questo museo, allestito non a caso nel palazzo della vecchia Pretura, è situato nella zona più antica del paese. E proprio nei vicoli attigui a questo edificio, più di un secolo fa, furono commessi numerosi omicidi.
Il percorso espositivo si articola in 4 sale che accolgono una bella documentazione e oggetti che vale la pena di vedere. Una teca è dedicata al bandito aggese Sebastiano Tansu, “il Muto di Gallura” figura che ispirò l’omonimo romanzo di Enrico Costa. 

Per info: Via monti di lizu 6 - Aggius - 079 621029