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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.

domenica 8 maggio 2016

Il nuraghe Paddaggiu e la domus dell'elefante - Castelsardo



di Marcello Cabriolu 
Ph: D.Bacciu

durdica bacciu
Era il 1914 quando E. Benetti ribattezzò come Roccia dell’Elefante la già conosciuta “Sa Pedra Pertunta” (la Pietra Traforata), un masso erratico ospitante delle Domus de Janas a poca distanza dal Nuraghe Paddaggiu. Cosa sono le Domus de Janas? Sepolture, scavate a partire dal 4000 a.C. circa e modellate in forma di utero - dove veniva convogliata dell’acqua piovana -ospitavano i defunti, sistemati in posizione fetale, simulando in questo modo il grembo della Dea Madre Terra. 


durdica bacciu
La Roccia dell’Elefante, di natura piroclastica (roccia effusiva), è costituita da due ipogei (I e II) rispettivamente sistemati al piano terra e al primo piano. L’ambiente al piano terra si sviluppa da Nord a Sud ed è caratterizzato dalle decorazioni di due protomi (teste scolpite) bovine, di cui una nella parete est e l’altra nella parete ovest. Le corna e i motivi taurini sono elementi comuni nelle Domus de Janas e rappresentano la divinità, la Dea Mediterranea generatrice di vita. La domus II è la più rovinata e i pezzi sparsi per il piano di campagna ne sono i componenti. La camera, in origine, presentava un orientamento più obliquo rispetto alla sottostante e forse questa condizione ha indebolito il masso erratico facendone crollare la parte superiore.


durdica bacciu
Il Nuraghe Paddaggiu, che apparentemente sembra un monotorre, si suppone sia invece costituito da una torre arcaica a cui ne sono state assemblate altre due, una a est e l’altra a ovest. Naturalmente questa ipotesi è ancora da elaborare correttamente in quanto gran parte del monumento è interrato. La struttura parrebbe molto arcaica in quanto al suo interno ci sono particolari architettonici riconducibili all’era dei protonuraghi. In origine doveva essere costituita da almeno due piani tra i quali si frappone un mezzanino sopra il corridoio d’ingresso. Il piano terra presenta la poderosa camera voltata ancora intatta con tre nicchie di sala, una a sinistra, una al centro e una a destra da cui parte la rampa per salire al mezzanino.


durdica bacciu

La muratura è costituita da blocchi di trachite disposti in opera isodoma con faccia a vista rettangolare e sezione allungata, frammista a qualche zeppa utilizzata dai costruttori al fine di dare stabilità alla struttura.


Come arrivare: 
Da Castelsardo si percorre la SS 134 dell'Anglona in direzione di Perfugas, sino a raggiungere il km 19,300; la Roccia dell'Elefante si trova proprio sul ciglio della strada, a sinistra per chi proviene da Castelsardo. Per chi proviene dalla nuova strada direttissima Sassari-Santa Teresa Gallura (circonvallazione di Castelsardo), è necessario svoltare allo svincolo per Sedini-Castelsardo: il monumento è ben visibile alla fine del raccordo. 


durdica bacciu

 

sabato 7 maggio 2016

Monte d'Accoddi - Sassari



di Marcello Cabriolu
Ph: D.Bacciu
Sin dal 1952, quando iniziarono le ricerche e gli scavi archeologici, fu subito chiaro che sotto la collina di circa 75 mt si trovava un edificio particolare. 


durdica bacciu
Monte d’Accoddi, che secondo la vecchia toponomastica indicava un monte di pietra, mostrò innanzitutto la presenza di un grosso edificio qualificato dai primi studiosi e archeologi come un qualunque nuraghe molto degradato. Gli scavi dimostrarono che la collina era stata prodotta dalle rovine di un monumento eccezionale databile attorno al 3200 a.C. e forse andato in disuso attorno al 1600 a.C..
Bisogna tener presente che la collina venne profondamente alterata durante l’ultimo conflitto mondiale a seguito dello scasso di una trincea circolare scavata per l’artiglieria lungo i fianchi del monumento.


durdica bacciu
Le ricerche fatte dal prof. Tinè rivelarono l’esistenza di un edificio originario riconducibile al Neolitico finale (3200-2850 a.C.), su cui si suppone avvenissero sacrifici rituali, e di una parte del villaggio circostante. Lo scavo successivo, condotto da prof. Atzeni descrisse un altare-ziggurath a gradoni, raggiungibile tramite una rampa, riconducibile all’Età del rame (2700 a.C. circa), e un villaggio più ampio dove lo scorrere del tempo ha lasciato segni di frequentazione continua almeno sino al Bronzo Medio (1600-1330 a.C.). Alcuni studi attuali esaltano la struttura come un monumento unico nel Mediterraneo Occidentale riconducibile alle ziggurath mesopotamiche.


durdica bacciu
La parte occidentale del monumento pare forzatamente ricostruita a esibire la struttura mesopotamica mentre il lato Est, ancora intatto e ricoperto di erbacce, ci mostra le rotondità tipiche delle tholos nuragiche. In prossimità della grande rampa, sul lato est, è possibile osservare una lastra trapezoidale supposta come tavola sacrificale per animali, con sette fori in prossimità dei bordi. Lungo il lato ovest della rampa è invece possibile osservare un menhir di circa 4,40 mt di altezza, in calcare, del peso di circa 6 tonnellate. 

Vicino alla base della rampa, nonostante non si trovi nella posizione originaria, è collocato un grosso macigno ben lisciato di forma sferoidale considerato a uso sacrale e inquadrato come omphalos a cui è stato accostato un altro masso anch’esso ben lisciato e rotondo. Nella zona circostante è possibile osservare almeno 5 menhirs (pietre fitte) dalle caratteristiche antropomorfe.


durdica bacciu
 
Il villaggio prospiciente mostra numerose capanne tra le quali una, quella dello stregone, con il paramento a sacco tipico delle costruzioni nuragiche.

Come arrivare:
Sulla S.S. 131 in direzione di Sassari, superato il bivio per Platamona (al Km 222,3), si trova una strada, segnalata da cartelli turistici, che conduce al parcheggio con biglietteria. Proseguire a piedi per 100 m su una stradina lastricata che conduce al cancello di ingresso dell'area archeologica. Provenendo da Sassari è necessario arrivare al bivio per Bancali e qui svoltare a sinistra per immettersi nella corsia opposta e ritornare verso l'area archeologica.
L'area archeologica è situata in prossimità del margine del pianoro scavato dal rio d'Ottava, nella Nurra, regione della Sardegna nord-occidentale.

mercoledì 4 maggio 2016

Sardegna Musei: Santadi - "Sa Domu Antiga" - Museo Etnografico


di Durdica Bacciu
Ph: D.Bacciu

Se si attraversa il basso Sulcis, una delle tappe fondamentali è la visita al Museo Etnografico di Santadi denominato "Sa Domu Antiga", gestito dalla Sémata Soc.Coop.  di cui fanno parte delle guide molto competenti e gentili. Il Museo rappresenta la tipica casa campidanese, con le sue quattro stanze, un cortile, il pozzo e "Sa Lolla" per gli attrezzi di tutti i giorni, dalla campagna alla mensa.

durdica bacciu

Varcando la soglia, si viene catturati da un bellissimo telaio antico e ancora dai mille colori delle coperte e delle copri cassepanche i quali trasmettono l'amore per un'arte che sta scoparendo ma che è stata fondamentale nei tempi passati. Il telaio in esposizione è stato donato dalla famiglia proprietaria dello stabile, in ricordo della loro madre. 

durdica bacciu

Durante la visita viene accuratamente descritta ogni singola tecnica di tessitura.


Nella prima stanza a destra, possiamo osservare una tipica camera matrimoniale fine '800 primi del '900, con il letto alla "francese", ovvero da una piazza e mezzo, decorata nella testata con motivi floreali. Nella parete sopra il letto possiamo osservare i ritratti dei padroni di casa, moglie e marito che, con sguardo severo, "osservano" la scena di noi moderni avventori. Nella stanza sono presenti delle cassepanche, sistemate in diverse posizioni  e impiegate allo scopo di deporvi il corredo, più comunemente "sa dote", oppure dove venivano deposti gli abiti maschi e femminili, come una sorta di armadio in orizzontale.

durdica bacciu

durdica bacciu












durdica bacciu












Passiamo alla seconda stanza dove gli arrendi richiamano fortemente la vita quotidiana della antica famiglia. La sala da pranzo, con il suo tavolo e sede in legno dipinte di un azzurro cielo,le stoviglie appese alle pareti, "is parineddas" cesti per usi alimentari, contenitori e rami per la cattura dei cibi, "fasc'e laus" le piattaie per la sistemazione dei piatti. 


Si passa ora al cortile,  dove possiamo vedere un bellissimo pozzo e, sotto una "lolla", gli attrezzi che venivano usati per svolgere i lavori di vita agricola e quotidiana.

durdica bacciu

Nella "lolla", tipica tettoia campidanese sorretta da travi in legno, a sinistra si trovano due vecchi "carr'a buoi", degli strumenti come falce, falcetti, pinze e vari arnesi da lavoro. La curiosità cade subito sopra un attrezzo particolare che ci viene spiegato essere una sorta di "crick" per la riparazione delle ruote del carro. Nella parte opposta all'ingresso si trova il forno a cupola, eseguita con mattoni di fango e paglia detti "ladini" "ladiri" o anche "di ladri". Il forno viene usato ancora oggi durante i laboratori per la cottura del pane o altri eventi. Nella parte destra, sotto la "lolla" troviamo invece un calesse ben conservato.

durdica bacciu

 Il caseggiato presenta un' architettura molto semplice e tipica dello stile campidanase con il cortile in acciottolato. Molti degli oggetti esposti sono stati donati dalla cittadinanza affinchè continuasse la memoria storica e demo-antropologica di Santadi ma non solo. In questi ambienti si possono rivevere le forti sensazioni di un passato che non è mai stato dimenticato.


durdica bacciu


Informazioni: 
Santadi, via Mazzini 09010

Orari:
ore 9:00 - 13:00 e 15:00 - 17:00

Gestione:
Coop. Soc. Sémata
Tel. 0781-941010

Facebook:
Museo etnografico "Sa domu antica" Santadi

lunedì 2 maggio 2016

Sant'Elia di Nuxis

Ph: D.Bacciu

La chiesa risale al periodo bizantino (IX-X sec.) e presenta pianta a croce greca con cupola ogivale, mentre la facciata è sormontata da un campanile a vela. All’interno i quattro bracci sono coperti da una volta a botte; all’incrocio dei bracci è posto un tamburo a pianta quadrata da cui parte la cupola troncoconica. La particolarità di questa chiesa sono le sue esigue dimensioni, tipica caratteristica delle chiese costruite nella seconda metà del I millennio d. C.
durdica bacciu
Per apprezzare la chiesa di Sant'Elia di Tattinu nelle sue forme originarie bisogna ricorrere a vecchie fotografie in bianco e nero, poiché il restauro moderno ha stravolto i dettagli dell'edificio, chiaramente riconducibile all'architettura cruciforme della Sardegna bizantina.
Le murature d'impianto dovevano essere caratterizzata dall'uso di conci squadrati agli angoli dell'edificio, mentre i tamponamenti dovevano essere in pietrame misto di minori dimensioni.
durdica bacciu

La pianta è cruciforme con bracci uguali sormontati nel punto di incrocio da un tiburio quadrangolare sovrastato da ciò che appare come la parte più alta di una cupola molto allungata quasi ogivale, completamente intonacata così come il tiburio.
Nella facciata, sormontata da campanile a vela, si apre il portale principale, del tipo ad architrave monolitico gravante sulle murature perimetrali. I quattro bracci sono voltati a botte ed esternamente coperti da tetti a spioventi con tegole. All'incrocio dei bracci si eleva la cupola, impostata su rudimentali scuffie. L'attuale cupola è moderna poiché l'originale crollò nel 1909. Non è originario neanche il braccio O, ricostruito più corto rispetto all'originale. 
durdica bacciu
Come arrivare
Si percorre la SS 130 verso Iglesias e si prendono la SP 2 e successivamente la SS 293 fino al paese di Nuxis. Superato l'abitato si trovano sulla s. i cartelli turistici che indicano il sito campestre di Sant'Elia di Tattinu, meta di pellegrinaggi. L'ultimo tratto, pavimentato a ciottoli, conduce alla chiesa.  
Bibliografia
R. Serra, "La chiesa quadrifida di Sant'Elia a Nuxis (e diversi altri documenti altomedievali in Sardegna)", in Studi Sardi, XXI, 1968-70, pp. 30-61;
R. Coroneo-M. Coppola, Chiese cruciformi bizantine della Sardegna, Cagliari, 1999, pp. 35-36;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 69-70;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico-culturali, Cagliari, AV, 2005, pp. 103. 

Festa della mamma 8 maggio 2016 - Olbia

In occasione dell'apertura del Ponte Loddone e della Festa della Mamma, ArcheOlbia Olbia organizza una giornata all'insegna dell'intrattenimento per la #famiglia.

L'appuntamento è presso il piazzale del #CastellodiPedres per trascorrere una giornata con tutte le #mamme ed i #papà: visite guidate gratuite per grandi e piccini, #truccabimbi, #merende e #giochi per i più piccoli, #relax per i più grandi.

Famiglia e Cultura, un binomio da promuovere.


Per info: 3456328150 oppure archeolbia@gmail.com

domenica 1 maggio 2016

Il pozzo sacro di Tattinu - Nuxis



di Marcello Cabriolu
Ph: D.Bacciu
 
durdica bacciu
Nell’ambito di un complesso che al momento dell’indagine si mostrava pulito e purtroppo ora è invaso di sterpaglie, e che comprende un’ampia cumbessida nuragica e diverse fonti idriche, si individua uno dei pozzi più monumentali di tutta la Sardegna. Non tanto per la rifinitura quanto per le dimensioni e le caratteristiche, il pozzo sacro di Tattinu, inquadrabile nel XIV sec. a.C., manifesta la sua bellezza attraverso la lunga scalinata che accede al pozzetto di captazione. La struttura, che come le circostanti è resa con tecnica edilizia a “sacco”, si compone di conci poligonali in andesite basaltica, rincalzati da numerose zeppe, e presenta una pianta a forma di ank egizio o “toppa di chiave”. Si compone di vestibolo, atrio a scalinata, cella a tholos con pozzetto di captazione. Si accede alla camera tramite un vestibolo perpendicolare all’asse del pozzo con due accessi laterali gradonati.


durdica bacciu
Si scende per la scalinata di 28-29 gradini delimitata da due alte pareti di sviluppo fortemente ellittico, rastremate verso l’alto. La scala sbocca nella cella, sopraelevata più di un metro rispetto al punto in cui è sistemata la base della tholos. Dal punto in cui sgorga la vena sorgiva la tholos si innalza, rivestita da conci poligonali, per circa cinque metri. Il prospetto della cella si mostra alto, triangolare e costituito da tre aperture sovrapposte e isolate da due architravi: la prima costituisce la parte terminale della scala ed è di luce trapezoidale; la seconda sempre di luce trapezoidale è una grossa finestrella di scarico; la terza si apre a luce triangolare e si trova sull’apice del pozzo. Il contesto si presenta molto simile al settore sud occidentale dell’area archeologica di Santa Vittoria di Serri e si costituisce di un grosso muraglione che isola l’area di accesso, limitando quella che dev’essere la zona di pubblica fruizione. 

durdica bacciu


Come nel sito precedentemente citato, anche qui il pozzo, cinto da un temenos che termina in un’esedra, si mostra inserito nella massa muraria, spalle all’area pubblica e aperto nella zona ad accesso limitato.




Come arrivare 
Lungo la SS 293, superato l'abitato di Nuxis in direzione Villaperuccio, presso la località Is Pittaus svoltare a sinistra e seguire le indicazioni per la chiesa Sant'Elia; prima di quest'ultima, svoltare a sinistra e andare oltre la località Tattinu. 


durdica bacciu