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domenica 15 febbraio 2026

Alla Brigata Sassari la memoria della Grande Guerra: “Life in Trenches” racconta la vita in trincea (dal 6 febbraio al 6 marzo 2026)

 

di Durdica Bacciu (Archeologa)

ph D.Bacciu


Dal 6 febbraio al 6 marzo, la caserma “La Marmora” di Piazza Castello a Sassari — sede del Comando della Brigata Sassari — apre le proprie porte alla memoria con la mostra “Life in Trenches - Vita in trincea”, un percorso espositivo che restituisce al visitatore uno degli scenari più duri e decisivi della Prima guerra mondiale.

L’itinerario si concentra sugli ultimi e drammatici mesi del conflitto sul fronte italiano, a partire dalla disfatta di Battaglia di Caporetto, iniziata il 24 ottobre 1917, quando l’esercito italiano fu costretto a una ritirata che segnò profondamente il Paese, fino alla riscossa e alla conclusione della guerra nel 1918. In quel periodo, tra il ripiegamento e la resistenza lungo la linea del Piave, si consumò un passaggio cruciale della storia nazionale. L’offensiva austro-tedesca ebbe inizio il 24 ottobre 1917 lungo il fronte dell’Isonzo. Le forze degli Imperi Centrali, avvalendosi di nuove tattiche di infiltrazione e di un uso massiccio dell’artiglieria e dei gas, riuscirono a sfondare le linee italiane in un settore ritenuto relativamente stabile. L’esercito italiano, già provato da undici sanguinose battaglie sull’Isonzo, fu colto impreparato dalla rapidità e dall’efficacia dell’attacco.

Ne seguì una ritirata drammatica e caotica: interi reparti si trovarono isolati, migliaia di soldati furono fatti prigionieri e la linea del fronte arretrò per oltre cento chilometri, fino al fiume Piave. La perdita di uomini e materiali fu ingente e l’impatto psicologico sul Paese profondissimo. Caporetto divenne immediatamente sinonimo di sconfitta e disgregazione, ma anche di crisi politica e militare: il generale Luigi Cadorna venne sostituito da Armando Diaz al comando dell’esercito, segnando un cambio di strategia e di approccio alla gestione delle truppe.

Tuttavia, proprio da quella crisi nacque una fase di riorganizzazione. Sul Piave e sul Monte Grappa l’esercito italiano, sostenuto anche dagli alleati, riuscì a stabilizzare il fronte. La memoria di Caporetto, dunque, non è soltanto quella di un crollo, ma anche quella di un momento di svolta: dal trauma della sconfitta prese forma la ricostruzione morale e militare che avrebbe condotto, nell’autunno del 1918, alla vittoria di Vittorio Veneto.


Mostra sono 45 fotografie realizzate da Luigi Marzocchi (Molinella, 1888), membro del Reparto fotografico del Comando Supremo. Testimone diretto della vita al fronte, Marzocchi produsse circa 800 scatti raccolti in undici album: immagini che documentano non soltanto la fatica, il fango, il freddo e la precarietà delle trincee, ma anche la dimensione più intima e umana dei soldati — sguardi, attese, gesti di solidarietà che resistono persino nel cuore della distruzione.

Le fotografie esposte provengono dal fondo Marzocchi, donato nel 1987 dalla figlia Maria Emma al Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, luogo simbolo della conclusione vittoriosa del conflitto per l’Italia.

Attraverso queste immagini, la mostra non si limita a raccontare la guerra come evento militare, ma invita a riflettere sull’esperienza quotidiana dei soldati: uomini travolti dalla storia, sospesi tra paura e speranza, disciplina e sopravvivenza. Un’occasione per rileggere un capitolo fondamentale del Novecento con uno sguardo profondamente umano.

LINK:

Brigata Sassari, inaugurata la mostra "Life in trenches – vita in trincea"

Museo Storico della Brigata Sassari - Idese 

Museo Storico della Brigata Sassari

mercoledì 19 novembre 2025

Museo Brigata Sassari - Piazza Castello (Sassari)

Museo della Brigata Sassari  di Durdica Bacciu (Archeologa) 

Nel cuore della città di Sassari, dove le vie antiche portano ancora l’eco dei passi di generazioni, sorge un luogo capace di toccare l’anima: il Museo della Brigata Sassari. Non è un semplice spazio espositivo, ma un santuario civile dove la storia diventa carne e voce, dove si avverte il battito di un’identità collettiva forgiata nel sacrificio, nel coraggio e nell’amore per la propria terra.


La Brigata Sassari, nata nel 1915, è una delle unità più amate e rispettate dell’Esercito Italiano, l’unica formata originariamente da soli sardi. I suoi uomini – i “Diavoli Rossi” – hanno scritto pagine indimenticabili durante la Prima Guerra Mondiale, distinguendosi per valore e abnegazione nelle battaglie dell’Isonzo, del Carso e sulla neve dell’Altopiano di Asiago. Ma la loro storia non si ferma ai libri: continua nel Novecento, nelle missioni di pace, nelle operazioni umanitarie, nella presenza silenziosa ma fondamentale a fianco delle popolazioni colpite da calamità. È una storia fatta di volti, di nomi, di famiglie intere che hanno donato figli e speranze per un ideale più grande. 

Il museo racconta tutto questo con una forza straordinaria. Varcando la soglia, si viene accolti da uniformi, documenti, armi, lettere dal fronte, fotografie sbiadite che però bruciano di vita, testimonianze dirette di chi ha combattuto, sofferto e creduto. Non si tratta solo di oggetti: sono frammenti di un’epopea collettiva, tasselli di un’eredità che ancora oggi parla a chiunque sappia ascoltare. Gli allestimenti, curati con grande attenzione, accompagnano il visitatore in un viaggio emotivo che passa dal fragore della guerra alla dignità del ritorno, dalla memoria al presente.


Visitare il Museo della Brigata Sassari significa incontrare una parte profonda dell’identità sarda e italiana. Significa rendere omaggio a chi ha difeso la libertà con lealtà e sacrificio. Significa, soprattutto, capire che la Storia non è fatta solo di date, ma di uomini e donne reali, con le loro paure e il loro ardore. È una tappa imprescindibile per chi ama la cultura, la memoria, il valore della pace e il senso autentico della comunità.


Chi esce dal museo porta con sé qualcosa in più: la consapevolezza di appartenere a una storia grande, che continua ogni giorno grazie a chi non smette di credere nel futuro.