AVETE TEMPO SINO ALLE 24 DEL 22 MAGGIO PER INVIARE LE VOSTRE FOTO:
REGOLAMENTO VIII ed. "Fotografa la festa di San Simplicio" 2017
1. Il concorso è aperto a tutti i fotoamatori e professionisti. Il concorso si articola in un’ unica sezione ( b/n e colore).
2. Con la partecipazione al concorso l’autore dichiara di possedere
tutti i diritti sugli originali, sulle “acquisizioni” e sulle
elaborazioni inviate.
3. I partecipanti dovranno inviare i files entro la mezzanotte del 22 Maggio 2017 all’indirizzo mail archeolbia@gmail.com
Ogni partecipante potrà inviare un massimo di 2 immagini. I files
devono essere così rinominati: nome autore-titolo foto-sansimplicio2017
(esempio: mariorossi-foto1-sansimplicio2017)
4. La partecipazione al concorso è gratuita.
5. L’ammissione al concorso e l’assegnazione dei premi avverrà a insindacabile giudizio della Giuria.
6. A seguito della premiazione, il Catalogo e i risultati verranno pubblicati sul sito archeolbia.blogspot.com
7. Ogni Autore è personalmente responsabile di quanto forma oggetto
delle opere presentate e ne autorizza la pubblicazione, la proiezione e
la diffusione tramite stampa o Internet per scopi artistico – culturali,
senza fini di lucro.
8. L’autore si impegna a tenere indenne l’
ArcheOlbia da eventuali pretese da terzi al riguardo, e garantisce che
le immagini e i relativi diritti che egli conferisce ad Archeolbia non
ledono alcun diritto di terzi e che le immagini ritraenti persone e/o
cose abbiano ottenuto l’assenso necessario.
9. Con la partecipazione
al concorso, si accetta quanto stabilito dalla legge 675/96 (Privacy) ;
la partecipazione comporta da parte dell’Autore l’autorizzazione al
trattamento, con mezzi informatici o meno, dei dati personali e della
loro utilizzazione da parte dell’Organizzatore per lo svolgimento degli
adempimenti inerenti al concorso e degli scopi associativi e/o
federativi. I dati personali potranno inoltre essere utilizzati per
sottoporre, agli Autori stessi, informazioni inerenti i risultati e
future iniziative di ArcheOlbia.
10. La giuria : Fotografi professionisti e critico fotografico
11. I primi tre classificati si aggiudicheranno targhe ricordo.
12. La premiazione si svolgerà il 28 Maggio presso il Museo Archeologico di Olbia ore 18
13.Le foto devono essere esclusivamente dell'anno 2017 e possibilmente senza firma e modifiche
I partecipanti accettano il presente regolamento.
ArcheOlbia guida turistica Olbia archeologia della sardegna
Associazione ArcheOlbia
Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali
Guida turistica - Accompagnatore turistico - Attività didattiche - Corsi di formazione - Progettazione di attività culturali
ArcheOlbia
Piazza San Simplicio c/o Basilica Minore di San Simplicio
07026 Olbia (OT)
archeolbia@gmail.com
3456328150 Durdica - 3425129458 Marcello - 3336898146 Stefano
C.F. 91039880900
“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
giovedì 18 maggio 2017
mercoledì 26 aprile 2017
Megaron a doppio antis di Dom'e Orgia Esterzili - ArcheOlbia
di Marcello Cabriolu
Ph Durdica Bacciu
Ph Durdica Bacciu
Il
megaron di Domu ‘e Orgìa, riconducibile al XIV sec. a.C., venne edificato ad
una quota di 970 mt s.l.m. circa, all’imbocco di un valico. Potenzialmente la
struttura controlla l’altipiano di Taccu
Mauruoi e le sue numerose sorgenti, che in epoca preistorica dovevano
essere sicuramente gestite dalle genti dei nuraghi. La potenzialità
dell’insediamento è evidenziata inoltre dal fatto che il valico occupato sia
stato in passato il passaggio obbligato dei percorsi di transumanza verso le
pianure dal clima più mite. La struttura si mostra di forma rettangolare, con doppio
antis, e circondata da un recinto ovale. La tecnica edilizia, nonostante siano
stati utilizzati materiali resi a lastre, si presenta sempre del tipo a “sacco”,
e l’edificio si eleva con almeno un atrio-vestibolo e due ambienti interni
separati da un tramezzo, con un ingresso sormontato da un architrave e una luce
di scarico. Vi si accede attraversando un vestibolo marginato da una panchina
e, oltrepassando il primo ingresso, si entra nella sala più grande, anch’essa
contornata da un sedile, interrotto a sinistra da una lastra ortostatica.
L’ambiente più interno, a cui si accede attraverso un ingresso poderoso
architravato, si rivela di dimensioni ridotte rispetto al precedente, ma anche
questo adorno di un sedile.
Attualmente non ci è dato sapere che tipo di copertura fosse stata utilizzata, ma alcuni studiosi suppongono si trattasse di un tetto a doppio spiovente. All’interno del recinto ovale si trovano i residui di altre strutture, mentre altre ancora si intravedono qualche centinaio di metri più a Sud, testimoniando quanto il complesso fosse molto più ampio rispetto a quanto risulti evidente attualmente. L’indagine archeologica ha rivelato la presenza di svariata utensileria sia litica - come pestelli macine e lisciatoi - che fittile - olle e ciotole -, oltre ad una discreta quantità di prodotti bronzei. Tramite confronti con edifici dell’Età del Bronzo/Ferro della penisola e del Mediterraneo orientale, l’edificio parrebbe un centro religioso caratterizzato da un forte potere politico/economico. Attraverso questi confronti si evincono elementi sociali di genere femminile con ruoli di potere o di rappresentanza nella Sardegna del XII sec. a.C.
Attualmente non ci è dato sapere che tipo di copertura fosse stata utilizzata, ma alcuni studiosi suppongono si trattasse di un tetto a doppio spiovente. All’interno del recinto ovale si trovano i residui di altre strutture, mentre altre ancora si intravedono qualche centinaio di metri più a Sud, testimoniando quanto il complesso fosse molto più ampio rispetto a quanto risulti evidente attualmente. L’indagine archeologica ha rivelato la presenza di svariata utensileria sia litica - come pestelli macine e lisciatoi - che fittile - olle e ciotole -, oltre ad una discreta quantità di prodotti bronzei. Tramite confronti con edifici dell’Età del Bronzo/Ferro della penisola e del Mediterraneo orientale, l’edificio parrebbe un centro religioso caratterizzato da un forte potere politico/economico. Attraverso questi confronti si evincono elementi sociali di genere femminile con ruoli di potere o di rappresentanza nella Sardegna del XII sec. a.C.
Dal
paese di Esterzili seguire le indicazioni per il Monte Santa Vittoria e il
Complesso Domu’e Orgìa. Percorrere la strada asfaltata di penetrazione agricola
che indica Monte Santa Vittoria e percorrerla per diversi chilometri sino a
quando si giunge alla vetta. Per arrivare al megaron, oltrepassare la pineta e proseguire
lungo la stessa strada verso Escalaplano. Dopo pochi chilometri ancora, ormai scesi
visibilmente di quota, in prossimità di un crocevia, si potrà vedere il
monumento sulla sinistra a pochi metri dalla strada. L’area, libera
all’accesso, è delimitata da un cancello e da una recinzione.
mercoledì 19 aprile 2017
domenica 16 aprile 2017
Il Nuraghe Adoni di Villanovatulo - ArcheOlbia
di Marcello Cabriolu
Ph Internet
Il complesso del Nuraghe Adoni, conosciuto sin dai primissimi anni del milleottocento, venne indagato solamente dal millenovecentonovantasette al millenovecentonovantanove per intervento del prof. Mario Sanges. Il complesso si è rivelato costituito da un mastio A attorniato da un bastione quadrilobato costituito dalle torri B, C, D, E, rispettivamente collocate a E, N, W, S e circondato ulteriormente da un antemurale turrito. Fondamentalmente la struttura si poggia sopra un tacco di calcare ben visibile nel settore orientale e, data la forma irregolare e non simmetrica nonostante le torri si mostrino ad addizione concentrica, in origine, attorno al XVI sec. a.C., doveva essere un protonuraghe che comprendeva il mastio A e la cortina panciuta a sud. L’elemento litico usato sono dolomie e calcari assemblati sostanzialmente senza rispettare filari e con il supporto di numerose zeppe di sostegno combinati a creare un indubbio paramento a “sacco”. Si accede da un ingresso leggermente sopraelevato sistemato tra la cortina curvilinea a S e la torre E, sulla sinistra si accede alla torre con feritoie mentre sulla destra si sale, attraverso un corridoio stretto, verso il secondo livello del complesso.
La torre E, descritta con feritoie, si presenta molto simile a quella del Nolza di Meana Sardo o del Serbissi di Osini, quindi come queste è inquadrabile, soprattutto in virtù del distacco dal corpo del complesso e di un rinvenimento di un ripostiglio nelle vicinanze, come una fornace per l‘estrazione dei metalli. La rampa d’ingresso conduce ad una sorta di pianerottolo superiore che alcuni studiosi denominano come cortile Y, a ovest del mastio, e che si mostra simmetrico al cortile X sistemato a est del mastio. Ci sono valide motivazioni per credere che questo non sia altro che un unico elemento, un corridoio anulare, che circonda il residuo del piano superiore del bastione, proprio come quello che circonda la sala al piano terra del Santu Antine di Torralba. Si parla di residuo del piano superiore del mastio innanzitutto perché l’antica sala superiore voltata a tholos è scoperchiata e poi perché lo spessore murario è parecchio più stretto del livello sottostante, il che fa supporre che alla parte superiore della torre manchi qualche “rifascio”. Da sottolineare che al centro della sala, resa in dolomia, sono stati riposti i mensoloni di coronamento in calcare e basalto che in origine donavano all’apice del mastio una composizione bicromatica. Si è già parlato dell’andito verso la torre E per aggiungere che dal corridoio anulare al primo piano partono anche gli altri anditi che conducono alle torri secondarie B, C, D. In particolare il percorso verso la torre B, come si suppone avvenisse per la torre D, si sviluppa curvilineo e si ferma a quota mt 4 dal pavimento della sala, alta circa mt 7, facendo ipotizzare che l’ambiente fosse diviso in due livelli da un soppalco in legno. La parte settentrionale del bastione presenta un andamento irregolare che suggerisce una maggior ampiezza nell’estensione e la presenza di qualche altra torre riunita al corpo principale da un antemurale con torri. In particolare il settore settentrionale si amplia in un cortile che ospita una cisterna con copertura a tholos, profonda circa 3 mt. Questa, resa in calcare e con un paramento a “sacco” riempito di argilla e pomice, opportunamente indagata, mostra un deposito di vasi e ceramiche per la fruizione delle acque. Il complesso è circondato da un villaggio dove si possono individuare almeno dodici capanne con una scalinata che conduce al sottostante insediamento, ancora da indagare, che si sviluppa nel bosco. Qui si possono osservare strutture raggruppate a isolati con vani concentrati su cortili. L’analisi del deposito e le forme edilizie ci mostrano un periodo di ampliamento e di utilizzo che va dal XIII al X sec.a. C. almeno, testimoniando un fase di vita ricca e florida che vedeva la forgiatura di lesine, pugnali, punte di lance, scalpelli, navicelle, pannelle di rame, brocche, bracciali e tanto altro materiale per le esigenze di vita quotidiana.
Ph Internet
Il complesso del Nuraghe Adoni, conosciuto sin dai primissimi anni del milleottocento, venne indagato solamente dal millenovecentonovantasette al millenovecentonovantanove per intervento del prof. Mario Sanges. Il complesso si è rivelato costituito da un mastio A attorniato da un bastione quadrilobato costituito dalle torri B, C, D, E, rispettivamente collocate a E, N, W, S e circondato ulteriormente da un antemurale turrito. Fondamentalmente la struttura si poggia sopra un tacco di calcare ben visibile nel settore orientale e, data la forma irregolare e non simmetrica nonostante le torri si mostrino ad addizione concentrica, in origine, attorno al XVI sec. a.C., doveva essere un protonuraghe che comprendeva il mastio A e la cortina panciuta a sud. L’elemento litico usato sono dolomie e calcari assemblati sostanzialmente senza rispettare filari e con il supporto di numerose zeppe di sostegno combinati a creare un indubbio paramento a “sacco”. Si accede da un ingresso leggermente sopraelevato sistemato tra la cortina curvilinea a S e la torre E, sulla sinistra si accede alla torre con feritoie mentre sulla destra si sale, attraverso un corridoio stretto, verso il secondo livello del complesso.
La torre E, descritta con feritoie, si presenta molto simile a quella del Nolza di Meana Sardo o del Serbissi di Osini, quindi come queste è inquadrabile, soprattutto in virtù del distacco dal corpo del complesso e di un rinvenimento di un ripostiglio nelle vicinanze, come una fornace per l‘estrazione dei metalli. La rampa d’ingresso conduce ad una sorta di pianerottolo superiore che alcuni studiosi denominano come cortile Y, a ovest del mastio, e che si mostra simmetrico al cortile X sistemato a est del mastio. Ci sono valide motivazioni per credere che questo non sia altro che un unico elemento, un corridoio anulare, che circonda il residuo del piano superiore del bastione, proprio come quello che circonda la sala al piano terra del Santu Antine di Torralba. Si parla di residuo del piano superiore del mastio innanzitutto perché l’antica sala superiore voltata a tholos è scoperchiata e poi perché lo spessore murario è parecchio più stretto del livello sottostante, il che fa supporre che alla parte superiore della torre manchi qualche “rifascio”. Da sottolineare che al centro della sala, resa in dolomia, sono stati riposti i mensoloni di coronamento in calcare e basalto che in origine donavano all’apice del mastio una composizione bicromatica. Si è già parlato dell’andito verso la torre E per aggiungere che dal corridoio anulare al primo piano partono anche gli altri anditi che conducono alle torri secondarie B, C, D. In particolare il percorso verso la torre B, come si suppone avvenisse per la torre D, si sviluppa curvilineo e si ferma a quota mt 4 dal pavimento della sala, alta circa mt 7, facendo ipotizzare che l’ambiente fosse diviso in due livelli da un soppalco in legno. La parte settentrionale del bastione presenta un andamento irregolare che suggerisce una maggior ampiezza nell’estensione e la presenza di qualche altra torre riunita al corpo principale da un antemurale con torri. In particolare il settore settentrionale si amplia in un cortile che ospita una cisterna con copertura a tholos, profonda circa 3 mt. Questa, resa in calcare e con un paramento a “sacco” riempito di argilla e pomice, opportunamente indagata, mostra un deposito di vasi e ceramiche per la fruizione delle acque. Il complesso è circondato da un villaggio dove si possono individuare almeno dodici capanne con una scalinata che conduce al sottostante insediamento, ancora da indagare, che si sviluppa nel bosco. Qui si possono osservare strutture raggruppate a isolati con vani concentrati su cortili. L’analisi del deposito e le forme edilizie ci mostrano un periodo di ampliamento e di utilizzo che va dal XIII al X sec.a. C. almeno, testimoniando un fase di vita ricca e florida che vedeva la forgiatura di lesine, pugnali, punte di lance, scalpelli, navicelle, pannelle di rame, brocche, bracciali e tanto altro materiale per le esigenze di vita quotidiana.
Come raggiungerlo
Dall’abitato
di Villanova Tulo prendere la SP52 per Laconi. Dopo circa 3,5 km svoltare a
sinistra ed imboccare una strada sterrata ma agevole che sale sull’altipiano
che ospita il nuraghe. Al termine della strada si trova la piazzola di sosta
dove parcheggiare l’auto. Si procede quindi a piedi per qualche centinaio di
metri sullo stradello in salita fino a giungere alla pinnetta in cui è ospitata
la biglietteria.
Dall’abitato
di Villanova Tulo prendere la SP52 per Laconi. Dopo circa 3,5 km svoltare a
sinistra ed imboccare una strada sterrata ma agevole che sale sull’altipiano
che ospita il nuraghe. Al termine della strada si trova la piazzola di sosta
dove parcheggiare l’auto. Si procede quindi a piedi per qualche centinaio di
metri sullo stradello in salita fino a giungere alla pinnetta in cui è ospitata
la biglietteria.martedì 4 aprile 2017
Escursione Porto Torres 9 aprile 2017
Nuovo appuntamento con ArcheOlbia per il mese di Aprile 2017:
- Escursione alla scoperta di Turris Libisonis (attuale Porto Torres)
9 marzo 2017 ore 8.30 Molo Brin
Programma:
- Altare di Monte d'Accoddi
Il complesso prenuragico di Monte
d’Accoddi è costituito da uno straordinario monumento, a tutt’oggi unico non
solo in Europa ma nell’intero bacino Mediterraneo, che ricorda le
“ziqqurath" orientali e da un villaggio.
- Antiquarium Turritano
L'Antiquarium di Porto Torres, edificato
tra il 1971 e il 1973 e aperto al pubblico nel 1984, sorge nell'area
archeologica di Turris Libisonis, al limitare meridionale della via Ponte
Romano.
Offre un quadro molto esauriente del periodo romano a Turris, la città organizzata nella seconda metà del I sec. a. C. attorno al bacino portuale.
- Terme PallottinoOffre un quadro molto esauriente del periodo romano a Turris, la città organizzata nella seconda metà del I sec. a. C. attorno al bacino portuale.
La ricostruzione attualmente visibile
mostra una successione di tre vani principali contigui, due dei quali absidati,
caratterizzati da un sistema di riscaldamento delle pareti e dei pavimenti.
Numerosi i mosaici a decorazione geometrica che rivestono i piani pavimentali e
che collocano la struttura alla fine del III secolo d.C.
- Domus di Orfeo
Nell’ottobre del 1995 sono emersi i resti
di due edifici privati che probabilmente precedono di circa due secoli la
costruzione dell’impianto termale. Si tratta di due sfarzose domus patrizie
decorate con intonaci affrescati e pavimenti in battuto ricoperti da mosaici:
quello centrale ha come tema compositivo l’Orfeo con la lira. Si tratta del
secondo mosaico rinvenuto in Sardegna raffigurante Orfeo.
- Basilica di San GavinoLa basilica romanica di San Gavino di Porto Torres è uno dei monumenti più significativi dell'intero patrimonio artistico sardo. La grandiosità dell'esterno cede il passo al fascino discreto dell'interno, appena rischiarato dalla luce che proviene dalle monofore a feritoia e si riflette nelle colonne e nei capitelli marmorei prelevate da antichi edifici di età romana e bizantina. Il santuario è anche un'importante meta devozionale, per via del culto millenario tributato ai martiri locali Gavino, Proto e Gianuario.
Per informazioni e prenotazioni: ArcheOlbia - Associazione culturale archeolbia@gmail.com oppure 3456328150
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