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Promozione e Valorizzazione dei Beni Culturali
Guida turistica - Accompagnatore turistico - Attività didattiche - Corsi di formazione - Progettazione di attività culturali
ArcheOlbia
Piazza San Simplicio c/o Basilica Minore di San Simplicio
07026 Olbia (OT)
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3456328150 Durdica - 3425129458 Marcello - 3336898146 Stefano
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“Aprire il passato significa raccontarlo. Alla comunità scientifica sì, ma soprattutto alla comunità dei cittadini cui il lavoro degli archeologi e, più in generale, degli operatori dei beni culturali deve rivolgersi.”.
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domenica 2 novembre 2025
Convegno Basilica di San Simplicio - Olbia
Comunicato Stampa
San Simplicio: la struttura dalle origini a oggi
Sabato 8 novembre 2025 – ore 18:30
Olbia – Basilica di San Simplicio
L’Associazione Amici della Biblioteca Civica Simpliciana, in collaborazione con il Sistema Museale Integrato della Diocesi di Tempio-Ampurias, invita la cittadinanza alla conferenza “San Simplicio: la struttura dalle origini a oggi”, un’occasione per riscoprire la storia millenaria della Basilica e i suoi molteplici significati culturali e spirituali.
L’evento nasce all’interno del Progetto San Simplicio, avviato nel 2018 dall’archeologo Marcello Cabriolu, con il contributo degli Architetti Prof. Antonio Careddu e Melania Isoni, dell’Ing. Leonardo Sini, del Geom. Antonella Mancini e sotto la revisione scientifica della Dott.ssa Archeologa Bacciu Durdica. Il progetto si propone di valorizzare in chiave multidisciplinare la Basilica minore di San Simplicio, attraverso:
• ricerche agiografiche
• studi scultorei e iconografici
• analisi chimiche sugli affreschi e sul degrado strutturale
• indagini sui fattori che favoriscono il turismo religioso
Durante la conferenza verranno presentati i risultati di cinque anni di studio, con particolare attenzione agli elevati architettonici e all’evoluzione edilizia della Basilica nel corso dei secoli.
Interverranno:
• Marcello Cabriolu, Archeologo medievista
• Andrea Careddu, Laureando in Beni Culturali
• Don Antonio Tamponi, Rettore della Basilica
• Matteo Micozzi, Presidente Ass. Amici Simpliciana
• Salvatore Caligaris, Ass. Amici Simpliciana
Un appuntamento imperdibile per chi ama la storia, l’arte e il patrimonio spirituale della città.
Per informazioni:
amicisimpliciana@gmail.com
Instagram: @amicisimpliciana
Facebook: @amicisimpliciana
mercoledì 16 ottobre 2019
Santuario di Nostra Signora di Tergu – Tergu
Santuario di
Nostra Signora di Tergu – Tergu
di Durdica Bacciu
Ph D.Bacciu
Il Santuario di
Nostra Signora di Tergu, già Sancta
Maria de Therco, viene fondato dai frati benedettino di
Montecassino (e figura al primo posto fra
le filiazioni sarde celebrate nelle porte bronzee di Montecassino: IN
SARDINIA/S(AN)C(T)A MARIA IN/THERCO CUM/PERTINENTIIS SUIS) sotto il governo
del Giudice Mariano I De Lacon-Gunale ( testimonianza citata nel Libellus judicum turritanorum - Cronaca in volgare logudorese del sec. XIII). Il complesso
monastico rappresenta al meglio l’architettura romanica con segni di maestranze
pisane e lombarde. Non si hanno notizie certe sulla data della sua
consacrazione ma gli studi propendono per la data del 1117, come narrato nello PseudoCondaghe di Tergu, altrettanto non
si hanno notizie certe neanche sull’edificazione dell’annesso monastero che non
era più in funzione già nel 1300. La testimonianza di cio ci viene dall’assemblea voluta da Pietro IV d'Aragona nel 1355, dove
non compare nessun rappresentante del monastero, mentre sono presenti quelli
dei Vallombrosani, dei Cistercensi, dei Camaldolesi e degli Ospedalieri
gerosolimitani. Nel 1444 i beni di Santa Maria di Tergu vengono aggregati alla
mensa arcivescovile turritana. Più tardi, nel 1503, Giulio II, con bolla del 26
novembre, univa l'abbazia al vescovado di Ampurias, trasferito allora nella
nuova sede di Castel Aragonese (Castelsardo).
Tracce del complesso monastico sono
perfettamente riconoscibili tutt'attorno attraverso gli scavi archeologici svolti nel 1959, che permettono ancora oggi, di ricostruirne la
pianta con il
refettorio dei monaci e dei conversi, la cucina,
il chiostro, i magazzini e il profondo
pozzo.
![]() |
| Sardegnaturismo.it |
Nata
probabilmente ad unica navata con abside semicircolare
e copertura lignea (1065-1082), la chiesa mostra di aver subìto nel
tempo varie aggiunte e rifacimenti. Due frammenti di
iscrizione recano la notizia di lavori edili condotti nel monastero e nella
facciata che, probabilmente, venne ricostruita tra il 1150 e il 1200. In seguito furono edificate due cappelle
laterali ai lati del presbiterio, a formare un transetto. Più tardi,
probabilmente nel 1664 come attesta una epigrafe, si
sostituì l'abside romanica con un'altra
rettangolare con la volta a botte con cornice decorata a dentelli.
L’intera fabbrica si presenta in rossa
trachite ad eccezione di alcuni elementi decorativi della facciata, quali le
ghiere degli archi, i capitelli delle paraste angolari e le colonnine con
annessi capitelli del secondo ordine (tutti in calcare bianco). Tutto il corpo
presenta uno zoccolo a scarpa, viene scandito da lesene e, sopra le lesene, un
coronamento ad archetti. Le porte laterali si presentano architravate e
sovrastate da un lunotto a sesto rialzato.
La facciata
priva del frontone, di cui restano soltanto le basi di due colonnine, è divisa
in due ordini tramite una cornice marcapiano in calcare bianco con un fregio ad
ovoli classici, foglie d’acqua e caulicoli. L’ordine inferiore è mosso da tre
arcate scolpite in calcare bianco sorrette da due colonnine e parastre
laterali, mentre quello superiore è decorato con cinque arcate bianche
intercalate centralmente da quattro colonine in calcare bianco, due lisce e due
tortili mentre lateralmente terminano con due lesene. Sotto ogni arco è
presente una formella con motivi geometrici e sopra ogni incroco d’archi si
posizionano altrettante quattro formelle. Tutta la scena sovrasta l’oculo
centrale a quattro lobi. L’ingresso si presenta gradonato. Addossato al settore
settentrionale del transetto si presente la colonna campanaria con una pianta
quadrilatera.
Vicino all’ingresso principale, nel
lato destro della navata, è visibile un’antica iscrizione, ormai quasi
illeggibile che recita:
|
A.
EGRILIVS A. F.
|
|
PLARIANVS
|
|
DECVRIAL.
SCR. CER. ET
|
|
CL.
TIFHERMIONE
|
|
FECERVNT
|
|
CL. TIF.
IRENAE
|
|
LIB.
LIBERTABVS. POSRISQ. EORVM
|
Il cippo
testionia la presenza di un sepolcro famigliare eretto da Aulo Egrilio, figlio
di Aulo Plauriano, e da Claudio Tifermione a Claudia Tifermione Irene, e ai
liberti, liberte e loro posteri.
Bibliografia:
- R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953
- M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978
- R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989
- M. Botteri, Guida alle chiese medievali della Sardegna, Sassari, Chiarella, 1978
- R. Serra, La Sardegna, collana "Italia romanica", Milano, Jaca Book, 1989
- R.
Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300Nuoro, Ilisso, 1993
- G. Dore, Tergu (SS), S. Maria di Tergu, La decorazione architettonica, Milano, 1994
- Salvatore Chessa, L'insediamento umano medioevale nella curatoria di Montes (Comuni di Osilo e Tergu), Sassari, Magnum, 2002
- R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005
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tergu
Location:
07030 Tergu SS, Italia
venerdì 2 novembre 2018
Museum Civitatense - Basilica di San Simplicio di Olbia
Vieni alla scoperta della Basilica più antica di tutta la Gallura!
TICKETS
4 € intero;
3 € con presentazione del coupon convenzionato*;
3 € studenti universitari**;
3 € studenti universitari**;
2 € gruppi a partire da 15 persone;
2 € ragazzi 6-14 anni (scuola dell'obbligo);
Gratis bambini fino ai 6 anni e diversamente abili;
Per info 3456328150 - museumcivitatense@gmail.com
sabato 17 settembre 2016
ArcheOlbia - Sant'Antioco di Bisarcio (Ozieri)
di Marcello Cabriolu
Ph D.Bacciu
Ph D.Bacciu
Isolata su una collina in mezzo alle campagne, a ridosso di
uno strapiombo roccioso, in agro di Ozieri, sorge la monumentale chiesa
dedicata a Sant'Antioco di Bisarcio. Eretta in tre momenti differenti a partire
da prima del 1090 fino al 1190, e ricostruita nel XII sec. in seguito ad un
incendio, fu cattedrale della Diocesi di Bisarchium, quindi sede vescovile,
dall'XI sec. fino al 1503.
Una delle cose che la rendono unica, rispetto a tutte le altre chiese sarde, è il fatto che il portico, antistante la facciata, si sviluppa su due livelli. Il livello inferiore del prospetto si presenta tripartito da due archi laterali bisomi - uno dei quali tamponato – e da uno centrale che immette al nartece. Piccole facce accompagnate da foglie sono disposte all'imposta delle tre arcate, mentre due oculi, uno pieno a ruota e l'altro dentellato, decorano le lunette.
Fino a qualche decennio fa ambedue le bifore del prospetto erano tamponate, mentre successivamente si è deciso di ripristinare quella di destra, e di caratterizzarla con un leone con collare e dal muso rovinato, che sorregge la colonna a decorazione spiraleggiante. Una scena di vita agreste e di aratura si sussegue sulla parte superiore dell'arco centrale con bovini e altri animali, mentre la parte inferiore è caratterizzata da un alternarsi di motivi floreali, coppe e serpenti. La chiave di volta è occupata da una piccola croce ansata. L'arco sinistro del prospetto appare decorato da un'assemblea di 15 personaggi presieduta da due angeli alati che occupano il centro della scena. 4 bacini ceramici con decorazioni di soli, tutti differenti, si intervallano ordinatamente ad ogni arco. Il timpano presenta la facciata piena se non per la presenza di una finestra arcuata e della parte destra abbellita da quattro archi gotici le cui mensole d'appoggio sono decorate da facce. Una risiega sovrasta i quattro archi gotici, sormontata da due piccole colonne decorate con capitelli. Una figura femminile a mani giunte sovrasta la scena nell'apice del timpano. Sulla parte destra della facciata residua ancora l'ammorsatura di giunzione con una struttura prossima alla chiesa. Il portico si mostra coperto da 6 volte a crociera divise da arcate poggiate sia sul perimetro esterno che su due pilastri centrali di sezione cruciforme. Si raggiunge il piano superiore del portico, composto da tre ambienti voltati a botte, attraverso una scala ricavata nella massa muraria. Il primo ambiente, terminata la scala, è caratterizzato dalla presenza, nel restrospetto, di una nicchia arrotondata sormontata da una cappa a foggia di mitra vescovile, la postazione congeniale per l'autorità religiosa che presiedeva l'assemblea del clero. Questo primo ambiente è caratterizzato dalla presenza di una risega o sedile, murato alla parete lunga, elemento questo che sottolinea il carattere di luogo destinato ad assemblea o udienze con l'autorità reggente la Chiesa, già segnalato precedentemente. La parte profonda di tale ambiente, corrispondente al prospetto originario della Cattedrale, mostra il residuo dell'antico timpano, con l'incavo per un bacino ceramico dove venne ricavata, in alto, una lunga e sottile monofora, aperta ai quadranti del sole nascente, il cui fascio di luce, secondo probabilmente uno schema predeterminato, raggiungeva lo spazio occupato dalla nicchia sormontata dalla mitra. Numerose incisioni, antiche e recenti, sono state riprodotte nelle pareti di questo ambiente: il motivo più ricorrente è quello della forma di un “piede”, simbolo dei pellegrini, ma si riconoscono anche motivi floreali accompagnati da spirali e numerose iniziali e nomi estesi di pellegrini o semplici visitatori, transitati negli ambienti durante i decenni. La parte profonda della camera centrale è costituita dall'antico prospetto della chiesa diviso in due registri. Il registro inferiore si mostra tripartito da tre archi le cui imposte poggiano su due lesene. Sottostanti agli archi esterni residuano modanature cieche romboidali, mentre le due lesene incorniciano un'elegante bifora, sistemata sotto l'arco centrale e aperta sull'aula. Il registro superiore si mostra sgombero ad eccezione di una modanatura a croce greca aperta anch'essa sull'aula e di un incavo per un bacino ceramico aperto all'esterno, allo scopo di dare luce all'ambiente. Sotto questa scena venne sistemato un altare e sulla parete settentrionale venne incisa, in lettere gotiche, l'epigrafe-dedicazionale. L'aula si presenta costituita da tre navate: la centrale coperta a doppio spiovente in legno e le laterali, più basse, coperte con 7 volte a crociera ciascuna. L'impianto interno è scandito da arcate impostate su 5 coppie di colonne poste lungo l'asse longitudinale dell'edificio e 1 coppia di pilastri a sezione cruciforme a riprendere il motivo tripartito visibile all'esterno. Le colonne presentano dei capitelli con decoro vegetale mentre uno dei pilastri mostra una cornice con una figura umana. Il presbiterio, elevato di qualche gradino, conduce all'abside dotato di una monofora con doppio strombo e centina semicircolare.
Orario Invernale
Una delle cose che la rendono unica, rispetto a tutte le altre chiese sarde, è il fatto che il portico, antistante la facciata, si sviluppa su due livelli. Il livello inferiore del prospetto si presenta tripartito da due archi laterali bisomi - uno dei quali tamponato – e da uno centrale che immette al nartece. Piccole facce accompagnate da foglie sono disposte all'imposta delle tre arcate, mentre due oculi, uno pieno a ruota e l'altro dentellato, decorano le lunette.
Fino a qualche decennio fa ambedue le bifore del prospetto erano tamponate, mentre successivamente si è deciso di ripristinare quella di destra, e di caratterizzarla con un leone con collare e dal muso rovinato, che sorregge la colonna a decorazione spiraleggiante. Una scena di vita agreste e di aratura si sussegue sulla parte superiore dell'arco centrale con bovini e altri animali, mentre la parte inferiore è caratterizzata da un alternarsi di motivi floreali, coppe e serpenti. La chiave di volta è occupata da una piccola croce ansata. L'arco sinistro del prospetto appare decorato da un'assemblea di 15 personaggi presieduta da due angeli alati che occupano il centro della scena. 4 bacini ceramici con decorazioni di soli, tutti differenti, si intervallano ordinatamente ad ogni arco. Il timpano presenta la facciata piena se non per la presenza di una finestra arcuata e della parte destra abbellita da quattro archi gotici le cui mensole d'appoggio sono decorate da facce. Una risiega sovrasta i quattro archi gotici, sormontata da due piccole colonne decorate con capitelli. Una figura femminile a mani giunte sovrasta la scena nell'apice del timpano. Sulla parte destra della facciata residua ancora l'ammorsatura di giunzione con una struttura prossima alla chiesa. Il portico si mostra coperto da 6 volte a crociera divise da arcate poggiate sia sul perimetro esterno che su due pilastri centrali di sezione cruciforme. Si raggiunge il piano superiore del portico, composto da tre ambienti voltati a botte, attraverso una scala ricavata nella massa muraria. Il primo ambiente, terminata la scala, è caratterizzato dalla presenza, nel restrospetto, di una nicchia arrotondata sormontata da una cappa a foggia di mitra vescovile, la postazione congeniale per l'autorità religiosa che presiedeva l'assemblea del clero. Questo primo ambiente è caratterizzato dalla presenza di una risega o sedile, murato alla parete lunga, elemento questo che sottolinea il carattere di luogo destinato ad assemblea o udienze con l'autorità reggente la Chiesa, già segnalato precedentemente. La parte profonda di tale ambiente, corrispondente al prospetto originario della Cattedrale, mostra il residuo dell'antico timpano, con l'incavo per un bacino ceramico dove venne ricavata, in alto, una lunga e sottile monofora, aperta ai quadranti del sole nascente, il cui fascio di luce, secondo probabilmente uno schema predeterminato, raggiungeva lo spazio occupato dalla nicchia sormontata dalla mitra. Numerose incisioni, antiche e recenti, sono state riprodotte nelle pareti di questo ambiente: il motivo più ricorrente è quello della forma di un “piede”, simbolo dei pellegrini, ma si riconoscono anche motivi floreali accompagnati da spirali e numerose iniziali e nomi estesi di pellegrini o semplici visitatori, transitati negli ambienti durante i decenni. La parte profonda della camera centrale è costituita dall'antico prospetto della chiesa diviso in due registri. Il registro inferiore si mostra tripartito da tre archi le cui imposte poggiano su due lesene. Sottostanti agli archi esterni residuano modanature cieche romboidali, mentre le due lesene incorniciano un'elegante bifora, sistemata sotto l'arco centrale e aperta sull'aula. Il registro superiore si mostra sgombero ad eccezione di una modanatura a croce greca aperta anch'essa sull'aula e di un incavo per un bacino ceramico aperto all'esterno, allo scopo di dare luce all'ambiente. Sotto questa scena venne sistemato un altare e sulla parete settentrionale venne incisa, in lettere gotiche, l'epigrafe-dedicazionale. L'aula si presenta costituita da tre navate: la centrale coperta a doppio spiovente in legno e le laterali, più basse, coperte con 7 volte a crociera ciascuna. L'impianto interno è scandito da arcate impostate su 5 coppie di colonne poste lungo l'asse longitudinale dell'edificio e 1 coppia di pilastri a sezione cruciforme a riprendere il motivo tripartito visibile all'esterno. Le colonne presentano dei capitelli con decoro vegetale mentre uno dei pilastri mostra una cornice con una figura umana. Il presbiterio, elevato di qualche gradino, conduce all'abside dotato di una monofora con doppio strombo e centina semicircolare.
Basilica
S. Antioco di Bisarcio: Dal martedì alla
domenica: 9.30 - 13.00 / 15.00 - 19.00 - chiuso il
lunedì
Orario Invernale
Basilica
S. Antioco di Bisarcio: Dal martedì alla
domenica: 10.00 - 13.00 / 14.00 - 17.00 - chiuso il lunedì
Per
Informazioni:
Istituzione San Michele - Tel. 079781236 - 079787638 - promozione.istituzione@comune.ozieri.ss.it – segreteria.istituzione@comune.ozieri.ss.it
Istituzione San Michele - Tel. 079781236 - 079787638 - promozione.istituzione@comune.ozieri.ss.it – segreteria.istituzione@comune.ozieri.ss.it
Bibliografia:
Roberto Coroneo, Salvatore Naitza; Donatello Tore, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, Nuoro, Ilisso, 1993
Raffaello Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, ISBN non esistente.
Francesco Amadu, Giuseppe Meloni, La Diocesi medioevale di Bisarcio, Sassari, Carlo Delfino editore, 2003
Franco Laner, Anna Pala, Sant´Antioco di Bisarcio, chiesa ex cattedrale nel campo di Ozieri, Mestre, Adrastea, 2003
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Location:
07014 Ozieri SS, Italia
venerdì 2 settembre 2016
Basilica minore di San Simplicio - Olbia
di Durdica Bacciu
PH D.Bacciu
Video ArcheOlbia: https://www.youtube.com/watch?v=Uub864YdhAE
La
Basilica minore di San Simplicio è posta nel centro urbano di Olbia e si
raggiunge facilmente percorrendo Corso Umberto sino alla stazione ferroviaria e
svoltando a destra nella via San Simplicio dove si alza maestosa.
Oggi
si suppone che la fondazione della chiesa sia avvenuta tra il 1113 e il 1140,
come riportano i documenti, in una zona definita anticamente come il cimitero
di San Simplicio. L’area infatti era costituita da una mezza collina con
numerose sepolture terranee che andavano dalla fase fenicia (750 a.C ) sino
all’Alto Medio Evo dove ancora sorgeva un tempio di Epoca Imperiale dedicato a Cerere.
Proprio sulle rovine di questa struttura venne impiantata dai pisani una
fornace per la calce e, impiegando il granito
locale, venne eretta la chiesa.
In origine la struttura era composta da
grossi blocchi di granito impostati a creare un’aula con tre navate, che
avrebbero contrapposto due grandi absidi come a San Gavino di Portotorres,
chiuse nella parte superiore con volta a botte nelle navatelle e il tetto in
legno nella navata centrale.La basilica misura 33 mt X 13 mt e ed è alta circa 12 mt, lo spazio interno è diviso appunto in due navatelle e una navata centrale più alta, come appunto riporta lo schema della facciata, e ancora lo spazio tra le navate è diviso tra tre coppie di colonne alternate a tre coppie di pilastri quadrangolari. I capitelli che ornano le colonne mostrano delle decorazioni animali e umane che, insieme a elementi decorativi esterni, richiamano l’arte toscana e lombarda dell’epoca. L’abside in origine era affrescato così come la parte destra dove ora si colloca l’organo. L’esterno della chiesa è caratterizzato da una “scarpa” lungo tutto il perimetro che si interrompe regolarmente alla base delle lesene. Degno di nota sul lato meridionale un cippo di epoca romana che fa da base alla prima lesena. Nell’abside, orientato ad occidente, si apre centralmente una monofora a prendere luce e illuminare la chiesa al tramonto mentre la facciata, orientata a Est, si mostra divisa in tre settori. La facciata mostra, nella parte centrale, un ingresso architravato e coronato da un arco a sesto rialzato e ancora più in alto si apre una grande trifora divisa da due pilastrini.
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| La Cattedrale di San Pantaleo in Dolianova
|
G. Spano, "Antica
città di Olbia, e sua cattedrale", in Bullettino Archeologico Sardo,
VI, 1860, pp. 145-149, 173-174;
D. Scano, Storia dell'arte in
Sardegna dal XI al XIV secolo, Cagliari-Sassari, Montorsi, 1907, pp.
124-128;
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 92-95;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia Romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 322-329;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 14;
A. Pistuddi, "La chiesa di San Simplicio ad Olbia (SS): contributo allo studio dei capitelli", in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari, n.s. XXI (vol. LVIII) - 2003, Cagliari, 2004, pp. 155-173;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 111-122;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 65.
R. Delogu, L'architettura del Medioevo in Sardegna, Roma, La Libreria dello Stato, 1953, pp. 92-95;
R. Serra, La Sardegna, collana "Italia Romanica", Milano, Jaca Book, 1989, pp. 322-329;
R. Coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo '300, collana "Storia dell'arte in Sardegna", Nuoro, Ilisso, 1993, sch. 14;
A. Pistuddi, "La chiesa di San Simplicio ad Olbia (SS): contributo allo studio dei capitelli", in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Cagliari, n.s. XXI (vol. LVIII) - 2003, Cagliari, 2004, pp. 155-173;
R. Coroneo-R. Serra, Sardegna preromanica e romanica, collana "Patrimonio artistico italiano", Milano, Jaca Book, 2004, pp. 111-122;
R. Coroneo, Chiese romaniche della Sardegna. Itinerari turistico culturali, Cagliari, AV, 2005, p. 65.
Video ArcheOlbia - Buona visione
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