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mercoledì 12 ottobre 2016

Necropoli ipogeica di Santu Pedru - Alghero


di Durdica Bacciu 
Ph D.Bacciu


durdica bacciu
La necropoli ipogeica di “Santu Pedru” è composta da decina di tombe del tipo a “domus de janas”, scavate nella roccia trachitica-tufacea ed è conosciuta per la Tomba I. Scavata e studiata dal prof. emerito Ercole Contu nel 1959, fu denominata “tomba dei vasi tetrapodi” per il ritrovamento di due vasi ceramici con quattro piedi perfettamente conservati. L’importanza scientifica di questa tomba consiste nell’aver restituito, per la prima volta in Sardegna, una stratigrafia archeologica, completa ed inviolata che permise di studiare le fasi dal Neolitico Recente (Cultura di Ozieri) all’Età del Bronzo Antico (Cultura di Bonnanaro), età di chiusura ed abbandono della tomba.
durdica bacciu

La tomba è uno dei migliori esempi di domus de janas di tipo palaziale” con particolari architettonici di una casa e simbologie scolpite in roccia. Queste caratteristiche fanno ritenere che la tomba avesse anche la funzione di tomba-santuario nella quala si potevano celebrare particolari riti collettivi. L’ipogeo è composto da un lungo dromos, seguito da una anticella semicircolare e da una grande sala centrale intorno alla quale si dispongono 9 vani funerari. L’anticella presenta un soffitto a raggiera, paraste angolari ed uno zoccolo al livello del pavimento; al centro un portello con cornici multiple in rilievo e tracce di pittura con ocra rossa che introduce al vano maggiore centrale.


Questo vano presenta due pilastri e una falsa porta, simbolo dell’impenetrabilità del mondo dei morti. Un portello nella parte di fronte è sormontato da corna bovine, simbologia della forza, della fertilità ed elemento apotropaico. I reperti trovati all'interno di questi anbienti sono esposti al Museo “G.A. Sanna” di Sassari, soprattutto vasellame ceramico: spiccano i vasi della “Cultura Campaniforme” e le ceramiche graffite con zig-zag della fase di Filigosa.
durdica bacciuLe altre tombe della necropoli sono state oggetto, in gran parte, di scavo scientifico dalla fine degli anni Ottanta del XX secolo fino ad oggi. Meritano almeno un cenno alcune caratteristiche degli altri ipogei: la tomba II è dotata di 2 colonnine nella cella; la III presenta le maggiori analogie con la tomba I per i vani disposti a raggiera intorno alla camera centrale, nella quale sono presenti due pilastri e la falsa porta nella parte di fondo; nella tomba VI, riutilizzata ancora nella piena Età nuragica, sono eseguite in rilievo paraste e cornici; l’ipogeo VIII conserva tracce della trasformazione altomedievale (VI - VII secolo) in chiesa rupestre dedicata ai Santi Pietro e Lucia con due absidi.


L’area non è affidata in gestione ad eccezione della tomba I per la quale ci si può rivolgere a:Cooperativa SILT tel. 39079980040 fax 39079981101
Come arrivare: Da Alghero si prende la s.s.127 bis per Uri e Ittiri, dopo il bivio per Olmedo si continua ancora per 2,4 km. Esattamente al km 24,500, sulla strada, si trova l'ingresso della tomba detta "dei vasi tetrapodi". Il resto della necropoli si trova nella parete trachitica sulla sinistra.
Bibliografia:   E. Contu, "La tomba dei vasi tetrapodi in loc. Santu Pedru (Alghero-Sassari)", in Monumenti Antichi dei Lincei, XLVII, 1964, coll. 1-196.;
E. Contu, "Alghero. La tomba dei vasi tetrapodi, in località S. Pedru", in I Sardi. La Sardegna dal paleolitico all'età romana, Milano, Jaca Book, 1984, pp. 223-224;
A. Moravetti, "La tomba II della necropoli ipogeica di S. Pedru (Alghero-Sassari)", in Sardinia Antiqua. Studi in onore di Piero Meloni, Cagliari, Edizioni della Torre, 1992, pp. 97-122;
E. Contu, "Necropoli ipogeica di Santu Pedru (Alghero-Sassari)", in Sardegna, a cura di A. Moravetti, collana "Guide archeologiche", 2, Forlì, A.B.A.C.O., 1995, pp. 19-25;
A. Moravetti.-V. Mazzarello-P. Bandiera, "The necropolis of hypogea in Santu Pedru (Alghero-Sassari). New Data", in Sardinia. Papers of the EAA Third Annual Meeting at Ravenna 1997, 3, collana "BAR, international series", 719, Oxford, Archaeopress, 1998, pp. 7-19;  
Moravetti, Alberto (2000) Nuovi scavi nella necropoli ipogeica di Santu Pedru (Alghero-Sassari): la tomba VII. In: Multas per gentes: studi in memoria di Enzo Cadoni, Sassari, EDES Editrice Democratica Sarda (stampa Tipografia TAS). p. 251-278. 
 
durdica bacciu

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sabato 11 giugno 2016

La necropoli di Anghelu Ruju - Alghero



di Marcello Cabriolu

La necropoli venne scoperta in maniera fortuita nel 1903, mentre si cavavano pietre per la costruzione di una casa colonica. Dopo le segnalazioni all’archeologo Antonio Taramelli riguardanti la presenza di un cranio e di frammenti di un vaso tripode, l’area vide l’inizio degli scavi e delle indagini nel 1904. Coadiuvato da Nissardi, l’allora Soprintendente alle antichità poté inquadrare e riprodurre su carta almeno dieci ipogei (tombe scavate nel sottosuolo) nella prima fase di scavo, mentre nella seconda il numero raggiunse 21 unità.
Le ricerche condotte durante gli anni trenta e sessanta elevarono ancora il numero delle sepolture sino alle 38  unità, evidenziando l’abitudine già sottolineata in altre località, da parte degli uomini preistorici sardi, di scavare ampie necropoli per soddisfare le esigenze funerarie di più centri abitati. Ricavata in parte sulle rive di un torrente (Riu Filibertu), e in parte su una mezza collina di circa 23 mt s.l.m., la necropoli mostra l’intenzionalità dei costruttori di implicare le acque fluviali nel rituale di seppellimento degli individui. La pianta dell’area ci mostra una disposizione delle tombe a semicerchio, sia in prossimità del fiumiciattolo che a circondare la mezza altura, considerazione valutabile dall’osservazione dei dromos (corridoi d’accesso) e delle camere. Gli ingressi alle sepolture si rivelano di vari tipi: sia a pozzetto verticale o anche obliquo che a dromos discendente. 


Le camere si presentano generalmente a pianta tondeggiante (la tipica forma dell’utero della divinità) tranne quelle a dromos le quali presentano ambienti rettilinei. Le pareti delle sepolture, a sottolineare il carattere sacro, presentano decorazioni architettoniche, pitture rosse, protomi taurine e false porte. Nei pavimenti sono ricavate delle coppelle (forme tondeggianti incavate), nelle quali venivano alloggiati i betilini votivi. L’utilizzo della necropoli è testimoniato per un ampio periodo che va dal Neolitico Recente (3500 a.C.) alla cultura di Bonnannaro (1800 a.C.), dimostrando una continuità culturale di ben 1700 anni. Le analisi condotte sui resti umani mostrano che la popolazione era in maggioranza (84%) di tipo mediterraneo, con cranio dolicomorfo (forma cranica allungata, lunghezza maggiore rispetto allo spessore tra tempia e tempia). Le forme grafiche ben precise e i segni scolpiti su alcune sepolture ci fanno inoltre intuire che le genti dell’epoca conoscevano già simbologie idonee a una primordiale forma espressiva.

Come arrivare:
Da Alghero si prende la "strada dei due mari". Dopo 10 km sono i visibili i cartelli che segnalano la necropoli. Da Olbia seguire le indicazioni per Sassari e poi per Alghero. Il sito è ben segnalato. 

 Bibliografia
A. Taramelli, "Scavi nella necropoli a grotte artificiali di Anghelu Ruju", in Notizie degli Scavi di Antichità, 1904, pp. 301-351;
A. Taramelli, "Alghero: nuovi scavi nella necropoli preistorica di Anghelu Ruju", in Monumenti Antichi dei Lincei, XIX, 1909, coll. 397-540;
D. Levi, "La necropoli di Angelu Ruju e la civiltà eneolitica della Sardegna", in Studi Sardi, X-XI, 1952, pp. 5-51;
J. Audibert, "Préhistoire de la Sardaigne-Résultats de mission archéologique", in Bulletin di Museé d'Anthropologie préhistorique de Monaco, 5, 1958, pp. 189-246;
E. Contu, "Notiziario Sardegna", in Rivista di Scienze Preistoriche, 1968, pp.421-430;
G.M. Demartis, La necropoli di Anghelu Ruju, collana "Sardegna Archeologica. Guide e Itinerari", Sassari, Carlo Delfino, 1986.