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venerdì 26 febbraio 2016

Il pozzo sacro "Sa Testa" Olbia





Il pozzo sacro di Sa Testa si trova nel comune di Olbia nella regione storica della Gallura, e viene considerato uno dei monumenti più conosciuti della preistoria sarda. Il monumento è raggiungibile percorrendo la strada che da Olbia porta alla frazione di Pittulongu. Giunti all’altezza del porto industriale di Cala Saccaia le indicazioni indirizzano ad un’area recintata e ad un ampio parcheggio dove, percorrendo un centinaio di metri circa, si giunge ad uno dei siti più conosciuti negli itinerari turistico culturali del Nord Est della Sardegna.
Il pozzo sacro, orientato in direzione NNW - SSE , è situato in una piccola e rigogliosa valle ed è circondato da un modesto parco ben curato con cartellonistica informativa sia sul monumento che sulle specie vegetali tipiche del luogo.

 Il monumento scavato nel 1938, da Francesco Soldati su indicazione dell’archeologo Doro Levi, venne restaurato negli anni ’60 sotto la supervisione del Prof. Ercole Contu.  La struttura, resa in granito, scisto e trachite, materiale di provenienza locale, presenta l’inconfondibile pianta ad ank - o “toppa di chiave” -, si sviluppa con una lunghezza di circa 17,67 mt nelle tre parti fondamentali: camera del pozzo, scala e vestibolo a cui si aggiunge un cortile esterno circolare.
Il cortile esterno circolare, al quale si accede tramite quattro gradini posti sul fianco occidentale, si presenta lastricato e solcato da una canaletta centrale coperta che corre verso il vestibolo. Lo spazio interno, ipotizzato ad uso cerimoniale, è contornato in parte da un sedile addossato alla parete.
Il vestibolo di forma trapezoidale si pone su un livello inferiore rispetto al cortile, si presenta lastricato e marginato da due sedili addossati alle pareti, e sotto il pavimento vi passa la canaletta di scolo.
Dal vestibolo si passa alla scala, composta da 17 gradini, che discende verso la cella del pozzo. Il prospetto della scala si presenta più stretto rispetto al vestibolo il che fa presupporre che l’accesso a questo settore fosse limitato. Una parte della scala residua a cielo aperto, mentre l’altra è sormontata da architravi sottoposti in discesa in modo da formare una scala rovescia. I gradini terminano nella cella coperta a volta - tramite un accesso di luce trapezoidale.
La camera del pozzo si presenta alta dalla pedana sino alla tholos 6,81 mt e si costituisce da 28 filari di macigni aggettanti. Nella base di questa si apre il pozzetto di captazione della vena sorgiva, circondato da una ghiera. Dai materiali rinvenuti durante lo scavo si deduce che l’impianto sia stato usato con soluzione di continuità dal XIII sec. a.C. sino al I sec. d.C.
Sopra la camera del pozzo sono visibili due filari di macigni i quali fanno supporre la presenza di un’altra camera chiusa soprastante . La testimonianza di questo si può osservare nel pozzo sacro di Tertenia denominato “Sa Brecca” dove appunto si presentano tre camere sovrapposte. L’accesso a tali ambienti si ipotizza avvenisse decentrato come ad esempio nel pozzo sacro “Is Pirois di Villaputzu, dove si presenta un invito all’ingresso laterale rispetto alle ante del vestibolo.

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